Prova Volkswagen Golf Sportsvan

Nuova protagonista nella famiglia Golf: il terzo elemento si chiama Sportsvan, erede naturale della Plus, di cui rafforza lo spirito MPV (Multi Purpose Vehicle), che significa più spazio a bordo e dimensioni maggiorate

2 giugno 2014 - 22:06

Da Volkswagen e in particolare dalla Golf VII c’era da aspettarselo: una vettura il cui nome vale quanto il marchio non può vivere di un solo modello, di una sola carrozzeria. Non è un caso che a breve distanza siano arrivate le due versioni che completano, almeno per ora, la gamma: prima la familiare, oggi la Sportsvan. Nell’attesa di una versione Cross Country, e non ci stupiremmo di trovarla a quattro ruote motrici, ci concentriamo sulla Sportsvan, che guadagna in dimensioni generali, più fuori che dentro, ma soprattutto non perde una stilla del piacere di guida della versione con carrozzeria tradizionale.

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Centimetri in più. Tanti o pochi dipende dai punti di vista, perché i 13 centimetri che la fanno crescere in lunghezza fino a quota 4,33 metri la allineano alle concorrenti dirette: Mercedes Classe B, Ford C-Max e nuova C4 Picasso. Naturale, quindi, pensare che la sfida sia giocata su diversi fronti: quello estetico, funzionale e di capacità di carico, oltre al sempre interessante aspetto delle prestazioni.

Sportsvan non delude, anzi. Dalla sua ha un forte impatto visivo, che richiama senza filtri la Golf tradizionale, con il vantaggio di avere dimensioni maggiori rispetto alla precedente Plus, che garantiscono un migliore appoggio a terra, stabilità nella guida a pieno carico e soprattutto l’ospitalità per i passeggeri. Questi ultimi possono contare su un abitacolo più spazioso e un bagagliaio che può passare da 500 litri a 1.520 litri reclinando completamente il divano posteriore. Senza dimenticare la gamma delle motorizzazioni disponibili, tutte Euro6: 4 varianti a benzina e 3 a gasolio. Spicca la versione BlueMotion TDI da 1.6 litri a gasolio, i cui consumi si assestano su un valore dichiarato di 3,9 litri per 100 km.

Tecnologia a profusione. Anche l’aspetto della sicurezza e delle innovazioni non è stato trascurato sulla terza sorella. Apprezzabili, ad esempio, il sistema anticollisione, che attraverso un radar installato sulla parte inferiore del muso monitora la distanza dalla vettura che precede, intervenendo in caso di brusca frenata; oppure il sensore Blind Spot, che rileva l’avvicinamento di un veicolo nella delicata fase di uscita da un’area di parcheggio, Ancora: la regolazione adattiva dell’assetto DDC e il differenziale elettronico XDS+: sono tutti accessori, in alcuni casi offerti di serie, che elevano la Sportsvan a vettura di classe superiore. I prezzi sono compresi tra i 19.200 euro della 1.2 TSI Trendline BlueMotion con motore a benzina da 85 cavalli fino al tetto di 30.800 euro della 2.0 TDI Highline con cambio DSG e 150 cavalli di potenza.

DRIVE
Il protagonista indiscusso sul mercato italiano sarà il motore a gasolio: anche per questo che ho scelto di iniziare il test con la versione da 2 litri da 150 cavalli, eccellenza tecnologica Volkswagen. Non serve maggior potenza, anzi probabilmente la combinazione tra ripresa, accelerazione e consumi è davvero quella ideale. Un mix di sportività e fruibilità superiore alle aspettative, a maggior ragione se si sceglie il cambio DSG invece di quello tradizionale meccanico.

La Sportsvan gradisce questa motorizzazione, che non mette in difficoltà né il telaio né le sospensioni, limitando opportunamente i dannosi trasferimenti di carico nonostante la ripartizione dei pesi sia leggermente diversa rispetto alla Golf. Insomma, se non fosse per la differente posizione di guida – la seduta è più in alto – difficilmente ci accorgeremmo di guidare una Sportsvan, una MPV solo nell’aspetto. La risposta allo sterzo è diretta anche al variare improvviso delle traiettorie; l’auto è in grado affrontare rapidi cambi di direzione e sorpassi brillanti senza batter ciglio. Peccato solo che la rumorosità del motore a gasolio e per qualche vibrazione in più rispetto all’omologo a benzina.

Il motore 1.4 TSI benzina da 150 cavalli trova probabilmente il più solido concorrente nel TDI di pari potenza. Il “piccolo” quattro cilindri benzina replica con un regime di rotazione più ampio ma non per questo meno fruibile rispetto al motore Diesel. Vibra meno e il tono di voce è più basso; in questo modo il comfort di guida inevitabilmente guadagna punti rispetto al TDI. Ma a livello di elasticità il Diesel, anche con i rapporti lunghi, prende il largo per quanto riguarda ripresa e coppia, nonostante il TSI sia dotato di turbocompressore.

Dubbio amletico sulla scelta finale? Dipende essenzialmente dal carattere di chi guida e soprattutto dal chilometraggio percorso annualmente. Il Diesel asseconda le esigenze del maratoneta, grande macinatore di chilometri; il benzina incontra gli utenti che non vanno oltre i 15.000 chilometri anno. Per entrambi, però, c’è la certezza di guidare una Golf.

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