Prova Basso Diamante, fuori dal branco

Ci sono oggetti che, pur avendo caratteristiche fuori dal comune, fanno dell’understatement un punto di forza. Questo modo di essere ben descrive la filosofia di Basso, azienda capace di realizzare prodotti di una raffinatezza unica anche lontano dalla luce dei riflettori

5 febbraio 2015 - 17:02

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Tirarla fuori dallo scatolone è già un’emozione: il contrasto è forte, stridente, e rende ancora più piacevole l’effetto scoperta. Diamante di nome e gioiello di fatto: “LA” bicicletta secondo Basso.

È una di quelle bici che resti dieci minuti a guardare. E poi a toccare, perché un senso solo non  basta. Finiture e cura del dettaglio sono di alto livello, mentre le colorazioni sobrie ed eleganti valorizzano e sottolineano linee sottili e aerodinamiche, in modo particolare il raffinato Silver/Red/White del modello nelle nostre mani.

Chi non si accontenta delle sensazioni e vuole concretezza, numeri,  trarrà certamente soddisfazione dalla lettura della bilancia: 6,6 kg (nella taglia 56), 900 grammi per il solo telaio (taglia 53, verniciato). A qualcuno, poi, sapere che la cifra da scrivere sull’assegno, per farla sua, è 9.560 euro procurerà addirittura i brividi.

A noi piacciono sia le sensazioni sia i numeri, ma preferiamo che questi ultimi non intacchino le prime e quindi li vogliamo conoscere solo dopo che il nostro corpo ha assaporato le emozioni.

Tutto è al top sul Diamante, a partire dai materiali. Fibra di carbonio Torayca 1K T800 e T1000, tessuta in fogli con orientamenti di 0°, 22° e 45°, abbinati in modo specifico per dare forma a ciascuno dei tubi che compongono il telaio, monoscocca senza alcun rinforzo in alluminio.

Come su tutti i prodotti con un elevato contenuto tecnologico, anche dietro a un’apparente semplicità ci sono scelte e soluzioni che è interessante scoprire. Un’occhiata alla sezione “Manifattura” del sito Basso è illuminante: per una bici destinata a garantire alte performance agli agonisti più esigenti, ogni manciata di grammi risparmiata è benvenuta, così come tutte le migliorie in termini di efficacia nel trasferimento della potenza. Sul Diamante questi obiettivi sono stati perseguiti grazie al riposizionamento delle fibre nei nodi dello sterzo e del movimento centrale, che hanno portato a risparmiare rispettivamente 15 e 25 grammi e a far segnare valori di tutto rilievo in fatto di flessione e torsione del telaio, al punto di ostentarli nella grafica della bici. Sono le cifre 0.4 e 0.6 che si leggono in basso e in alto sul tubo obliquo e che rappresentano lo scostamento in millimetri dalla posizione iniziale in seguito all’applicazione di una forza pari a 50 kg a 36 cm dal fulcro.

Seguono i trend del momento la serie sterzo e il cannotto forcella, tapered, con diametri di 1-1/8” e 1.5”, mentre del tutto originale è la soluzione denominata “Comfort Kit”. Il ciclista (e ognuno di noi lo sa bene) è uno sportivo un po’ masochista, qualcuno più di altri. Ad esempio tutti coloro che, pur di pedalare sulla stessa bici che usano i loro eroi, sono disposti a spaccarsi la schiena. Questo kit, il cui nome è eloquente, è nato pensando proprio a loro e offre la possibilità di alzare da 10 a 30 mm l’attacco manubrio, semi-integrato, godendo in modo ancora più pieno delle caratteristiche estreme del Diamante.

Per il gruppo la scelta è caduta sul meglio del Made in Italy, ossia Campagnolo Super Record EPS 53-39, ma è possibile anche optare per Chorus, Dura Ace e Ultegra, in configurazione sia meccanica sia elettronica.

In fatto di ruote, la scelta non è obbligata e, a seconda dei gusti e dello stile di guida, si può optare fra due modelli interamente in fibra di carbonio – Microtech M138 e M150 -, che differiscono nell’altezza del profilo, uno in alluminio/fibra di carbonio – Microtech MCA – e uno in alluminio – MCT38.

RIDE
Prima di salire in sella ne abbiamo ovviamente regolato l’altezza, un’operazione che permette di apprezzare la funzionalità del collarino, composto da due parti e altrettante viti che permettono di abbracciare alla perfezione il cannotto dal profilo a goccia. Una volta seduti e appoggiate le mani sul manubrio si sente subito profumo di crema depilatoria e olio per massaggi… Il Diamante è un purosangue, ma ti ci senti subito a tuo agio e ispira immediata confidenza. Bastano poche pedalate e sembra di aver già passato le vacanze insieme!

Le geometrie sono racing, senza compromessi, con i foderi bassi da 402 mm e il tubo sterzo da 145 mm ma la posizione in sella è comoda: durante la prova abbiamo tenuto il Comfort Kit nella sua configurazione massima, ossia +3 cm, proprio per valutare il carattere nell’assetto più “forzato”.

Dicevamo che il Diamante è un purosangue, ed è vero, ma un purosangue ubbidiente e immediatamente pronto a rispondere ai comandi. La trasmissione della potenza dai pedali all’asfalto è diretta, la bici scatta senza incertezze o ritardi, schizza leggera e rapida. Rilanciarla sui tornanti o all’uscita delle curve dà grande soddisfazione. La precisione e la velocità del Super Record EPS aiutano ad apprezzare ancora di più questo aspetto.

Anche quando si spingono i rapporti lunghi, seduti sulla Mantra Carbon FX (la sella è un altro componente di pregio), si ha la sensazione di un’azione efficace: il Diamante avanza spedito, con aggressività e aerodinamica ben poco penalizzate dalla “modalità comfort”.

Le ruote in fibra di carbonio, mozzi compresi, sono rigide e leggere e lavorano alla perfezione con l’avantreno monolitico e il retrotreno compatto. La sinergia si apprezza anche in discesa, dove la leggerezza della bici non influisce affatto sulla precisione e sulla sensazione di controllo che trasmette. Una volta definita la traiettoria, basta impostarla e il Diamante la percorre senza incertezze, anche sugli asfalti non certo impeccabili di questo umido inverno.

A questo proposito una nota di merito va anche al ponte di comando e alle gomme, gli ottimi tubolari Conti Competition (rigorosamente hand-made in Germany), scorrevoli e dal buon grip. Purtroppo, però, i quattro strati di protezione antiforatura Vectran non sono stati sufficienti a salvare quello anteriore da una digressione in una canalina a bordo strada, necessaria a evitare la “carezza” di un’auto in sorpasso ravvicinato.

La misura calzata dai cerchi Microtech in fibra di carbonio è 22 mm ma, se la luce del carro lo permette, sarebbe interessante provare il Diamante con le Competition nella nuova misura da 25.

Come tutte le pietre di grossa caratura, anche questo Diamante resterà per molti un sogno proibito, anche se la disponibilità del kit telaio (con forcella, serie sterzo, attacco manubrio e reggisella) lo rende più avvicinabile. Chi ne entrerà in possesso avrà un gioiello molto prezioso con cui suggellare una lunga unione. Una bici di carattere, che difficilmente si confonderà con le altre allineate alla partenza di una granfondo e che farà girare la testa a molti, come è capitato anche a noi.

 

SCHEDA TECNICA
Telaio: monoscocca in fibra di carbonio 1K Torayca alto modulo T1000 e T800, “Aluminium Free”, Comfort Kit, calotte integrate, sterzo conico 1-1/8″ – 1.5″
Gruppo completo: Campagnolo Super Record EPS 53-39

Manubrio: Microtech Quantum carbon
Attacco: Diamante alloy
Reggisella: Diamante carbon
Sella: San Marco Mantra Carbon FX
Cerchi: Microtech M138 tubular
Pneumatici: Continental Competition Vectran Breaker, 22 mm
Peso: 6,60 kg (taglia 56)

Taglie: 45/48/51/53/56/58/61

Colori: Silver/Red/White, Red/White, Matt Black, Matt Black/Yellow, Black/Red, Italy

Prezzo consigliato: 6.560 euro

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