28 luglio, temperatura estiva e vacanze alle porte. Siamo nel bel mezzo delle Alpi, il cielo è azzurro e dalla partenza si vedono alcune delle cime che da lì a poco scaleremo.
Già dalle prime luci dell’alba i biker che corrono sul percorso lungo sono in giro a scaldarsi, come se i 100 chilometri e 3.260 metri di dislivello (dove anche io sarò impegnato) non siano sufficienti….
Il villaggio è già popolato e pronto ad accogliere i 2.500 partecipanti. Numeri da grande evento, frutto di un lavoro che l’organizzazione ha svolto in questi 10 anni puntando sul fascino ancora incontaminato delle valli del Parco Nazionale dello Stelvio.
Per chi ama pedalare ma predilige distanze più contenute il percorso Endurance (76 km e 2.400 m di dislivello) e Classic da (44 km e 1.485 m di dislivello), sono perfetti.

SUBITO COL NASO ALL’INSÙ

Alle ore 7:30 colpo di cannone e partenza della prima griglia, quella con gli Elite e i soliti noti, inclusa la maglia tricolore di Samuele Porro e il vincitore dell’anno scorso Juri Ragnoli.
Alle ore 7:35 parte la mia gara, dalla seconda griglia.
Il percorso lo conosco e l’altimetria pure. Subito salita, sulla strada che da Pedenosso Alto porta a S.Antonio: circa 7 km tra asfalto e sterrato seguendo per le Torri di Fraele, una delle connotazioni più tipiche della Valdidentro sul percorso dell’antica via Imperiale.
Dopo le Torri transito nei pressi del laghetto di Monte Scale, fino a alle dighe di Cancano; il panorama è stupendo, il gruppo viaggia a circa 40 km/h costanti sulla piana della prima diga e io tengo bene il passo. Dopo qualche chilometro attraversiamo il muro di contenimento passando sul lato opposto della seconda diga. per giungere in località S.Giacomo e affrontare la parte nuova del percorso Marathon in direzione Val Mora, in prossimità del confine svizzero. Siamo sempre sulle tracce dell’antica via d’Alemagna storico e importante collegamento commerciale fra la Valtellina e i vicini paesi del Nord Europa fino al 1487.
La gamba gira bene, il clima è perfetto e sono pronto per affrontare la salita dell’Alpe Trela fino a quota 2.200 metri. Per arrivarci occorrono circa 2 chilometri su una sterrata ripida ma dal fondo compatto, dove riesco a non mettere il piede a terra, incitato dai graditi tifosi che a bordo strada hanno già visto sfilare prima di me centinaia di concorrenti e non si stancano di applaudire.

SCENARI STRAORDINARI

lo spettacolo delle Alpi intorno trasmette pace e bellezza, mentre la carovana di ciclisti in un silenzio rotto solo dai respiri profondi e dagli scatti dei cambi guadagna pian piano quota per scollinare il Passo Trela a quota 2.307 metri, il punto più alto di tutta la AVBM.
La traccia prosegue sul sentiero della Val Torta fra continui saliscendi fino ad arrivare a toccare il lago di Livigno. Nemmeno il tempo di gustarmi il panorama che parte da subito la salita per il Passo Alpisella, pedalabile nella prima parte e decisamente ripida nella seconda. Il fondo è compatto e le Vittoria Peyote mi aiutano a mantenere la trazione e la cadenza sempre regolare. In cima il mal di gambe è bilanciato dall’euforia di vedere il cartello del Passo e la discesa sul single-track che passa nei pressi delle sorgenti dell’Adda, verso la diga di S.Giacomo, un tratto molto bello sul quale si uniscono i partecipanti del percorso Endurance, per affrontare (di nuovo per me, ma è la prima volta per loro), la salita all’Alpe Trela e scollinare alle Bocchette di Trelina a quota 2.283 metri.

FORSE RECUPERO, ANZI NO

In discesa dovrei recuperare, invece complice lo spettacolare single-track in direzione Val Vezzola non mi risparmio fino all’imbocco del sentiero che porta verso la valle di Foscagno.
Al ristoro di Arnoga faccio sosta, ho percorso ormai 70 chilometri e la stanchezza inizia a farsi sentire.
La Val Viola è dominata dalle montagne del gruppo della Cima Piazzi e della Corna di Campo, da qui il percorso diventa molto movimentato, con un susseguirsi di divertenti saliscendi che collegano un po’ di valli delle quali, complice la memoria da criceto e la stanchezza, non ricordo nemmeno il nome e che affronto senza guardarmi troppo in giro.
Mi rimane però bene impresso il Muro di Prei, sono solo 1.300 metri di lunghezza ma le pendenze arrivano fino al 30%!
Complice il traffico e la ripidezza, affronto buona parte della salita in buona compagnia spingendo la Mtb! Scollino in località Prei, dove la vista può spaziare su tutte le valli che ho percorso nella prima parte del tracciato.
In discesa, costeggio le piste da sci della Valdidentro, con tratti mozzafiato verso la zona storico naturalistica del Forte militare Venini e la riserva del Paluaccio di Oga.
Ultimo ristoro, dove oltre ai soliti integratori, l’organizzatore ha previsto anche la carne cotta sulla pioda, salamelle e altre delizie. Nulla di meglio per togliermi dalla bocca quel sapore di barrette e gellini…
Sono all’ultimo sforzo. Sui sentieri del bike Park di Oga mollo i freni e me la godo fra radici, whoops e curve paraboliche. È il preludio all’arco dell’arrivo, la testa e la gamba ripescano le ultime energie per sprintare e riempire in solitaria l’inquadratura del fotografo sotto lo striscione.

L’IMPORTANZA DI UN ABBIGLIAMENTO ALL’ALTEZZA

Condizioni meteorologiche tipicamente estive, sole e caldo e tante ore in sella…” Erano queste le indicazioni che avevo dato ai tecnici di Santini perché mi potessero consigliare l’abbigliamento più indicato ai 100 chilometri dell’Alta Valtellina Bike Marathon.
L’azienda bergamasca ha a catalogo una serie di capi dedicati alla Mtb, ma in virtù delle molte ore che avrei trascorso in sella, ha pensato bene di consigliarmi dei prodotti della linea Road. In particolare, la scelta è caduta sul kit Tono 2.0, un completo dal design slim fit con una destinazione di utilizzo piuttosto trasversale, che fa della traspirabilità e della leggerezza i suoi punti forti.

In particolar modo ho apprezzato la maglia realizzata in microrete Sesia, morbida e incredibilmente traspirante, che l’ha resa perfetta sia in salita sia in discesa grazie al tessuto leggero e alla velocità di asciugatura. La microrete, unita alle maniche tagliate al vivo in tessuto Bodyfit, rendono questo capo molto confortevole, con la classica tripla tasca posteriore perfetta per riporre lo smartphone, gli integratori, il gilet 365_Scudo e tutto quanto mi sono portato dietro durante la gara.
I calzoncini Tono 2.0, confezionati con i tessuti Thunderbike Power e New Monica, aderiscono perfettamente alla gamba senza mai costringerla. A livello tecnico, all’interno del tessuto, invece del classico elastico c’è una trama a nido d’ape in silicone che ha mantenuto i calzoncini sempre nella posizione corretta. Le bretelle elastiche senza cuciture e il fondello NAT con cuore in gel NEXT a effetto rinfrescante mi hanno garantito un comfort assai apprezzato durante le quasi 7 ore di pedalata.
Prezzi: maglia Tono 2.0, 89 euro; calzoncini Tono 2.0 149 euro; gilet 365_Scudo, 75 euro.

Foto: Fotostudio5 / Pica