Continental Black Chili Driving Experience: oltre le gomme c’è (molto) di più

A spasso (ma non troppo) per le strade della Costa Azzurra con un bel mazzo di supercar. A fare da filo conduttore Continental che non solo ha messo le scarpe a tutte, ma soprattutto, offre tanta tecnologia nascosta sotto le carrozzerie di queste auto da sogno. Quale? Scopriamolo insieme

7 ottobre 2019 - 16:33

Se vi dicessi Continental, cosa vi verrebbe in mente? La telepatia non è il mio forte ma sarei pronto a scommettere che quasi tutti abbiate pensato “pneumatici”. D’altro canto è normale che sia così: quando l’azienda tedesca si propone al grande pubblico lo fa soprattutto con le sue gomme, che coprono un po’ tutti i settori dei mezzi di trasporto, dalla bici ai veicoli da cantiere. Eppure i bilanci parlano chiaro: il settore Tires, appunto quello dei pneumatici, copre a malapena un quarto del fatturato di Continental. Il grosso viene dalla fornitura alle Case automobilistiche dei componenti più disparati, che spesso gli utenti usano sulle loro auto ignorandone la reale provenienza.

Per mettere qualche puntino sulle “i” Continental ha dunque organizzato in Francia la Black Chili Driving Experience. È stata un’occasione per mettere alla prova nell’arco di due giorni molte tecnologie del marchio su alcune tra le sportive più gustose nella fascia medio-alta del mercato, quella accessibile anche a chi non abbia per forza il patrimonio di Paperon de’ Paperoni. Il tutto all’insegna della sicurezza e del piacere di guida.

Pronti? Via!

Proprio da questo punto di vista non avrei potuto chiedere di meglio per iniziare la mia Black Chili Driving Experience, ritrovandomi al volante della Porsche 718 Boxster su un tratto di strada magnifico, quello che dalla Costa Azzurra porta verso Castellane, la cittadina che è un po’ la porta delle suggestive Gole del Verdon. La spider di Stoccarda monta vari pezzi Continental, dai lavafari al pannello strumenti, passando per il sistema di iniezione diretta della benzina, i sensori del motore e la pompa del carburante. È anche per merito loro se il quattro cilindri turbo riesce a stregare anche i nostalgici dei sei cilindri raffreddati ad aria con un tiro costante a tutti i regimi e una vivacità straordinaria. A mettere a terra i 300 cv di potenza e ad assicurare inserimenti fulminei in curva provvede poi un treno di Continental SportContact 6, pneumatico sportivo che fa proprio della mescola chiamata Black Chili il suo asso nella manica. Una mescola che dà vita a una sorta di pozione magica capace al tempo stesso di ridurre la resistenza al rotolamento e l’usura in rettilineo, come pure di aumentare il grip meccanico in curva e in frenata. Il tutto è ottenuto chiamando in causa polimeri a catena lunga, nel primo caso, e polimeri a catena corta, nel secondo, in grado di attivarsi a turno, in funzione delle sollecitazioni ricevute.

Avanti un’altra

Dopo la Porsche mi è toccata in sorte una BMW M240i, a sua volta dotata di uno stuolo di componenti Continental in incognito.

La fornitura alla Casa bavarese riguarda per esempio tutti i sistemi elettrici dei sedili e l’impianto di climatizzazione, i sensori dell’apparato di controllo del motore, quelli che rilevano la velocità delle ruote e quelli TPMS, che tengono sott’occhio la pressione dei pneumatici. Ultimo ma non meno importante, è di Continental anche il Dynamic Stability Control, ovvero il controllo elettronico della stabilità. Il sistema è sempre pronto ad agire selettivamente sui freni di ogni singola ruota per riportare l’auto in traiettoria quando il muso o la coda partono per la tangente. Si tratta di una bella tranquillità quando il fondo della strada non è in perfette condizione e oltre il ciglio della strada c’è uno strapiombo, come lungo la scenografica Route des Crêtes. E qui mi devo togliere il cappello anche davanti agli pneumatici Continental SportContact 5*, il cui asterisco segnala uno sviluppo fatto su misura per la scoperta BMW. Il loro battistrada morde a meraviglia l’asfalto, permettendo di divertirsi sfruttando appieno i 340 cv di potenza e la motricità offerta dalla trazione integrale xDrive.

Silenzio, si viaggia

Nella seconda giornata mi sono messo invece al volante di due auto che non potrebbero forse essere più diverse: la tecnologica Jaguar i-Pace e la grintosa e selvaggia Ford Mustang. In entrambi i progetti c’è di nuovo lo zampino Continental. Nel caso dell’elettrica inglese la fornitura spazia dai sensori che rilevano la velocità delle ruote alle telecamere del Surround View System, dal impianto TPMS alla climatizzazione dei sedili. Il pezzo forte è però rappresentato dalle pinze freno e, soprattutto, dall’intero apparato delle sospensioni pneumatiche regolabili. La regolazione più confortevole permette alla i-Pace di filtrare bene le sconnessioni, mentre quella più sportiva tiene a bada bene i movimenti del corpo vettura, nonostante la stazza sia da peso massimo, superiore alle 2,2 tonnellate. Con questo settaggio si può capitalizzare bene l’elevata impronta a terra dei pneumatici PremiumContact 6 J, studiati a braccetto con gli uomini del Giaguaro e dotati anche della tecnologia Conti Silent. Quest’ultima prevede che all’interno del pneumatico sia applicata una schiuma speciale per smorzare rumori e vibrazioni a tutto vantaggio del comfort di marcia, soprattutto alle velocità comprese tra i 50 e i 90 km/h.

Forza bruta

Per chiudere il bellezza la Black Chili Driving Experience mi è toccata la Ford Mustang GT Convertible, neanche a dirlo pure lei farcita di tecnologia Continental. Sulla muscle car dell’Ovale Blu l’azienda tedesca firma i lavafari e i comandi elettrici dei sedili e della capote, come pure il sistema d’infotainment Sync, oltre alle centraline del motore e della trasmissione e a molti dei loro sensori. Continental si occupa anche dell’ESP, quel controllo elettronico della stabilità costretto a fare gli straordinari dai 450 cv erogati con generosità dal possente V8. A dargli una mano ci sono stavolta quattro ContiSportContact 5 P, caratterizzati da un’elevata tenuta di strada e da grande sincerità, che permette al pilota di avere la chiara percezione dell’approssimarsi del limite quando prova a sfruttare tutto il potenziale della scoperta a stelle e strisce.

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