Volkswagen up!, viaggiare in piccolo

Tre cilindri, 75 cv, 3 metri e 54 centimetri. 725 km e un passo da percorrere in un giorno. Ecco come abbiamo messo sotto torchio la Volkswagen up!, piccola cittadina ma non solo…

17 febbraio 2013 - 22:02

Non chiedetemi perché, ma mi è sempre piaciuto viaggiare con auto piccole per dimensioni e cilindrata. Forse mi piace andare controcorrente e non essere schiavo del pensiero ormai diffuso che per affrontare un viaggio o anche solo uno spostamento più lungo del normale serva un’auto grande grossa e con un motore di grande cilindrata. Forse è anche perché quando viaggio con queste “macchinette” ritrovo un po’ di quella piacevole sensazione avventurosa che si prova quando si viaggia in moto.

Ammettiamolo: siamo un po’ tutti diventati “pantofolai” e ci siamo dimenticati di quando, giovani e squattrinati, affrontavamo viaggi quasi impossibili a bordo delle nostre Fiat Uno, Volkswagen Polo, Peugeot 205 e compagnia. Auto con “motorini” da 1.000 cc, 45 cv, non uno di più, che al massimo le facevano viaggiare a 140 all’ora o giù di lì. Siamo sempre arrivati o no? E quanto ci siamo divertiti? Adesso invece sembra che se non hai un 2.000 con almeno 170 cv sotto al cofano un viaggio non si possa proprio affrontare.
Per me viaggiare con le piccole ha ancora un suo fascino. Cosa si perde? Un po‘ di comfort, forse, perché i sedili sono sedili e non poltrone. Prestazioni? Nemmeno per sogno: nell’era del tutor, che si abbiano 70, 100 o 200 cv sempre e comunque a 130 km/h bisogna andare.

Ho volutamente scelto la Volkswagen up! quando ho dovuto, mio malgrado, partire per una piccola maratona automobilistica. Durante il primo anno di vita di RED gli impegni sempre più fitti si sovrapponevano uno all’altro: dovevi essere ovunque, possibilmente nello stesso momento, e non era raro dover conciliare un paio di presenze nella stessa giornata in luoghi distanti anche centinaia di km tra loro. È il caso di questo viaggio che ha concentrato in una giornata un paio di eventi: mi aspettavano la mattina presto a Pontedera per il test di uno scooter Piaggio, poi avevo appuntamento al pomeriggio con il mio team per alcuni turni di guida sull’autodromo di Imola in vista della gara che avrei corso 15 giorni dopo; rientro a casa tassativo per sera perché il giorno dopo sarei stato in ufficio.

Non sono nuovo a questo tipo di incastri: quando correvo il mondiale Endurance dovevo far combaciare 1000 cose e ho fatto anche di peggio, incastrando tre cose in un giorno, con aerei, auto a noleggio e viaggi in piena notte. È la mia vita, non ne so vivere altre. Per fortuna questa volta è estate e le giornate sono lunghe.

Ore 6.00, sono pronto: la mia Volkswagen High up! White (l’allestimento più prezioso) mi aspetta con il pieno nel box. Abbatto i sedili posteriori (così configurata la up! ha una capienza di 951 litri) e ci butto letteralmente dentro il borsone, farcito con l’abbigliamento per entrambi i test. Giro la chiave e parto. Le chiamano city car, e in effetti nascono per affrontare la città: sono compatte, agili, consumano poco. La up! non si sottrae a questa regola.

A dire il vero la White up! non è che proprio la regalino, (volendo risparmiare un po’, però, potrete sempre scegliere una Move up! o una Take up! con motore da 60 cv e un prezzo sotto i 10.000 euro). Nei suoi 13.450 euro, però, la piccola Volkswagen riesce a far stare materiali eccellenti, una dotazione molto ricca (compreso il display multifunzione asportabile con computer di bordo e navigatore) e una qualità reale e percepita superiore a quella delle dirette concorrenti.

Mentre faccio queste riflessioni, l’asfalto corre molto veloce sotto le ruote della mia up!. La strada più corta per raggiungere Pontedera da casa mia è la A7 Milano-Genova via Serravalle, poi Livorno, Pisa e un pezzettino di FI-PI-LI per parcheggiare in tempo la Volkswagen davanti alla Piaggio. Tre corsie, poco traffico: la velocità codice non è assolutamente un problema per la up! che ha una quinta marcia piuttosto lunga che fa girare poco il motore. Di buono c’è il comfort davvero insospettabile per una “piccolina”. Vero, i sedili non sono larghissimi, non lo sono mai su auto compatte come questa, ma la loro conformazione è ben studiata e oltretutto con tutte le regolazioni disponibili (anche per il volante) ho trovato subito la posizione di guida ideale per me. Insomma si viaggia bene, anche grazie a sospensioni che filtrano tutto e a una silenziosità di marcia che è raro trovare su auto di questa categoria e con motore tre cilindri.

Già, il motore: trovo la soluzione dei tre cilindri (ormai la usano tutti) perfetta per motori di piccola cubatura, perché la cilindrata unitaria maggiore regala un po’ di coppia a motori che per definizione non ne hanno molta. Per qualcuno il tre cilindri è “brutto” da ascoltare, ha un rumore sgraziato. Ma sulla up! questo non accade perché nell’abitacolo non arrivano né il tipico rumore “raschiato” del tre cilindri né le sue vibrazioni.

Lungo le infinite curve della Serravalle riesco anche a divertirmi senza sforare con il Tutor, che in questo caso è tarato a 90 all’ora. La up! è ben bilanciata, forse fin troppo morbida ma equilibrata e leggera (929 kg), il che si traduce in guida divertente. Poi di nuovo allungo nelle mille gallerie e nei tratti vista-mare della Genova-Livorno; sto comodo sulla up! L’impianto audio è di ottima qualità e i km passano senza farsi troppo sentire. Non si dovrebbe fare ma sono un tester e certe cose le devo pur provare: un tratto libero da controlli mi tenta e affondo il gas, lancio brevissimo e arrivano i 175 all’ora indicati, niente male! Però, poiché non siamo in Germania, ritorno subito nei ranghi. Alle 9 in punto parcheggio a Pontedera, puntuale come un treno giapponese: 311 km in tre ore secche, una bella media.

Ma non è finita, sono solo alla prima tappa: dopo il test del Piaggio X10 monto in macchina al volo e riparto. L’immancabile Google Maps mi segnala che la strada più rapida (e anche la più corta) che congiunge Pontedera a Imola passa per gli Appennini: Firenze, Scarperia (sede dell’autodromo del Mugello) e poi Imola. In mezzo ancora un bel po’ di autostrada e una settantina di km di statale che comprendono il passo del Giogo. Firenze arriva in fretta, la up! ormai mi ha abituato alle sue ottime prestazioni autostradali. Interrompo la noia del viaggio divertendomi sul misto stretto del Passo del Giogo. Seconda, terza, seconda, gas freno, cambio.

La strada è deserta, mi faccio un po’ prendere e inizio a guidare come in prova speciale; i miei amici a Imola hanno già messo le termocoperte alla moto e non posso certo farmi aspettare. La up! sfodera anche in questo caso un motorino niente male, che non “mura” come molti suoi simili a tre cilindri ma che allunga bene anche quando tiri le marce. I freni sono molto resistenti ma vorrei un volante di diametro più piccolo; il rollio, inoltre, è piuttosto accentuato. E poi è leggera, corta, quindi quando c’è da danzare in una serie di curve ha poche inerzie o ritardi, si fa trovare sempre pronta. Mi immagino quanto potrà essere divertente la GT up! che sicuramente avrà un assetto più sostenuto e, soprattutto, stesso peso ma 25 cv in più…

Scoccano le 16 mentre entro nel paddock di Imola. Il tempo di cambiarmi e sono in pista per un paio di ore di test in cui prendo la mano su uno dei circuiti più belli del mondo.
La terza tappa altro non è che un lungo e noiosissimo trasferimento sulla A1, ancora velocità Tutor, ancora senza problemi per la up! che ormai quanto a comfort non mi stupisce più. Silenziosa, morbida, poco stancante, mi riporta a casa che non è ancora arrivata la mezzanotte. 725 km su percorsi di ogni tipo tranne uno, quello per cui idealmente la up! è stata progettata: la città. Ma l’auto non si è tirata certo indietro.  Prima di parcheggiarla rifaccio il pieno e butto un occhio ai consumi: dalla partenza ho scaricato nel serbatoio della up! 44 litri di benzina che corrispondono a 16,8 km/litro. Considerando che avevo fretta e non sono certo andato con il piede di velluto è un risultato davvero niente male. Ancora convinti che con una piccolina non si possa viaggiare?

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