Pedalare in piena alluvione tra salite e strade allagate

17 marzo 2019 - 12:16

Làzaro Càrdenas, Michoacán, Messico – Sono fermo da un paio di giorni a Làzaro Càrdenas, anche se riconosco che non faccia benissimo fermarsi da un giorno all’altro, sento che le gambe ne risentono. In ogni caso cerco sempre di fare lunghe camminate mattutine o brevi corse.

Làzaro è una città di porto abbastanza grande e rumorosa, l’hotel economico in cui sono non dà la possibilità di portare la bici in stanza, sono costretto a metterla dall’altra parte della strada in un cortile chiuso, come spesso può accadere in queste città commerciali messicane. Questa cosa potrebbe non sembrare un problema, ma per chi viaggia in bici invece è un pensiero fisso in più. In primo luogo perché bisogna scaricare completamente la bici, che, nel mio caso, significa: togliere le due borse Thule dal rack davanti, le due borse Ortilieb dal portapacchi dietro, la tenda e il cavalletto per la macchina fotografica, il borsone impermeabile della The North Face che tengo appoggiato sopra solitamente legato con due corde elastiche incrociate, il computer di bordo che in realtà è un semplice conta chilometri a cavo ultra economico ed infine dovrei, in teoria, togliere anche la mia sella Brooks e portarla in stanza, ma è una cosa che non faccio spesso perché per portarla via bisogna avere una brugola specifica.

 

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In secondo luogo,  anche se la bici è legata e chiusa dietro ad un cancello, io rimango costantemente con la preoccupazione che me la rubino: in fin dei conti sono in Messico e per le strade vedo parecchia gente che possiede davvero poco ed una bicicletta come la mia potrebbe davvero far gola.

Riparto in direzione Acapulco, questa parte di Guerrero ha una bellissima costa che ricorda un po’ quella californiana, ma con parecchio dislivello che rende tutto ovviamente faticoso, le gambe bruciano ad ogni salita e mi tocca quasi sempre pedalare con il rapporto più alto. Il problema è che ogni tanto la catena fatica a salire sull’ultimo rapporto. Con tutta l’attrezzatura sono davvero pesante quindi lo sforzo per scalare diventa a volte davvero insostenibile e capita di dover scendere dalla bici e spingere. Come sempre la mia inesperienza tecnica fa si che io non riesca ad individuare immediatamente il problema. Imparerò, anche perché devo.

 

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Questa parte di Messico ha, come dicevo, delle spiagge bellissime e poco frequentate, per cui è facile riuscire a stendere la tenda per la notte e dormire con le onde dell’oceano a farmi compagnia. A volte basta chiedere anche ai proprietari dei piccoli bar o ristoranti, sostanzialmente baracche di legno sulla spiaggia, di poter campeggiare, magari sotto una delle loro palape aperte. Sono molto ospitali e disponibili e mi lasciano persino usare il loro bagno lasciandolo aperto solo per me tutta la notte.

Ho chiesto alle persone di poter dormire al coperto sulla spiaggia perché il clima è diventato parecchio umido ed ha iniziato a piovere. Il mare è in burrasca, ma la pioggia è ancora leggera. Ho imparato, però, che nei paesi tropicali e subtropicali quando il tempo è piovoso e umido, la situazione non può che peggiorare e infatti così è stato.

Pensavo che la stagione delle piogge fosse finita invece doveva ancora tirare un ultimo colpo per chiudere in bellezza. Dopo qualche centinaia di chilometri e qualche giorno di pioggia mi sono ritrovato nel bel mezzo di una vera alluvione. Non vedevo tanta acqua da Puerto Vallarta durante l’uragano Willa. Arrivo in un paese che si chiama Tècpan de Galeana con le strade che ormai si erano trasformate in fiumi in discesa, essendo il paese su una collina. Quindi mi ritrovo a pedalare in salita, con l’acqua alle ginocchia e contro corrente. Dopo un po’ di giorni che si è sotto la pioggia tutto è intriso di acqua e la bici pesa molto di più. Devo ammettere, però, che queste situazioni mi esaltano sempre e, rispetto ai giorni in cui tutto sembra andare nel verso giusto, sento molto meno la fatica.

Sono costretto a fermarmi una paio di notti in un motel a conduzione famigliare, come sempre non pulitissimo ma super colorato.

In questi giorni, ho pedalato 90/100 chilometri al giorno e le gambe reggono sempre di più lo sforzo giornaliero e recuperano sempre più in fretta, nonostante la mia dieta non sia delle migliori.

Acapulco, Guerrero, Messico – Quando arrivo ad Acapulco, che per la precisione è tra le prime cinque città pericolose al mondo a causa dell’alto tasso di omicidi dovuti alla guerra tra i cartelli della droga; mi ritrovo in una città che un tempo era sicuramente meta turistica ambita dagli americani, ma che negli ultimi anni ha perso molta affluenza. Il lungomare è comunque pieno di hotel di lusso e grandi catene di negozi ma le persone in vacanza mi sembrano per lo più messicane. Io riesco a trovare una stanza Airbnb lontano dalle zone più care a diversi chilometri dal mare. Acapulco è davvero estesa, è una città molto costosa ma se si cerca bene si possono trovare sistemazioni moderne e poco costose dove poter lavorare e mettere a posto la bici.

Qui farò una pausa un po’ più lunga e poi mi rimetterò a pedalare in direzione Puerto Escondido, viaggiando, come sempre, senza avere la minima idea di quello che potrà capitare.

 

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