BMW Hero Südtirol Dolomites. Fatta…

26 giugno 2018 - 17:06

Le premesse sono buone. Cielo azzurro, il sole illumina le vette delle Dolomiti patrimonio dell’Unesco. Una premessa che tranquillizza almeno dal punto di vista meteorologico i partecipanti, che difficilmente potevano chiedere di più. RED ciclismo (io…) era tra i 4.018 partecipanti a questa 9° edizione della Hero.
Il parterre alla partenza è da Mondiale, Leonardo Paez (che vuole vincere la sua quinta
Hero), Alban Lakata, Juri Ragnoli e tanti altri atleti agguerriti (che tenteranno di rendergli la vita difficile).
IL PERCORSO E LA PREPARAZIONE
La partenza è da Selva di Val Gardena per scalare in successione i passi Gardena,
Campolongo, Pordoi e il Duron – per il lungo da 86 km – o il Sella – per chi pedala sui 60 km. Io ho scelto l’opzione più corta con “soli” 3.200 m di dislivello.
Per affrontare la Hero non ho fatto un allenamento specifico, però ci ho dato dentro con le salite e ho sostituito la corona di serie dell’Eagle, da 34 denti, con una da 32 per affrontare pendenze a doppia cifra. Per quanto riguarda il comparto gomme mi sono fatto consigliare da Michelin che ha fornito una Force XC per l’anteriore e una Jet XCR per il posteriore, entrambe nella misura 2.1″.
Prima della partenza ho almeno una certezza: la bici è pronta per affrontare la Hero…
L’emozione si fa sentire. La mia gara partirà alle 8:00, quindi sveglia all’alba per dedicarmi a un’adeguata colazione.

LA GARA
La strada principale di Selva è affollatissima malgrado l’orario e l’aria ancora frizzante. I balconi delle case, addobbati con gli striscioni della Hero, sono gremiti di pubblico; gli elicotteri volteggiano sopra di noi.
Al colpo di cannone comincia la BMW Hero Südtirol Dolomites 2018.
La partenza è subito in salita, nel senso che di pianura oggi ne vedrò davvero poca…
Il primo GPM in cima al Dantercepies è a 5,2 km, una salita tosta, sulla quale Paez (siamo quasi diventati amici) mi ha confessato che si può iniziare a intuire come stanno gli avversari. La pendenza è costante tra il 12% e il 16% e nel tratto centrale tocca il 24%.
Salendo mi rendo conto che il passo è buono e la gamba gira.
La prima soddisfazione di giornata è proprio quella di riuscire a fare il Dantercepies tutto in sella, cosa non scontata in gara perché, oltre alla pendenza, è matematico trovare tappi nei tratti più duri. Però da buon equilibrista mi è riuscito lo slalom tra i tanti concorrenti che arrancavano spingendo la propria Mtb.
Dopo la prima, vera, fatica si scende in direzione Corvara, con un alternanza di tratti flow e single track davvero divertenti. La seconda salita è più breve della prima ma nel tratto finale la pendenza è quasi verticale, lì il mio Garmin segna addirittura il 30%.
Qui arrivo a pochi metri dal mio secondo obiettivo: fare tutta la Hero in sella. Lo slalom questa volta però non riesce e un concorrente che spinge la bici sul lato sinistro della salita si scompone e spingendomi in un canaletto di ghiaia, provo a uscirne con due pedalate energiche che però vanno a vuoto: niente da fare, metto giù il piede… Vabbé, nel profondo però so che avrei potuto farcela.
LA NATURA SMORZA LA FATICA
Consumo la leva del cambio nel cercare un rapporto più agile del 32-50 per l’ascesa al Pralongià, ma è più un tic nervoso che una reale necessità. I panorami sono da cartolina e per quanto sia impegnato nel pedalare, mi godo la maestosità del gruppo del Sella e la straordinaria bellezza della Marmolada. Il Passo Pordoi è lungo e alterna pendenze impegnative a quelle a cifra singola, con qualche intermezzo su strada asfaltata, che per le mie gambe funge da recupero attivo delle energie.
La discesa verso Canazei è tecnica in alcuni tratti; qui godo appieno del reggisella telescopico, che mi agevola nel guidare al meglio la mia Procaliber. Arriva presto anche l’ultimo ristoro (a proposito, un plauso agli organizzatori perché sono tutti ben forniti, con profusione di integratori e barrette energetiche).
Si riparte verso il Passo Sella: è l’ultima salita, che non capisco se più per la stanchezza o per la pendenza, sembra essere anche la più dura… Fatto sta che non riesco a farla tutta in sella e la fine sembra non arrivare mai. In cima manca davvero poco al termine di questa Hero, meno di 10 km che attraversano la Città dei Sassi.

GLI ULTIMI CHILOMETRI
Dopo l’ultimo scollino respiro a pieni polmoni l’aria delle Dolomiti e mi lascio andare in discesa; è fatta, ma non devo allentare la concentrazione. Peter Runggaldier – direttore di gara – in conferenza stampa è stato molto chiaro: “fate attenzione agli ultimi chilometri perché la pioggia ha sì sciolto la neve caduta copiosa questo inverno e ha segnato in qualche tratto il percorso”. Non è finita: rimane ancora qualche saliscendi ma ormai vedo Selva e comincia l’euforia. All’arrivo in piazza il display segna 5 ore e 48 minuti: la mia media è di poco inferiore agli 11 km/h ma la soddisfazione di averla chiusa è grande. Chiudo gli occhi e anch’io mi sento un po’ Hero.
LA GOMMA CONTA
Terreno mediamente compatto, abbastanza secco e salite. Molte salite… Queste le indicazioni che avevamo dato ai tecnici di Michelin perché ci potessero consigliere le gomme migliori per affrontare questo percorso. La scelta è caduta su un mix con una Force XC Competition Line davanti e una Jet XCR Competition Line dietro. Combinazione che avrebbe consentito di essere performante anche in presenza di terreno soffice (in quota si era appena sciolta la neve caduta fino a pochi giorni prima).
Misura 2.1″ per entrambe, scelta che, con il senno di poi, avrei orientato sulla taglia maggiore – 2,25″ – per meglio “galleggiare” sui ghiaioni.
Le ho montate naturalmente tubeless, gonfiate a 1.5 dietro e 1.4 davanti, con un ottimo risultato in termini di grip e trazione anche sui tratti smossi delle salite più ripide, ma senza perdere in precisione e direzionalità anche nelle veloci discese.
Forature e pizzicate? Non pervenute.

Un ringraziamento ai compagni di avventura:
BMW Hero Südtirol Dolomites, Michelin, Sidi, Suomy.

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