Simulatore Ferrari F1, Sogno o realtà?

Quando la fantasia supera la realtà: abbiamo provato in esclusiva il simulatore di guida che la Scuderia Ferrari utilizza per verificare l’efficacia di nuove soluzioni tecniche, prima di portarle in pista

24 ottobre 2012 - 17:10

Il piccolo volante intarsiato di carbonio si ribella sotto le mani quando spingo le ruote anteriori sui cordoli della variante Ascari, terza marcia di percorrenza, quarta nel cambio di direzione, cordolo pizzicato a  sinistra e poi largo verso quello di destra, dove si può sfruttare quel pezzo di asfalto verniciato tanto insidioso quanto utile quando si cerca la migliore traiettoria alla ricerca del la massima velocità. Quinta, sesta e settima marcia inserite all’accensione della fila di led rossi e blu, non manca molto ai 331 km/h di velocità massima. Il V8 urla dagli scarichi tutti i suoi 900 cavalli, staccata della parabolica a metà tra il cartello dei 100 e dei 50 metri, giù due marce e poi stretti al cordolo giusto il tempo di accelerare progressivamente e davanti al muso della Ferrari F2012 si riapre il lungo rettilineo del traguardo. Taglio la linea del traguardo segnando un tempo che stupisce gli ingegneri: il cronometro indica 1’32”00, a poco più di 6 secondi dal record ufficiale di Fernando Alonso…

Tanto realistico da sembrare vero, tanto vero che sullo stesso circuito il simulatore Ferrari “prende” un solo decimo al giro nei confronti della F2012 reale impegnata nel mondiale di Formula Uno, dimostrazione che le informazioni e i dati contenuti negli hard disk del simulatore riescono a riprodurre una realtà virtuale incredibilmente prossima alla realtà vera.
 
Sì simulatore, parliamo di realtà virtuale, un vero e proprio laboratorio ipertecnologico dove si prova tutto ma proprio tutto quello che poi sarà utilizzato in realtà, fosse un assetto, una nuova mescola di gomme, un olio o un carburante Shell. Entrare qui è come entrare nell'area 51 eppure ce l'abbiamo fatta, unici italiani, siamo riusciti ad avere accesso all'antro segreto dove la realtà virtuale si mescola alla realtà vera, superando i sogni più altri di qualsiasi giocatore di videogame.
 
Qui però non si gioca, e non si scherza, è attraverso il simulatore che la Scuderia Ferrari, come tutti i team impegnati nel mondiale Formula Uno, porta avanti lo sviluppo delle vetture da gara: su due binari paralleli corrono la monoposto da gara e la monoposto virtuale. Non è un modo di dire, durante il week end di gara il team del simulatore lavora a pieno regime provando in anticipo i setting che, se promossi "virtualmente" vengono poi utilizzati in pista. Un modo per andare "a colpo sicuro" sfruttando al meglio ogni minuto delle sessioni di prove. Un altro esempio? Il GP di Singapore, una novità per il mondiale F1, nessuno ci aveva mai girato; i tecnici Ferrari si sono fatti inviare la planimetria del circuito e le rugosità dell'asfalto. Ricostruito lo scenario virtuale, sono riusciti a girare a un decimo dal tempo che poi effettivamente è stato ottenuto in gara.
 
La realtà dei fatti quindi è tutt’altro che virtuale! Scopriamo un mondo parallelo alla meccanica tradizionale, dove i numeri, gli ingegneri di pista e l’elettronica più sofisticata diventano l’inevitabile metro di misura che separa vincitori e vinti. Entro con passo felpato nel simulatore, la cui scocca in carbonio è quella della F2007, la vettura campione del mondo con Kimi Räikkönen, l’unica in grado di ospitare collaudatori di tutte le taglie. Più che seduto sono sdraiato in un imbuto che non aiuta certo chi soffre di claustrofobia. Acceleratore a destra e freno controllato con il piede sinistro, volante e orizzonte davanti agli occhi.  L’approccio di guida non cambia nella monoposto virtuale: si scaldano i freni con ripetute pestate al pedale di sinistra, si mandano in temperatura gli pneumatici zigzagando sul rettilineo del traguardo ed è comunque indispensabile percorrere almeno un giro di warm up per avere la vettura in perfetta efficienza e ottenere tempi accettabili. Tutto incredibilmente vero.
Cosa non si sente alla guida? Ovviamente le cose peggiori, le accelerazioni laterali e quelle frontali in frenata e fuori dalle curve, eppure il sistema a pistoni idraulici su cui è montata la scocca riesce a raccontare molto dell’asfalto di Monza facendo sudare più di una camicia… Quelle sudate dai collaudatori “virtuali” sono molte di più: la squadra degli uomini dietro al volante e ai monitor dei PC lavora ininterrottamente otto ore al giorno per cinque giorni alla settimana. Proprio il weekend di gara, come quello di Monza, è la dimostrazione lampante di quanto le due realtà, virtuale e non, convivano in perfetta simbiosi. 
 
L’esempio più eclatante ci è stato raccontato dagli ingegneri di pista presenti al test. Shell sviluppa un nuovo olio motore che per proprietà, viscosità e capacità di lubrificazione delle parti soggette ad attrito permette un guadagno di potenza evidente, se il primo fondamentale test al banco dinamometrico dà esito positivo, ancor prima della verifica finale in circuito, inseriti i dati nel “cervellone elettronico” si misura il vantaggio oggettivo che potrebbe dare alla vettura in gara. In questo modo non si sovraccarica di lavoro e di chilometri il motore V8 da 2.398, cc che sviluppa una potenza prossima ai 900 cavalli a 17.000 giri al minuto. Così facendo, poi, si risparmiano anche parecchi soldi… Analoga situazione si presenta durante un weekend di gara, come a Monza dove Alonso ha combattuto a denti stretti guadagnandosi un podio importante per la classifica mondiale. I settaggi – di motore, aerodinamica e sospensioni – pensati e progettati dagli uomini della squadra di Formula Uno vengono ancora una volta testati prima dal team impegnato sulla vettura virtuale e quindi deliberati per la vettura da gara. 
 
Fantascienza? Concreta realtà che permette a una scuderia leader di di primeggiare nella massima espressione dell’agonismo automobilistico. Ancora una volta è il caso di ribadire che senza il lavoro di un team affiatato i risultati non si possono raggiungere: mai come in questo caso non sono solo persone ma anche tecnologie e materiali, come dimostra Shell con Helix Ultra, che permette affidabilità e prestazioni ai massimi livelli.
 
p.s. Il simulatore si può acquistare: sono un problema gli ingombri – serve una stanza dedicata – e anche il prezzo non è abbordabile: 800.000 euro! 
 
 

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