1Il mio viaggio

Cercare di raccontare in un solo articolo i miei ultimi quattro anni e mezzo in giro per il mondo è davvero un’impresa ardua. Specialmente se vissuti intensamente, come se ogni giorno fosse un viaggio a sé.

Il 13 settembre del 2013 ero sul balcone di casa mia, a Savigliano, provincia di Cuneo, era sera e il sole stava tramontando dietro il bellissimo Monviso, creando colori incredibili. Ero reduce da una vacanza particolare e low cost, che si era rivelata una vera e propria sfida personale e una meravigliosa scoperta: percorrere un tratto di Via Francigena camminando per una decina di giorni con soli 100 euro in tasca, uno zaino anni ‘90 e degli scarponi economici che mi avrebbero distrutto i piedi. Tornai da quell’esperienza con il petto alleggerito dalle mie ansie e iniziai a vedere le cose da un’altra prospettiva. Mentre ammiravo quel sole dal mio balcone fumando una sigaretta, presi la decisione che mi avrebbe cambiato la vita: fare il giro del mondo a piedi. Spensi quella sigaretta, che sarebbe poi stata l’ultima.

La preparazione

Ho impiegato circa 7 mesi per la preparazione, che in realtà sono davvero pochi per un progetto simile. Avevo fretta solo per il timore di cambiare idea e di rinunciare a una pazzia simile. Ho cercato qualche sponsor, ho comprato un passeggino da jogging Chariot Cx1, che mi è servito per trasportare attrezzatura e cibo. Infine ho iniziato ad allenarmi correndo 10/20 km al giorno oppure facendo lunghe camminate di 30 km. Inizialmente non desideravo che il mio viaggio diventasse una cosa pubblica né tantomeno diventasse conosciuto sui social, tuttavia la mia famiglia e i miei amici mi hanno convinto a condividere la mia esperienza e ancora oggi sono grato a loro  per questo.
Il 19 aprile del 2014 sono partito, sotto gli occhi dei miei compaesani e addirittura delle telecamere RAI. Mi sentivo un astronauta lanciato nello spazio. Ormai non si poteva più tornare indietro!

Ho percorso tutto il nord Italia per arrivare in Slovenia andando sempre verso est, ho calpestato Croazia, Serbia, Bulgaria, Turchia entrando in Medio Oriente. A quel tempo camminavo dai 30 ai 50 km al giorno, spingendo il passeggino che pesava 40 kg. Ho attraversato Georgia e Armenia rivelatesi più faticose del previsto, ma al tempo stesso meravigliosamente sorprendenti. Arrivato Iran ho iniziato ad avere i primi dolori al ginocchio destro che di giorno in giorno gonfiava. Avevo già percorso 6.000 km  camminando.

Le prime difficoltà in Iran

Sono stato operato al ginocchio a Teheran, ma, grazie al lungo stop e all’attesa del visto indiano e pakistano, mi sono potuto immergere completamente nella cultura persiana vivendo ospite di una famiglia. Non sono riuscito ad ottenere un visto per il Pakistan, quindi ho preso il primo aereo per l’India. Credetemi, fare il nord dell’India camminando è davvero dura. Ho attraversato anche il Nepal alle pendici dell’Himalaya. Da qui ho preso il secondo aereo, perché a quei tempi non si poteva entrare in Myanmar, soprattutto da Ovest, a causa della guerra civile.

Arrivato a Bangkok ho camminato sempre verso sud attraverso la lunghissima Thailandia, poi Malesia fino a Singapore per poi prendere una nave cargo e camminare per l’isola di Java in mezzo allo smog quasi pari a quello indiano, con la minaccia costante del vulcano Raung che si era risvegliato in quei giorni. Ho attraversato la stupenda Bali e da lì ho preso un volo (obbligato) fino a Darwin, in Australia.

Mattia Miraglio Il giro del mondo a piedi e in bici mappa itinerario

Australia, che per come la volevo affrontare era una sfida nella sfida. Ho attraversato il deserto dell’Outback lungo 3100 km in 70 giorni, pause comprese e la media giornaliera superava i 50 km. Il mio passeggino arrivava a pesare anche 90 kg, dato che caricavo acqua e viveri per una settimana. Sono arrivato ad Adelaide puzzolente e mal concio, ma felice. Ho preso un volo per la Nuova Zelanda e sono così arrivato letteralmente dall’altra parte del mondo, il punto più lontano dall’Italia. Avevo percorso 13.000 km in circa 18 mesi, calcolando solo il cammino.

 

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In Nuova Zelanda ho dovuto prendere una decisione: tornare almeno per un breve periodo in Italia, sia per problemi famigliari sia per mancanza di denaro e cercare di organizzare la seconda parte del viaggio, cercando altri sponsor e lavorando sodo.

La ripartenza dal Canada

Dopo lo stop italiano e la pubblicazione del mio libro di viaggio sono ripartito alla volta dell’America, precisamente da Vancouver, in Canada nel maggio del 2017, con un passeggino nuovo a marca Thule, molto tecnico e robusto, con nuovi sponsor e progetti.

 

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Nel corso del tempo sono diventato sempre più esperto nel fare video e foto e questo mi ha portato una maggiore visibilità sui social, alla possibilità di collaborare con molti brand e ai primi guadagni dal canale YouTube stesso. In poche parole stavo trasformando quello stile di vita anche in un lavoro, nonostante per me fosse  principalmente passione.

Da Vancouver sono sceso sempre verso sud, le gambe ormai allenate hanno comunque patito parecchio, soprattutto le ginocchia. Ho camminato per tutto il piovoso stato di Washington e Oregon sempre rimanendo sulla costa ma cercando di non perdermi i parchi nazionali che nel nord-ovest americano dominano il territorio. ll “sempre verde” Oregon è uno degli stati più belli che ho attraversato.

L’infortunio al ginocchio

Entrato in California il dolore alle ginocchia è aumentato. Sono comunque andato avanti per almeno un migliaio di km passando per gli incredibili parchi dei Redwood, all’ombra di  sequoie millenarie alte anche 200 metri, per poi arrivare nella spettacolare San Francisco, attraversando il famoso Golden Gate Bridge a piedi.

Scendendo sempre verso sud, sono arrivato nella solare Santa Cruz, patria di surfisti e le ginocchia mi stavano dando sempre più problemi. Dopo uno stop a Los Angeles ho deciso di tornare nuovamente in Italia per farmi operare. Le mie cartilagini ormai erano davvero consumate e il fatto di aver trascurato il mio fisico non è stato d’aiuto. Gli errori si pagano sempre. A questo punto, dopo aver camminato più di 18.000 km, dovevo prendere una decisione: fermarmi oppure trovare un valido compromesso per continuare a viaggiare, ma in modo lento e con la forza del mio corpo.
La soluzione è stata semplice: montare in sella a una bicicletta!

Continua […]

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