Prova Volvo V40 D2

Prova di forza per la piccola svedese: caricata di pesante attrezzatura tecnica percorre 1.500 km in meno di 36 ore, raggiunge la capitale e risale verso Milano, scegliendo percorsi misti che hanno fatto emergere doti inaspettate. Consumi ridotti al minimo, buone performance e soddisfacente vita a bordo fanno della V40 un'ottima alternativa ai soliti nomi noti

10 agosto 2013 - 21:08

Un progetto ambizioso che punta in alto: lo dimostrano i nomi delle rivali più accreditate capeggiate da BMW Serie 1, Audi A3 e Mercedes Classe A. Lo conferma il fatto che la Volvo V40 (configurazione della carrozzeria hatchback 5 porte) di nuova concezione ha di fatto mandato in pensione in un sol colpo la C30 e la V50. Compatta nelle dimensioni – e il segmento di appartenenza lo conferma – il lato B ricorda una station wagon, mentre la linea del tetto è ricurva come quelle di una coupé; la nuova V40 è il risultato di una piacevole e azzeccata fusione di mondi diversi. È moderna, ha diversi dettagli hi-tech, spigoli e rotondità che nel traffico la fanno riconoscere al primo sguardo.

Design di alto livello per la nuova V40, ma anche tanta ricerca in termini di sicurezza per chi guida e non solo… Con la hatchback svedese debuttano, infatti, due airbag inediti: il primo protegge le gambe del guidatore, il secondo, battezzato pedestrian airbag è decisamente più rivoluzionario ed è all’esterno della macchina. Il suo scopo è di tutelare i pedoni, evitando loro di impattare con le superfici più rigide (montanti, puntoni delle sospensioni o cristalli).

Il Pedestrian Detection (frenata automatica completa introdotto sulle Volvo S60 e V60), affiancato dal sistema City Safety che previene le collisioni, aumenta la sua efficacia da 30 a 50 km/h. In più ci sono il Lane Keeping Aid, che mantiene il veicolo nella corsia di marcia con sterzate automatiche e segnalazioni tattili sul volante, e il Park Assist Pilot a facilitare le manovre in fase di parcheggio parallelo, con tanto di sensori laterali al posteriore che rilevano veicoli in avvicinamento fino a 60 metri quando, uscendo da un parcheggio, manca completamente visibilità. In pratica manca poco al punto in cui a chi guida venga richiesto soltanto di accendere il motore…

DRIVE

1.500 km in meno di 36 ore sono una prova di forza notevole soprattutto se il pretesto è una corposa produzione video, immersi nel traffico della capitale e poi nel silenzio delle curve della Tolfa, località pochi chilometri a nord del lago di Bracciano. Affronto così il test della Volvo V40D2, accompagnato da una troupe televisiva completa di bagagli personali e una “tonnellata” di materiale tecnico. La V40 sorprende per la capacità di carico: il gavone posteriore all’apertura del portellone si dimostra più ampio e profondo del previsto, permettendoci di lasciare sostanzialmente libero l’abitacolo per gli occupanti.

Il primo appuntamento è previsto per l’ora di pranzo a Roma e la navigazione da Milano impone un ritmo che lascia poco spazio a soste supplementari; con il serbatoio pieno e la colazione fatta, il primo tratto, superiore a 500 km di autostrada, lo digeriamo senza fermarci. Emergono nell’arco della mattina di viaggio quelle che definisco caratteristiche premium: consumi ridotti e un comfort a bordo superiore alle aspettative. I fruscii aerodinamici sono praticamente inesistenti, il motore Diesel vibra poco e la guida non impegna psicologicamente.

Va riconosciuto che l’accoglienza all’interno dell’abitacolo è veramente di buon livello, considerata la categoria di appartenenza; sedute comode ben si accompagnano allo spazio generalmente superiore alle aspettative. Volvo si conferma molto attenta ad assecondare le esigenze degli occupanti, che vengono trattati anche nel caso della V40 come ospiti di riguardo. La postazione di guida dispone di tutti i comandi specifici a portata di mano; apprezzo la consolle centrale dallo spessore ridotto, che permette di alloggiare nella zona posteriore eventuali oggetti da avere facilmente a disposizione; mi è piaciuto lo specchietto retrovisore privo di cornice ma non digerisco ancora la strumentazione completamente digitale, che può essere modificata con tre diverse modalità: Elegance, Eco, Performance.

Caratteristiche tecniche e formali a parte, ciò che mi ha conquistato della Volvo V40 è il comportamento dinamico. Il motore D2 1.600 da 115 cavalli, il più piccolo della famiglia, porta in dote prestazioni perfettamente in linea con le attuali esigenze di traffico nazionale, in più è parco nei consumi (18,1 km/l rilevati)  e ha emissioni dichiarate di 95 g/km di CO2. Il cambio a sei marce, dai rapporti corti e ravvicinati, compensa l’ipotetica carenza prestazionale, ma è l’elasticità del quattro cilindri turbodiesel l’argomento che mette definitivamente la parola fine a eventuali critiche. Spesso si può rinunciare alla rapida scalata di marcia per affrontare un sorpasso, perché la risposta del turbo e il valore di coppia sono tali che non serve fare altro che accelerare a fondo; in questo frangente – rapido cambio di direzione e rientro in corsia – si apprezza il buon equilibrio delle sospensioni, la direzionalità dell’avantreno e lo sforzo ridotto richiesto dallo sterzo. Il comportamento si fa ancora più convincente affrontato un tratto guidato, nello specifico la strada che conduce a Tolfa, dove l’asfalto non può fare altro che torcersi in tornanti e curve di varia raggiatura. La Volvo V40 frena con precisione e non accusa le ripetute e inevitabili “stuzzicate” ai dischi freno tipiche della guida di montagna; percorre le curve senza coricarsi e senza scuotere fastidiosamente chi, insieme a me, è impegnato in questo inusuale test.

Dopo aver salutato il Centro Italia propendo per un ritorno meno convenzionale, scelgo la Aurelia – veloce litorale tirrenica – fino a incontrare l’autostrada a Rosignano Marittimo, qualche chilometro prima di Livorno. Punto il muso su Genova e infine volto in direzione nord verso Milano, accompagnato da una pioggia insistente che non ha dato tregua dall’inizio della Liguria fino a casa. Anche in queste condizioni di guida la V40 dimostra di avere spalle robuste e un DNA chiaro – le sue origini svedesi non le fanno temere un banale temporale primaverile – e si conferma una grande passista, affrontando qualsiasi intemperia.

Il prezzo base della V40D2 allestimento Momentum è di 25.900 euro e comprende tutto quello che si possa desiderare sia dal punto di vista dell’accessorio sia dal punto di vista della sicurezza. Piace che inserendo la prima marcia al semaforo automaticamente il motore salga leggermente di giri, rendendo più fluida la partenza mentre, nonostante l’efficacia del funzionamento e l’oggettivo risparmio, lo Start&Stop nel riavviare il motore scuota eccessivamente l’abitacolo.

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