Suzuki Ignis 1.2 VVT 4WD Hybrid I-Top

16 marzo 2017 - 9:03

Weekend uggioso? Faccio spallucce e consulto la nutrita lista di “Cose da fare quando non so cosa fare” e mi accorgo che a novembre avevo inserito la mostra “Arte Messicana del XX secolo”, allestita a Palazzo Albergati – a Bologna. Alzo lo sguardo verso la stampa della “Vendedora de alcatraces” di Diego Rivera appesa nel mio salotto e senza esitazione decido di spuntare la voce. Colmerò anche la lacuna di non aver mai incollato le pupille su una tela della moglie, la pittrice Frida Kahlo, un’artista dall’esistenza travagliata, capace di rendere in una gran quantità di autoritratti tutto il peso delle sue sofferenze. Ottima scusa per guidare la nuova Suzuki Ignis di un bell’arancione Amsterdam metallizzato, che ben si accosta alla forza delle tinte messicane. L’abitacolo è più ampio di quanto si percepisca dall’esterno. I sedili sono avvolgenti, comodi e contribuiscono al relax della guida, e nel nostro allestimento sono anche riscaldabili – i tasti si trovano sul tunnel centrale, ai lati del freno a mano. Accedo all’intuitivo display touch-panel (i comandi sono anche sul volante), connetto il mio iPhone e imposto con facilità i dati del viaggio. Da Milano sono circa 235 i chilometri da percorrere, con un tempo di arrivo stimato in 2h29’. La giornata è grigia e uggiosa ma voglio concedermi un fuoriprogramma panoramico nei dintorni di Bologna, salendo sui colli di San Michele in Bosco e San Luca, due tappe classiche per runner e ciclisti autoctoni. Avrò così modo di sottoporre la Suzuki Ignis a una prova quasi completa a base di autostrada, città e anche un po’ di saliscendi guidati.

Avvio la Ignis premendo il tasto Start&Stop con il vantaggio del sistema keyless, utile in caso di pioggia per non perdere tempo a frugare ovunque: è sufficiente avere la chiave in tasca o in borsa per accedere all’auto e avviarla. La guida in autostrada dà modo di apprezzare il cruise control e la discreta silenziosità di marcia. La ripresa è quella che ci si aspetta da un 1.2 da 90 cavalli ma fra i semafori di Bologna mi godo lo spunto, che è merito anche dell’intervento del motore elettrico. La motorizzazione ibrida è una delle peculiarità di questo modello mosso dal sistema SHVS (Smart Hybrid Vehicle by Suzuki), composto da un dispositivo ISG (Integrated Starter Generator) che integra tre componenti (generatore di corrente, motorino di avviamento e motore elettrico) in un solo elemento. Il sistema è completato da un pacco batterie agli ioni di litio, posizionato sotto il sedile del guidatore: si ricarica nei rallentamenti. Questo sistema, in combinazione con la piattaforma di nuova generazione e il motore benzina 1.2 Dualjet da 90 cv, permette di ridurre i consumi e le emissioni di CO2.  

Sorprende il pacchetto di sistemi di sicurezza attivi che equipaggiano la Suzuki Ignis: è presente il Dual Camera Brake Support (Attentofrena DCBS), che attraverso telecamere stereo rileva pedoni e veicoli di fronte all’auto. Tramite allarmi acustici e visivi e grazie al sistema di frenata automatica, il DCBS è in grado di evitare collisioni o ridurne le conseguenze. In tutti i cambi di carreggiata eseguiti senza azionare gli indicatori dei direzione (dunque anche quelli involontari) entra in azione il Lane Departure Warning (Guidadritto), che fa vibrare il volante e attiva un segnale luminoso sul quadro strumenti. Quando il veicolo viaggia a velocità superiore ai 60 km/h e ondeggia da un lato all’altro della strada, pur rimanendo all’interno delle linee di demarcazione della corsia, il sistema Weaving Alert function (Antisonno) attiva un segnale acustico e un indicatore luminoso sul cruscotto. Questo dispositivo attira l’attenzione del guidatore nel caso di ondeggiamenti involontari, dovuti a sonnolenza o altri fattori. 

San Michele e San Luca si raggiungono lungo stradine collinari ricamate da pini e da ulivi che si concedono al vento: colgo l’occasione per provare la Suzuki Ignis su pendenze pronunciate, con cambi di marcia continui che evidenziano la corretta spaziatura dei cinque rapporti. Nelle manovre in città il raggio di sterzata della Ignis e la sua maneggevolezza sono una carta vincente, ma è sull’asfalto bagnato delle stradine sui colli che si apprezzano le 4 ruote motrici. Il sistema All Grip interviene quando percepisce la perdita di aderenza delle ruote anteriori, distribuendo automaticamente la coppia a quelle posteriori. Un facile parcheggio in centro – l’ultra compatta è lunga 370 cm e larga 169 – il tempo di mangiare un boccone e si passa alla mostra. Il meteo ostile non ha scoraggiato un centinaio di persone che attendono in coda. In calendario fino al 26 marzo, la rassegna raccoglie quadri, fotografie, abiti, gioielli e pagine di diari della Collezione Gelman, firmati da Frida Kahlo, Diego Rivera e da altri esponenti dell’arte messicana loro contemporanei, a testimonianza dei movimenti culturali che attraversavano il Messico dagli anni Venti agli anni Cinquanta del Novecento. 

Comoda e spaziosa dentro, ma il bagagliaio? Prima di rincasare faccio la spesa per la settimana: sette sacchetti pieni, una cassetta di arance, patate e otto rotoli di carta da cucina ci stanno comodamente. I sedili posteriori sono scorrevoli e si possono sdoppiare rimanendo indipendenti. Infine il prezzo: 18.300 euro per il modello che abbiamo provato, Ignis 1.2 VVT 4WD Hybrid I-TOP; se però si aggiunge la vernice bi-color il prezzo sale di 700 euro.

Leggi la prova della Suzuki Ignis

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