Prova Suzuki Swift 1.0 BoosterJet SHVS

24 marzo 2017 - 9:03

È una ribelle per tradizione. In un mondo dove tutto viene racchiuso e catalogato entro rigidi schemi, la nuova Suzuki Swift non tradisce lo spirito del precedente modello e scardina, ancora una volta, l’esistente. Non è infatti una city car, dato che con una lunghezza di 3,84 metri risulta più grande rispetto a una Fiat Panda, ma non è nemmeno una compatta, essendo più corta di una Volkswagen Polo. La Swift è, piuttosto, un “ibrido” in grado di fondere i pregi d’entrambe le categorie. All’agilità, la leggerezza e il piacere di guida abbina così una buona abitabilità e una generosa capacità di carico.


Prezzi a partire da 10.950 euro
Se sotto il profilo dimensionale la nuova Suzuki Swift non si discosta dalla precedente generazione, non altrettanto si può dire per quanto riguarda la qualità delle finiture, nettamente migliorata, la ricchezza delle dotazioni, incomparabile rispetto al passato, e la raffinatezza dell’impianto multimediale, figlio dell’era moderna. Un vero e proprio balzo generazionale che, però, non ha riflessi negativi sul prezzo. La versione d’accesso, forte di un moderno motore 1.2 benzina da 90 cv, dell’ABS ed ESP, di 6 air bag, della radio CD/MP3 con prese USB e AUX, della connettività Bluetooth e del climatizzatore manuale, è proposta a 13.990 euro che, con uno sconto incondizionato di 3.040 euro, diventano 10.950 euro.


Una gamma completa
La nuova Swift è proposta con due motorizzazioni a benzina – 4 cilindri 1.2 aspirato da 90 cv e tre cilindri 1.0 turbo da 112 cv – declinate anche nella configurazione ibrida SHVS. Alla trazione anteriore si affiancherà da settembre l’opzione 4WD, un must in casa Suzuki, abbinata alla 1.2 Hybrid, mentre alla trasmissione manuale a 5 rapporti è possibile preferire, a patto di scegliere il propulsore 1.0 BoosterJet, un cambio automatico a 6 marce del tipo mediante convertitore di coppia. Quattro gli allestimenti (Easy, Cool, Top Hybrid ed S) cui si affiancano le versioni speciali Cool Launch Edition e Web Limited Edition. La vettura da noi provata, una 1.0 BoosterJet SHVS S con cambio manuale, costa 18.890 euro (che diventano 15.850 euro grazie allo sconto).

LIVE
È stata la prima Suzuki di successo non ascrivibile alla categoria delle SUV, complici una linea piacevole, la possibilità di optare per la livrea bicolore, una soluzione tutt’altro che scontata sino a pochi anni fa, e l’intuitività della guida. La Swift non può pertanto essere considerata una vettura qualunque per la Casa nipponica. “Stretta” in gamma tra la Celerio e la Baleno, rispettivamente più piccola e più grande di circa 25 cm, rivendica un’identità personale, rafforzata da un netto miglioramento nelle finiture, dalla raffinatezza del sistema multimediale e dalla completezza della dotazione di sicurezza.


Generosa abitabilità anteriore e posteriore
Cambia in tutto, ma senza rinunciare a quella capacità d’instaurare un feeling immediato con il guidatore che tanto ha contribuito al successo della precedente generazione. La posizione di guida è ampiamente personalizzabile, complice il sedile adattabile in longitudine, altezza e nell’inclinazione – a scatti anziché la più precisa soluzione progressiva – dello schienale, mentre il volante è regolabile sia in profondità sia in altezza e la sensazione d’inserimento nel corpo vettura consente a chiunque di sentirsi a proprio agio. L’abitabilità tanto anteriore quanto posteriore è uno dei punti di forza della piccola giapponese. Gli occupanti del divanetto, nel dettaglio, beneficiano del maggiore spazio portato in dote dall’incremento dell’interasse di 2 cm rispetto al vecchio modello. Anche i più alti evitano così di viaggiare in posizione costretta con le gambe e al tempo stesso non soffrono d’indesiderati contatti della testa con il cielo della vettura. Caratteristiche lodevoli per un’auto dalle dimensioni tanto compatte.


265 litri con cinque persone a bordo
L’allungamento del passo, così come l’allargamento delle carreggiate di 4 cm, sono conseguenza dell’adozione dell’inedita piattaforma Heartect, sensibilmente più leggera se paragonata al pianale della precedente generazione. La nuova Swift riesce così da un lato a “dimagrire” mediamente di 120 kg, dall’altro a crescere in abitabilità e capacità di carico. Un risultato degno del Mago Silvan, specie considerando che la lunghezza complessiva dell’auto diminuisce di 1 cm. Caratteristica, quest’ultima, in controtendenza rispetto alla moda del momento che vuole i nuovi modelli lievitare come sufflè. Il bagagliaio vanta una capienza di 265 litri con cinque persone a bordo; un valore superiore di 54 litri alla precedente Swift e alla maggioranza delle city car, oltretutto non troppo distante da una vettura più grande quale la Volkswagen Polo (280 litri). Le uniche smagliature in proposito sono rappresentate dalla soglia di carico abbastanza alta e dal pianale non perfettamente piatto una volta abbattuto il divanetto frazionabile 40/60.

Volante sportivo a tre razze
Già in vendita in Giappone, la nuova Swift, caratterizzata da una linea decisamente più filante rispetto al passato e da interni dal layout sportiveggiante, complice l’inedito volante multifunzione a tre razze, elegge la multimedialità e la sicurezza a propri fiori all’occhiello. Nel primo caso, il sistema d’infotainment con display touchscreen da 7 pollici – di serie a partire dall’allestimento intermedio Cool – integra la radio digitale e i principali protocolli (Android Auto, Apple CarPlay e MirrorLink) per un dialogo privilegiato con gli smartphone. Quanto alla guida assistita, un must per ogni auto moderna, sono ora disponibili tecnologie di pregio quali la frenata automatica d’emergenza, il monitoraggio tanto della distanza di sicurezza dal veicolo che precede quanto della stanchezza del conducente, l’avviso di superamento involontario della linea di corsia, la gestione autonoma degli abbaglianti e il cruise control adattivo.

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DRIVE
Bilance, tremate, le Suzuki son tornate! Sia benedetta la nuova piattaforma Heartect che porta in dote, nel caso della Swift 1.0 BoosterJet SHVS, un peso contenuto in 875 kg. Un valore degno di nota, specie considerando che una city car decisamente più piccola – oltretutto non ibrida – e dalla dotazione meno completa come la Fiat Panda 0.9 TwinAir non fa meglio di 881 kg. Tanta leggerezza si traduce in una guida brillante, vagamente sportiveggiante, supportata da un avantreno discretamente rapido in inserimento e, soprattutto, poco incline al sottosterzo. Non meno positivo il comportamento del retrotreno, stabile anche in caso di brusco rilascio dell’acceleratore in percorrenza. Completano il positivo quadro d’insieme le sospensioni che, pur assorbendo correttamente le imperfezioni dell’asfalto, non lasciano eccessivo spazio all’emergere del rollio e del beccheggio. Unico appunto, lo sterzo paga una servoassistenza sin troppo generosa – a tutto vantaggio del comfort in manovra – non brillando per direzionalità. Una smagliatura ampiamente perdonabile tenendo conto dell’indole della vettura.


Turbo, iniezione diretta e microibrido
C’è la perla dentro la conchiglia. Una perla che risponde al nome di BoosterJet. Il tre cilindri 1.0 turbo a iniezione diretta della benzina è un propulsore dal carattere sportiveggiante che, per prontezza di risposta ai bassi regimi, disponibilità di coppia ai medi e propensione all’allungo, non ha nulla da invidiare a rivali blasonati dalla medesima architettura quali, ad esempio, il 1.0 EcoBoost Ford e il 1.0 TSI in dotazione al Gruppo Volkswagen. In aggiunta, per la prima volta, viene abbinato alla tecnologia microibrida SHVS. Una soluzione che favorisce la riduzione dei consumi garantendo al tempo stesso una semplicità meccanica nettamente superiore a un sistema ibrido vero e proprio.


Batteria specifica per il sistema SHVS
La tecnologia SHVS si affida a un alternatore reversibile a tripla funzione: generatore durante la marcia, sgravando così l’unità termica di parte del fabbisogno d’energia della vettura, motorino d’avviamento dopo la sosta e sistema di recupero nelle fasi non di carico del propulsore, alimentando sia la batteria tradizionale sia la cella specifica agli ioni di litio, dal peso di 6,2 kg, collocata sotto il sedile anteriore per non intaccare lo spazio in abitacolo o la capacità del bagagliaio. Manca, nello specifico, un motore elettrico che consenta di parlare di tecnologia ibrida al 100%, sebbene ai fini dell’omologazione – con relativi vantaggi – non cambi nulla.


170 Nm di coppia e 23,3 km/l
Pronto ai bassi regimi, tanto che il turbo lag risulta decisamente contenuto, prodigo di coppia ai medi – può contare su 170 Nm da 2.000 a 3.500 giri/min – e con una buona propensione a portare l’ago del contagiri in prossimità della zona rossa, il tricilindrico turbo consente di guidare in totale relax, sfruttando la reattività del turbocompressore a geometria fissa, oppure di adottare uno stile sportiveggiante a fronte di consumi contenuti; la percorrenza media si attesta a 23,3 km/l (!). Prestazioni sulle quali incidono positivamente il peso dell’auto, come accennato inferiore a 900 kg, e la manovrabilità del cambio manuale a 5 rapporti. Trasmissione, quest’ultima, dai due volti: a una corsa un po’ lunga, tipica di un’unità dall’indole tranquilla, si accompagnano innesti precisi e poco contrastati che rendono piacevole la guida impegnata. Una perfetta sintesi della nuova Swift 1.0 BoosterJet SHVS: confortevole e pratica ma, qualora si affondi con decisione il pedale dell’acceleratore, pronta a sfoderare un carattere adamantino.


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