Prova De Rosa SK Pininfarina

Ideata per i cultori del Made in Italy, punta su finiture, componentistica e design. Buono il comfort, mentre il peso potrebbe essere inferiore. Il prezzo? 9.995 euro

14 novembre 2016 - 11:11

Due nomi che hanno fatto la storia, rispettivamente del ciclismo e del design. Nomi forti, italianissimi: anzi, identificati come bandiere del Made in Italy. La collaborazione tra De Rosa e Pininfarina nasce probabilmente dalle radici comuni, dunque potrebbe non avere una valenza esclusivamente tecnica. Presentato nell’agosto 2015 a Eurobike, l’accordo tra le due aziende si è concretizzato da subito nella bici protagonista del nostro test, siglata SK, che sta per Super King, a ricordare il modello-simbolo della gamma De Rosa.

Riconoscibile a distanza per via del logo di dimensioni imponenti, forse anche eccessive, la SK si distingue nel disegno del telaio grazie a soluzioni volte ad aumentarne l’efficacia aerodinamica. Si notano a prima vista le forme profilate di tutte le principali sezioni del telaio, nonché quelle più piatte della forcella. La carenatura che chiude posteriormente la zona piantone verso la ruota posteriore toglie qualsiasi dubbio in merito alla connotazione “aero” della SK. Disegnata nel centro stile Pininfarina di Cambiano (Torino), questa De Rosa propone un approccio di “integrazione totale”, con cablaggio interno, scatola movimento da 865 mm e sterzo di diametro differenziato 1 1/8″-1 1/4″.  Otto le taglie, per adattarsi a desideri e prerogative ergonomiche di qualsiasi ciclista. Originali le colorazioni, che hanno in comune l’estrema eleganza e il riferimento nel nome agli elementi della natura: Blu Acqua, Rosso Fuoco, Nero Terra, nonché la bicolore Nero e Rosso Fuoco; infine la Team Edition, quest’ultima su base blu con inserti arancione. La gamma SK non finisce qui: spostandosi verso il vertice della gamma De Rosa troviamo la SK Pininfarina Luxury, la Pininfarina DiSK e la SK Pininfarina H2 Speed. Più in dettaglio: la Luxury sfoggia – è proprio il caso di dirlo – la verniciatura triplo strato, la texture antiscivolo per manubrio e sella, la tecnologia Attrito Zero sul cambio, colorazioni specifiche e persino l’abbigliamento dedicato con unica cucitura. La componentistica è prevalentemente italiana, con ampio ricorso alla produzione Campagnolo: la scelta di montare il gruppo Super Record EPS e le ruote Bora è condivisa con la SK in prova.

Il prezzo di listino di 9.995 euro chiarisce a chi si rivolge la SK Pininfarina: appassionati disposti a spendere una cifra importante per avere in box – o meglio, in casa… – una bici esclusiva e rigorosamente italiana. Partiamo dal peso verificato sulla nostra bilancia elettronica per la bici in taglia 53, senza pedali: 7.230 grammi. Le ruote in fibra di carbonio montano copertoncini Vittoria Corsa SR da 25 mm e complete pesano rispettivamente 1.040 grammi l’anteriore e 1.480 la posteriore (pacco pignoni 11-27).  Tanto o poco? Da questa risposta potrebbe dipendere il giudizio sulla bici. In assoluto si tratta di un peso competitivo, considerato il profilo alto del cerchio e la vocazione “aero” della bici. In considerazione del prezzo, del gruppo di montaggio e delle ruote ci saremmo aspettati un dato più eclatante: certamente non i record delle “superleggere” che sfiorano o abbattono la barriera dei 6 kg, ma qualche etto in meno sarebbe stato gradito. La prova dovrà determinare se i grammi in più trovano giustificazione nella qualità della pedalata.

La SK evidenzia fin nei dettagli la cura che è stata riservata sia alla progettazione sia alla manifattura. Proprio ciò che ci si aspetta di trovare su un prodotto che associa due nomi tanto prestigiosi. La verniciatura è corposa, ben stesa, ricca di suggestivi riflessi: in una parola appagante. Il gruppo di montaggio rimarca la sensazione di avere a che fare con un oggetto prezioso: Campagnolo Super Record EPS, il meglio della produzione vicentina. La finitura della fibra di carbonio, il disegno dei componenti, lo stile peculiare e riconoscibile sono elementi che fanno apprezzare la scelta di montaggio tutta italiana. Scelta che si estende alla sella, marchiata De Rosa ma prodotta da Selle Italia. I cerchi Bora Ultra con profilo di 50 mm sono personalizzati con il logo Pininfarina e una banda colorata che accentua l’immagine “da velocista” della bici.

Un paio di minuti al telefono con Cristiano De Rosa gli sono stati sufficienti per determinare la misura della SK in prova. Misura tanto precisa da rendere inutile qualsiasi regolazione, compresa quella dell’altezza sella, di solito inevitabile. Mi è bastato montare i pedali e pedalare, approfittando di una mite giornata autunnale e delle belle strade che racchiudono il triangolo lariano, tra Lecco, Como e Bellagio. Terra di ciclismo, che offre nel raggio di pochi chilometri una notevole varietà di percorsi: tratti pianeggianti che costeggiano il lago, salite dalla pendenza moderata, strappi da Giro di Lombardia.

La posizione in sella è racing, come si conviene a una bici di questo livello. Ma il comfort, insospettabilmente, si mantiene molto più elevato delle attese. Da una parte perché nella taglia prescelta la geometria sembra studiata per ottenere un’impostazione aggressiva ma non estrema; dall’altra perché le reazioni del complesso telaio-ruote sono meno penalizzanti in termini di rigidità rispetto alla premesse. A fronte della buona risposta al colpo di pedale, la SK non trasmette al ciclista i colpi secchi che spesso sono il biglietto da visita di bici troppo rigide. Salvo i casi rari di chi predilige la reattività estrema o può disporre di più biciclette in base al tipo di utilizzo, la maggior parte dei ciclisti apprezza la versatilità, o quanto meno vuole spaziare dal giro breve e “tirato” alla mezza giornata in sella con gli amici.

Con la SK Pininfarina è possibile pedalare senza particolare stress lungo gli asfalti privi di manutenzione delle strade italiane; incappare in un tombino senza perdere il controllo; evitare indolenzimenti. Alla voce comfort, quindi, la SK ottiene un buon punteggio. E le prestazioni? Apprezzabile la funzionalità del gruppo Campagnolo Super Record EPS: preciso nelle cambiate e nell’allineamento della catena tra corona e pignoni, richiede un po’ di abitudine per imparare a gestire il pulsante di scalata, scomodo da spingere con le mani in presa bassa, a meno di ruotare tutto il manubrio verso il basso. La frenata potrebbe essere più aggressiva nella prima fase: non è chiaro se ciò dipenda dai pattini nuovi o da altri fattori.

Torniamo alla bici nel complesso. Le sensazioni durante la pedalata sono buone: parlano di efficacia nella trasmissione di energia, comfort molto superiore alle aspettative, geometria ben studiata anche per le lunghe percorrenze. Il principale limite, soprattutto alla luce del prezzo esclusivo, è il peso: sette chili e mezzo (pedali inclusi) sono parecchi per una bici di questo livello. Questo aspetto, però, ha un valore molto soggettivo: se per un certo genere di amatori è un parametro decisivo per l’acquisto, per molti altri potrebbe essere solo una delle voci da considerare. Probabilmente la maggior parte dei potenziali clienti della SK guarderà soprattutto all’aspetto della bici, alle finiture, alla componentistica italiana e al prestigio che nomi come De Rosa e Pininfarina sono in grado di assicurare. In questo senso la SK senza dubbio colpisce nel segno.

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