Shelby 427 S/C Cobra: veleno puro

Prodotta in 31 esemplari, è una delle roadster più estreme mai realizzate. Tuttora imitata, adottava un V8 7.0 da 431 cv. Oggi vale 2 milioni di euro.

25 agosto 2015 - 10:08

Una delle vetture più difficili da guidare della storia dell’automobilismo. Cattiva, violenta nelle reazioni, da gestire d’acceleratore piuttosto che di volante tanta era la propensione al sovrasterzo. La Shelby 427 S/C Cobra è una pietra miliare degli Anni ’60, ancor oggi rimpianta e imitata.

Aveva doppio passaporto: la Cobra fu infatti la creazione congiunta della factory inglese AC Cars – che produceva l’agile roadster Ace – e del designer, pilota e imprenditore americano Carroll Shelby, che ebbe l’intuizione di dotare la leggera vettura britannica dei possenti V8 Ford. I primi esemplari – nel 1962 – vennero equipaggiati con unità di 4,3 litri e, successivamente, di 4,7 litri collocate anteriormente.

Per competere nella categoria Gran Turismo, Shelby si rese conto di aver bisogno di sospensioni più raffinate, di un telaio più rigido e di maggiore potenza. Vale a dire d’una soluzione a ruote indipendenti a triangoli sovrapposti sia all’avantreno sia al retrotreno, di una struttura tubolare con elementi da 102 anziché 76 mm di diametro e, soprattutto, dei 431 cv del V8 Ford Type 427 Side Oiler; un propulsore caratterizzato da una cilindrata di 427 pollici cubici (7,0 litri), dalla distribuzione monoalbero ad aste e bilancieri – una soluzione tipicamente yankee – con 2 valvole per cilindro e dall’alimentazione mediante due carburatori Holley.

Grazie alla collaborazione con la Casa di Detroit, venne adattato il telaio AC, ribattezzando la vettura Mark III e dando vita alla terza generazione della Cobra. Si trattava di un’auto prettamente da gara, ma il cambiamento dei regolamenti costrinse Shelby a convertire la Serie 427 all’utilizzo stradale. Nacque così la versione S/C (Semi Competition): una delle supercar più estreme mai prodotte. Realizzata in soli 31 esemplari, a livello estetico era fortemente caratterizzata dalla presa d’aria sommitale lungo il chilometrico cofano motore, dagli scarichi a uscita laterale, dai cerchi in magnesio da 15 pollici e da finiture a dir poco approssimative; basti pensare ai numerosi cavi a vista e allo sgraziato arco di protezione alle spalle del guidatore.

I 431 cv e 651 Nm di coppia erogati dal V8 7.0, complice la trazione posteriore e la trasmissione manuale a 4 rapporti, portavano in dote uno scatto da 0 a 100 km/h in 4,3 secondi e una velocità massima di 262 km/h. Prestazioni sulle quali influiva positivamente la massa contenuta in poco più di 1.000 kg; 1.035 per la precisione, anche grazie alla carrozzeria interamente in alluminio, cui conseguiva un rapporto peso/potenza di 2,40 kg/cv.

Nel 2004, dopo aver acquisito i diritti sul nome Cobra, Shelby è tornato alla produzione della storica vettura, o meglio dell’erede denominata Continuation Cobra, i cui numeri di serie riprendono dove si erano interrotti 36 anni prima quelli della progenitrice. Oltre a Carroll Shelby, svariate factory si cimentano nel tentativo di ridare vita al mito Cobra, celebrato anche a livello cinematografico. Fra queste l’americana Kirkham Motorsports e l’inglese Pilgrim che si fregiano di creare repliche identiche alle vetture originali sia nelle dimensioni sia nei più piccoli particolari. Una Shelby 427 S/C Cobra del 1966 vale oggi quasi due milioni di euro, mentre una kit car moderna sfiora i 100.000 euro.

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