Damiano Cunego, en danseuse con il Purosangue

La tappa 14 del Giro d'Italia sarà una di quelle che scriveranno la classifica finale. L'abbiamo percorsa insieme a Damiano Cunego.

7 maggio 2019 - 16:03

Purosangue” è il titolo – ad arguta doppia lettura – del suo libro, uscito pochi giorni dopo l’avventura sulle strade della Valle d’Aosta. Due giorni intensi e divertenti di bici e chiacchiere, imparando a conoscere l’uomo dietro il campione.

Con Damiano siamo andati in ricognizione sulle salite della 14esima tappa del Giro d’Italia, quella che il 25 maggio porterà da Saint Vincent a Courmayeur: 131 km, quasi 4.000 metri di dislivello, 5 GPM. Una tappa nella quale chi punterà alla vittoria finale non potrà nascondersi

Una tappa che, così tracciata, Damiano non l’ha mai percorsa, anche se conosce bene l’ultima salita, quella che porta al Colle San Carlo. La conosce, ma la scorderebbe volentieri… Fu teatro di una di quelle pagine che hanno scritto l’epica del Ciclismo: era il Giro del 2006; 13esima tappa, da Alessandria a La Thuile, che si raggiungeva dopo una picchiata di quattro chilometri una volta scollinati sul San Carlo. Era una di quelle tappe che piacciono tanto a chi guarda e per niente a chi pedala: pioggia, freddo, vento, 25° alla partenza e 5° all’arrivo, crisi di freddo, mal di stomaco, ritiri… Quel giorno l’impresa la fece Piepoli, con Basso che limitò i danni ma mise definitivamente le mani sul Giro, mentre Cunego (allora punta della Lampre) finì staccato di 2’36” in compagnia di Savoldelli.

Questione di numeri

Questa volta niente numeri sulla schiena né sotto la sella, cielo terso e sole quasi caldo. Sono passati 13 anni da quel San Carlo, ma Damiano non ha perso il suo stile e vederlo en danseuse sulle salite più ripide è ancora un piacere. Il 25 maggio i ciclisti affronteranno un tracciato non troppo lungo, solo 131 km, ma con un dislivello molto importante, anche se Damiano dice che sulle prime quattro salite non ci saranno sorprese e la corsa si deciderà sull’ultima, che è anche la più impegnativa, il San Carlo per l’appunto.

Più faticoso di una gara

Il mood è rilassato e a dettare i tempi e i ritmi della giornata sono fotografo e operatori video, a partire dalla colazione al tavolino del bar in centro a Saint Vincent… Se lo spirito è da gita scolastica, i tempi e l’impegno sono da lavori forzati: si comincia a salire a freddo, si ripetono scene, si rifanno rampe e tornanti, in salita e discesa per dare modo a che deve riprendere da terra e dal cielo di acquisire la sua dose di immagini. Il pranzo è poco più di un rifornimento in gara, con la differenza che noi mettiamo le gambe sotto un tavolo e i panini non ce li lanciano con la borsa di tela.
Poi si riprende: “Damiano, questa la rifacciamo stando un po’ più a destra“, “bello questo tornante, qui facciamo anche il drone“, “ancora una, pedalando in fuorisella“, “un po’ più aggressivo sulla discesa, una volta ancora“… Così, quando arriviamo in cima al San Carlo sono arrivate le sette di sera. Ci fermiamo per riempire la borraccia, sgranchire gambe e schiena e realizzare qualche immagine statica della Exept su cui pedala Damiano. La temperatura sta scendendo e dobbiamo ancora arrivare a Courmayeur, possibilmente prima che la luce cali troppo.

Giù a tutta

Ci beviamo i dieci chilometri che ci separano dalla valle come il Genepy con il ghiaccio della sera prima e raggiungiamo Courmayeur con luce a sufficienza per girare le ultime scene e scattare le foto che mancano. Damiano trema dal freddo come nemmeno quel giorno di maggio del 2006, ma continua a ubbidire ai comandi della troupe senza mai smettere di sorridere “ancora un giro della rotonda, Damiano“, “alza la bici sopra la testa. Così… ancora“, “dai, tira i qudricipiti e fai la faccia da cattivo, che è l’ultima“. Poi, il Purosangue si cambia, saluta tutti con grande calore, pubblica un’altra “storia” sul suo profilo Instagram, ci invita alla presentazione del suo libro e si infila in auto per tornare a Verona.

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