Basso Diamante

La materia prima è al top e viene dal Giappone. Cervello, creatività e passione sono made in Italy, ovvero quanto di meglio ci sia. Il risultato ha il nome della pietra preziosa più desiderata e una firma che ha fatto la storia del ciclismo

21 novembre 2014 - 23:11

1972. Gap, Francia. Campionato del Mondo di Ciclismo su strada. Un circuito più per scalatori che per velocisti, una nazionale italiana in forma. Il solito Eddy Merckx quale naturale favorito. La corsa si movimenta solo all’ultimo giro, quando sette corridori vanno in fuga: il Cannibale, Marino Basso, che lo marcava stretto dalla partenza, Bitossi, Dancelli, Guymard, Zoetemelk e Mortensen. A 4 chilometri dal traguardo Guymard e Bitossi si staccano a scappano; a poco più di mille metri dall’iride, Guymard molla, Cuore Matto resta solo e comincia a guardare lo striscione che si avvicina veloce. Ci crede, ormai è fatta.

Ma quelli dietro, a dispetto di ogni tatticismo, cominciano a spingere come locomotive e a 300 metri dall’arrivo Bitossi comincia a sentire il loro ansimare. Le sue gambe diventano più dure a ogni colpo di pedale, comincia a voltarsi… Si sta piantando mentre gli altri stanno mangiando il manubrio. Il traguardo è lì davanti, a cinque metri, quando alla sua sinistra vede la maglia azzurra di Basso che lo sfila a velocità doppia, con Merckx a ruota. Cuore Matto è incredulo, disperato… Sul podio sarà secondo, grazie al photofinish che gli metterà Merckx alle spalle. Basso è in mezzo a loro, con la maglia iridata sulle spalle.

Cinque anni dopo, nel 1977, nacque il primo telaio con la firma del Campione del Mondo. Da allora passione, eccellenza, stile e qualità sono ingredienti che non sono mai mancati in una bicicletta Basso. Progettate e realizzate in Italia, i tubi in acciaio delle biciclette Basso hanno lasciato il posto a quelle in materiali compositi, un mix di fibra di carbonio made in Toray e resine epossidiche di Mitsubishi Rayon. La densità e, soprattutto, l’orientamento delle fibre sono le discriminanti per definire le proprietà di un telaio.

Ogni taglia e modello hanno un proprio disegno controllato dal computer, che segna sulla pezza le parti da tagliare, l’orientamento delle fibre per ciascuna, il numero di strati e il loro orientamento per ogni area del telaio. Il collocamento del primo strato nello stampo è molto importante perché è la base per l’orientamento dei successivi. Un telaio rigido in torsione ma reattivo alla flessione è il risultato di uno studio dell’effetto creato dall’orientamento delle fibre nelle varie zone del telaio. Nei telai Basso sono utilizzati fogli orientati a 0°, 22° e 45° e tre tipi di intreccio di filamenti di carbonio: 1K, 3K e unidirezionale.

Diamante è il top di gamma, un monoscocca senza inserti in alluminio realizzato al 100% con fibra di carbonio 1K Torayca High Modulus in T1000 e T800,  reso ancora più resistente agli urti e sollecitazioni grazie all’uso di particolari resine aggiunte alle fibre.
Per i feticisti della fibra nera, ecco la struttura dei tubi:

Top Tube: 1 x 0° + 1 x 22° + 2 x 45°
Down tube: 2 x 0° + 1 x 22° + 2 x 45°
HT: 2 x 0° + 3 x 45°
ST: 1 x 0° + 3 x 22°
CS e ST: 1 x 0°, 3 x 22° + 1 x 45°

Grazie al riposizionamento delle fibre di carbonio nello sterzo e nella zona critica del movimento centrale è stata ottenuta una riduzione del peso di 15 grammi nella zona dello sterzo e 25 in quella del movimento centrale. Si tratta di un risultato al quale i progettisti tengono molto, al punto di avere scritto in bella evidenza sul telaio due numeri che a questo sono intimamente legati. I numeri che compaiono nella grafica del Diamante si riferiscono, infatti, a due specifiche assolutamente uniche: i valori 0.4 nella zona del movimento centrale e 0.6 nella zona dello sterzo rappresentano lo spostamento, misurato in mm, rilevato durante le prove di flessione e di torsione del telaio. Il test misura l’offset dalla posizione iniziale, dovuto all’applicazione di una forza pari a 50 kg a 36 cm dal fulcro. Questo significa eccellenti doti di rigidità e resistenza, proporzionate al peso contenuto del telaio. La nuova sezione anteriore monolitica, caratterizzata dalla forcella e dall’attacco manubrio semi-integrati, determina una posizione in sella aerodinamica e aggressiva ma, grazie al “Comfort Kit”, è possibile alzare da 10 mm fino a 30 l’attacco manubrio per ottenere una posizione meno estrema.

Il carattere racing del Diamante è espresso nel contrasto tra le sue forme assottigliate e aerodinamiche e la sua struttura reattiva, declinata in 6 colorazioni e 7 taglie: 45/48/51/53/56/58/61. Per soddisfare i diversi gusti dei futuri proprietari, è possibile scegliere l’equipaggiamento sia in fatto di gruppo, sia di ruote. Nel primo caso l’offerta spazia fra Campagnolo Super Record EPS, Shimano Ultegra Di2, Campagnolo Chorus EPS, Super Record, Dura Ace, Chorus e Ultegra, tutti con l’opzione 34/50 o 39/53. Come ruote la scelta è fra Microtech M150 (per tubolari o copertoncini) e M138 in fibra di carbonio, con profilo rispettivamente di 50 e 38 mm, M1CA in fibra di carbonio/alluminio e MCT38 in alluminio.

La versione top a catalogo, montata con manubrio Microtech quantum carbon, attacco Diamante alloy, cannotto reggisella Diamante carbon, gruppo Campy Super Record, ruote Microtech M138 per tubolari e sella San Marco Mantra, pesa 6,3 kg.

Per info:
Bassobikes s.r.l.
Dueville (VI)
Tel. 0444-590033
info@bassobikes.com

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