Nata nel 1992 per sostituire l’ormai stanca Leone e mossa dall’iconico 4 cilindri boxer, la Subaru Impreza sembrò subito perfetta per sostituire la Legacy nel fangoso mondo dei rally, che la Casa delle Pleiadi bazzicava con risultati altalenanti dal 1980. L’ingresso nel WRC arrivò giusto un anno dopo, nel 1993: le Impreza che per prime montarono il boxer in alluminio, erano colorate di blu e arricchite dai numeri 555 (lo sponsor dell’epoca) sulle fiancate. La prima pietra di una carriera indimenticabile, che ci ha regalato modelli come la Subaru Impreza STI o la WRX STI.

Subaru Impreza rally su sabbia laterale in movimento con spettatori blu

Una storia di versioni speciali

La prima vittoria iridata al Rally Acropolis 1994, con un asso come Carlos Sainz al volante. Fu tuttavia merito del compianto Colin McRae se in Subaru arrivò il primo titolo mondiale, nel 1995. Ma torniamo alla Subaru Impreza: negli anni, il gene STI si è insinuato anche sotto la meccanica delle auto destinate alla produzione di serie, gonfiando i passaruota e pompando i motori. Con alcune “perle” destinate a rimanere impresse nella storia dell’auto. Come la Impreza STi 22B, apparsa nel 1998. Curata direttamente dal reparto sportivo e costruita in 424 esemplari per festeggiare il terzo titolo costruttori WRC, aveva il boxer sovralimentato portato a 276 cv, rapporti corti, linea rossa a 7.900 giri, rapporto di sterzo a 13:1, differenziale centrale controllabile dal guidatore, ammortizzatori Bilstein con molle Eibach e cerchi dorati BBS. Mai importata ufficialmente in Italia, è una sorta di Sacro Graal per tutti i subaristi.

Un look audace, sia fuori sia dentro

La seconda generazione di Subaru Impreza STI portò con sé dimensioni esterne più generose, un nuovo e più rigido telaio e soluzioni stilistiche che non fecero innamorare a prima vista chi aveva le Pleiadi nel cuore. Parliamo di quei fari tondi che, con il restyling del 2003, Subaru cancellò con un colpo di spugna. Ad ogni modo, la meccanica era sempre da purosangue: nel 2002 la Impreza WRX STi era spinta da un 2 litri boxer turbo benzina da 265 cv a 6.000 giri e 343 Nm a 4.000 giri. Capaci di spingerla da 0 a 100 km/h in soli 5,5 secondi. Anche grazie ad una trazione integrale permanente da leccarsi i baffi, con giunto viscoso centrale e differenziale autobloccante anteriore e posteriore. Nel 2003 i fari anteriori cominciarono ad allungarsi, mentre nel 2006 fu Andreas Zapatinas a firmare il nuovo frontale, forse uno dei più riusciti di sempre. Prese d’aria come voragini, alettoni e colori appariscenti, naturalmente, erano sempre nel corredo stilistico della STI.

Subaru Impreza STI 2005

Concentratevi nella guida

Colore Blue Mica, cerchi oro, presa d’aria sul cofano per sfamare l’intercooler (raffreddabile dal pilota con un getto d’acqua indirizzato ad hoc) alettone d’ordinanza: le Subaru Impreza WRX STI si facevano notare. Anche negli interni: questi sono infatti gli anni dei sedili profilati, del volante Momo, della pedaliera sportiva in alluminio e della strumentazione con il contagiri affetto da gigantismo, ben al centro del quadro strumenti. Proprio come nei rally. E poi tessuti colorati, minimalismo, finiture robuste ma non spartane: tutto per permettere al pilota di concentrarsi totalmente nella guida. Punto forte, si capisce, delle STI di ogni ordine ed età.

Subaru Impreza dettaglio visione del cruscotto dal passeggero

Tre volumi addio? No, arrivederci

Guidando giudiziosamente, sono auto che potrebbero apparire quasi distaccate e a tratti perfino irritanti: lo sterzo sembra poco diretto, i comandi richiedono un certo sforzo. Ma, non appena si entra in modalità “prova speciale”, ecco che tutto comincia a girare alla perfezione. Trazione integrale compresa. Con la Impreza del 2007, improvviso cambio di rotta nel design – si passa dai tre ai due volumi – la compatta Subaru entra in una nuova era. Il boxer raggiunge i 300 cv, si può regolare l’intervento del differenziale centrale e giocare ancor di più con il tiro-rilascio, per sfruttare l’aiuto del retrotreno in inserimento. Ma la berlina è ancora nel cuore degli appassionati e, nel 2010, la Casa delle Pleiadi li accontenta, con la WRX STI a quattro porte. Alettone posteriore compreso.

Subaru Impreza frontale statica su collina grigia

Stop alle vendite in Europa

Nel 2014 il colpo di scena. Sparisce il nome Impreza, ecco la Subaru WRX STI, codice di progetto N15. Quattro porte, tre volumi. Una linea più gentile e seducente rispetto al passato, anche se con le consuete spigolosità e protuberanze aerodinamiche. L’abitacolo diventa ancora più borghese e ricco, anche dal punto di vista della tecnologia di bordo, mentre la meccanica non presenta variazioni, con il 2.5 turbo da 300 cv e 0-100 km/h in 5,2 secondi. Trazione integrale permanente e cambio manuale a 6 marce inclusi. Se siete arrivati fin qui a leggere, tenetevi forte: fra poco, la Subaru WRX STI non verrà più importata alle nostre latitudini.

Subaru Impreza 3/4 laterale posteriore sinistra statica blu con cerchioni oro

L’ultima della stirpe

Prima di piombare nello sconforto, sappiate però che avete un’ultima possibilità per mettervi in garage il mito. Lei si chiama Subaru WRX STI Legendary Edition e arriverà sul nostro mercato in 55 esemplari, per festeggiare come si deve la dipartita europea della STI e i 6 titoli mondiali vinti dalla Casa delle Pleiadi nel corso della sua storia. Il colore non poteva che essere il WR Blue Pearl e i cerchi da 19″ color oro. Ma ci sono anche pinze freno verniciate in argento e alettone e minigonne firmate Subaru Tecnica International. In abitacolo ci si “consola” con sedili sportivi Recaro, volante sportivo con corona in Alcantara, pomello cambio (i leveraggi sono accorciati), pulsante di accensione e tappetini STI. Il tutto per 53.990 euro.