lamborghini countach LP400 verde

Youngtimer – Lamborghini Countach, prendere la Miura e metterla da parte

Dalle curve agli spigoli e alle linee rette. L’obiettivo è quello di stupire. Un “vizietto” che Lamborghini non ha più perso

7 settembre 2019 - 6:30

Il talento ha tante declinazioni. Averne uno è una fortuna, ma siccome la natura non è assolutamente equa nel distribuirlo fra gli esseri umani, qualcuno ne ha così tanto da entrare di diritto nell’olimpo dei geni. Prendete Marcello Gandini, uno che prima disegna la Lamborghini Miura, incanta il mondo, e dopo pochi anni stravolge tutto e dà forma alla Countach. Ok, non sono pochi quelli che pensano che dalla prima alla seconda ci sia un netta caduta di stile, ma un elemento è indiscutibile: la Countach è una pietra miliare. E noi la vogliamo ricordare in occasione dei suoi 45 anni.

La prima, quella “pulita”

Già, la Countach, anno di nascita 1974, è “LA” Lamborghini, l’auto che segna il solco stilistico della Casa di Sant’Agata Bolognese. Non ci credete? Per valutarla con obiettività bisogna osservare appunto quella del 1974, la prima. Pulita, minimale, senza l’alettone posteriore e caratterizzata da un susseguirsi di archi che inizia dal frontale, prosegue sulle fiancate e sul tetto, per poi andare a chiudersi nella parte posteriore. In mezzo a queste curve, spiccano dirompenti il muso e la coda appuntiti, che fanno il paio con le grandi prese d’aria dietro l’abitacolo. Spigoli vivi che sembrano messi lì con la funzione specifica di avvertire chi la guarda sulla cattiveria dell’oggetto.

Il modello che definisce il concetto di Lamborghini

Se le auto della Casa del Toro sono immediatamente riconoscibili in quanto tali, lo si deve alla Countach. Certo, qualcuno avrebbe preferito lo stile più sinuoso della Miura, ma i gusti sono soggettivi e la storia recente della Casa di Sant’Agata Bolognese dimostra quanto piacciano le sue supercar. Ovviamente, Huracan e Aventador non hanno nemmeno un bullone in comune con la Countach, ma la filosofia stilistica è la medesima. Segni particolari sono lo sbalzo anteriore ridotto al minimo, l’abitacolo spostato verso l’avantreno e, in generale, una gran voglia di far girare quante più teste possibile. Come? Beh, basta guardarla: carrozzeria schiacciata verso il basso, larghezza smisurata e parte posteriore più larga di quella anteriore, per fasciare una meccanica concepita attorno al motore V12.

L’urlo del Toro

Proprio il V12 – unica architettura consentita sulle supercar di Sant’Agata Bolognese fino all’arrivo della Gallardo – è il protagonista della Countach, al punto che l’auto è progettata attorno a esso. L’abitacolo avanzato, la carreggiata posteriore larghissima sono “conseguenze” del motore, che è protagonista indiscusso anche e soprattutto nella guida. Se è vero che la potenza oggi non impressiona – 375 CV – bisogna pensare che nel 1974 non solo l’ESP non esiste, ma anche le sospensioni e soprattutto le gomme sono a un livello infinitamente inferiore rispetto a oggi.

Chiede rispetto

Ecco perché solo i più dotati possono permettersi di portare la Countach vicino e magari oltre il limite. Gli altri è meglio che le diano del voi. E se queste parole vi sembrano eccessive, sappiate che attorno alla Countach girano alcuni racconti epici. Un collaudatore – che ha comprensibilmente chiesto l’anonimato, ma i suoi colleghi lo riconosceranno in queste righe – la Countach se l’è messa in testa. Per lui, per fortuna, solo qualche graffio. Il più grande problema, piuttosto, è stato un altro: la lunga attesa a testa in giù, perché le portiere ad apertura verticale, vanno poco d’accordo con il ribaltamento…

Un nome diverso dal solito

La Siàn, tra le protagoniste del Salone di Francoforte 2019, non è la prima Lamborghini che non si chiama come un toro. La prima è proprio la Countach, tipica espressione di stupore in dialetto piemontese, che un operario della Bertone (azienda di cui Marcello Gandini fa parte e a cui Lamborghini si affida per la definizione dello stile) si lascia scappare quando vede la nuova Lamborghini per la prima volta.

Lo stesso ingegnere della Miura

Stesso designer, stesso ingegnere a capo del progetto: la progettazione della Countach viene affidata all’Ing. Paolo Stanzani, che qualche anno prima aveva contribuito al progetto Miura e che poi sarebbe stato tra gli artefici della Bugatti EB110. Stanzani decide di sviluppare un telaio tubolare, i cui tubi sono di diametro differente, per coniugare leggerezza e rigidità dove serve. Le prestazioni? 309 km/h di velocità massima e 5,4 secondi per scattare da 0 a 100 km/h, secondo i dati dichiarati. La Countach rimane sul mercato a lungo, sostituita solo nel 1990 dalla Diablo. Al debutto, la Countach si chiama LP400 (Longitudinale Posteriore, 4 litri) ed è anche, secondo i dati dichiarati, la più veloce di tutte, con i suoi 309 km/h. Successivamente, tra appendici aerodinamiche, allargamento dei pneumatici e, soprattutto, norme anti inquinamento sempre più severe, la supercar italiana perde un po’ di smalto.

L’evoluzione in 12 anni di carriera

Nel 1978 arriva LP400S: gomme più larghe, spoiler anteriore e cerchi da 15″ anziché da 14”. Quanto al motore, scende da 375 CV a 358. Nel 1982 la cilindrata cresce al fine di recuperare un po’ di prestazioni: LP500S è spinta da un 4.8 (sempre V12) da 376 CV, più ricco di coppia e quindi abbinato a un cambio dai rapporti allungati. Altre novità sono l’accensione elettronica e gli interni modificati. Segue la 5000 Quattrovalvole del 1985. Il motore cresce fino a 5,2 litri di cilindrata, guadagna le quattro valvole per cilindro e, grazie anche ai nuovi carburatori verticali, la potenza sale a 455 CV. Nel 1988, il canto del cigno: la 25° Anniversario.

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