Prova Volvo XC60

La nuova generazione della SUV svedese brilla per raffinatezza meccanica, dotazioni d’alto livello e sistemi di sicurezza avveniristici. Può contare sul powertrain ibrido plug-in T8 da 408 cv e sulla guida semi autonoma.

17 settembre 2017 - 23:09

50% in meno di cofani (e in generale di parti frontali) venduti in meno come ricambio da quando la Volvo XC60 è arrivata sul mercato. Un dato che dovrebbe far riflettere su quanto gli ausili alla guida, in questo caso parliamo della frenata automatica che per Volvo si chiama City Safety, abbiano un impatto positivo sulla società. Ebbene sì, tra i tanti record che Volvo XC60 può vantare c’è anche quello di aver introdotto, per prima, il sistema di frenata automatica nel 2008. E… anche quello di aver ridotto il numero di ricambi. Ora dopo i successi di vendita (4000 all’anno in Italia), dopo aver conquistato clienti (il 50% non arriva da Volvo) da altri marchi premium, la XC60 preme ancora sull’acceleratore. Del design, della tecnologia, degli ausili di guida.
AMBIZIONI PREMIUM

È premium. Senza compromessi. Diversamente dal vecchio modello, non soffre di alcun complesso d’inferiorità rispetto alla concorrenza più blasonata. XC60 mette infatti a disposizione del cliente alcuni plus quali il climatizzatore quadrizona con uno speciale filtro anti polline e il sistema d’infotainment Sensus, giudicato uno dei più avanzati sul mercato, identico alla XC90, corredato di una nutrita serie di servizi online e degli standard Apple CarPlay e Android Auto per il dialogo privilegiato con gli smartphone. Un’auto sempre più connessa grazie anche alla App Volvo On Call che non offre solo le ormai consolidate chiamate di emergenza, ma anche una serie di servizi utili per l’automobilista.
Non meno raffinata la meccanica, tanto da poter contare anche sul powertrain ibrido plug-in T8, sinora riservato ai modelli più costosi, forte dell’abbinamento di un “piccolo” 4 cilindri 2.0 a benzina – appartenente alla famiglia Volvo Drive-E – sovralimentato mediante turbocompressore e compressore volumetrico, attivo sulle ruote anteriori e abbinato a un motore elettrico da 82 cv che trasmette il moto al retrotreno.
MOTORI DA 150 a 408 cv
La configurazione ibrida plug-in porta in dote da un lato la trazione integrale, dall’altro 408 cv e 640 Nm di coppia a fronte di una percorrenza media di oltre 50 km/l. Lo scatto da 0 a 100 km/h, degno di una sportiva, avviene in 5,3 secondi, complice il cambio automatico a 8 rapporti con convertitore di coppia. La gamma motori, tutti a quattro cilindri, si completa con il 2.0 tD D4 da 190 cv e D5 da 235 cv, cui si affiancano i 2.0 benzina sovralimentati T5 da 254 cv e T6 da 320 cv, tutti 4WD. Il prossimo anno però arriverà quello che probabilmente è il motore più interessante per il nostro mercato ovvero il 2.0 D3 2WD da 150 cv che Volvo proporrà al prezzo di 44.500 euro.
AGGIRA GLI OSTACOLI

Da tradizione Volvo, il tema della sicurezza è particolarmente curato, ora che la frenata automatica non è più una novità, la Casa Svedese evolve il suo City Safety e lo porta alla seconda generazione aggiungendo oltre alla frenata anche la sterzata automatica (altra primizia). In questo caso non riuscendo il sistema Volvo riconosce il pericolo frena e nel caso non riesca a fermarsi sterza per evitare l’ostacolo. Presenti anche il riconoscimento dei pedoni, l’aggiramento autonomo degli ostacoli e il controllo del cambio di corsia. Non manca il sistema di guida semi autonoma Pilot Assist, in grado di gestire sterzo e freni sino a una velocità di 130 km/h. Non una vera e propria guida autonoma ma… quasi.
La Volvo XC60 è l’auto più sicura del 2017 secondo i test Euro NCAP
La XC60 ha ottenuto un punteggio altissimo, il 98%, nella categoria Occupanti Adulti e nella sua classe di appartenenza, Grandi SUV/Fuoristrada, distaccando di ben 20 punti percentuali la concorrente più prossima nella categoria Safety Assist, dove ha ottenuto un punteggio del 95% che ha consentito a Volvo di confermarsi ancora una volta leader della sicurezza automobilistica.

 

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DRIVE
Il nuovo “mood” Volvo, arriva forte e chiaro appena ci si accomoda a bordo della nuova XC60, che, ve lo dico subito, a livello di interni compie un balzo in avanti notevole rispetto alla edizione precedente. Materiali, luminosità dell’abitacolo, tatto, vista, tutto è nuovo e tutto migliore. Il mix di pelle e legno chiaro riesce a dare alla XC60 un aspetto unico nel segmento e fa un po’ sorridere notare come alcuni elementi tecnologici annunciati in pompa magna su modelli della concorrenza come il cockpit interamente digitale, qui passino quasi in sordina, cancellati da “altre priorità” come un sistema di pilotaggio assistito al top e un livello di sicurezza mai così elevato.
SUV NON SUV

La nuova XC60 è più bassa, larga, “piantata” sul terreno, e di questo ne beneficia senza dubbio la guida. Maneggevolezza sorprendente, ottimo assetto, rollio scarso, la XC60 non è solo una passista super confortevole, ma anche un’auto capace di regalare soddisfazioni quando si tratta di guidare nel misto, con uno sterzo che, pur leggerissimo da azionare è preciso e trasmette alla perfezione i comandi a un avantreno scevro da sottosterzi o imprecisioni, ben poco da SUV. Unica pecca: l’assenza dei paddle dietro al volante. Certo è che la vita di una XC60 raramente sarà contraddistinta da “prove speciali”, quanto piuttosto da viaggi e lunghe trasferte in cui la crossover svedese si comporta davvero alla grandissima. Comfort su tutto, insonorizzazione, sedili, ammortizzatori, tutto sulla XC60 contribuisce a fare di un viaggio un “bel viaggio”.
LOFT SU RUOTE

Dicono che i tecnici Volvo curino in modo particolare la luce all’interno degli abitacoli delle loro auto. Un particolare che avevo notato quando provai la V90 e che confermo con la XC60. L’idea del Loft molto ampio e luminoso permea l’abitacolo e rende la vita di bordo (coccolata dai proverbiali sedili Volvo e da un impianto Bowers & Wilkins degno di una sala Hi-FI) davvero comoda. 235 o 190 cv? Andrò forse controcorrente, ma io preferisco l’unità meno potente. È più lineare nell’erogazione, leggermente meno “ruvido”, e mi è sembrato anche più silenzioso. Non accusa il peso dell’auto che si muove comunque agevolmente. Quello che il D5 offre in più sono le prestazioni assolute, maggiore accelerazione, più grinta che arrivano però a scapito della fluidità di funzionamento che per il D4 è invece proverbiale. Anche la differenza di prezzo gioca a favore della D4 il gap è di quasi 7.000 euro…

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