Prova Trek Émonda SLR 9 my 2018

12 settembre 2017 - 21:09

Che siate tifosi di Alberto Contador, straordinario protagonista della sua ultima Vuelta Espana, oppure agonisti attenti ai grammi di peso superfluo, la nuova Trek Émonda SLR 9 è certamente al centro dei vostri pensieri. La versione 2018 è già arrivata dai rivenditori, e c’è la possibilità di provarla per farsi un’idea del livello qualitativo raggiunto dalla nuova versione. Noi l’abbiamo già fatto, pedalando la versione al vertice della gamma, una splendida SLR 9 Project One in taglia 52, così configurata:

Geometria: H1
Colore: Blue Steel/Dnister Black
Gruppo: Dura Ace Di2 9150
Guarnitura: 50/34
Pacco pignoni: 11-28
Freni: Bontrager Speed Stop Pro
Ruote: Bontrager Aeolus 3 D3 TLR Clincher
Copertoni: Bontrager R3 – Black
Manubrio: Bontrager Race XXX Lite VR-C
Sella: Bontrager Montrose Pro
Prezzo: 10.300 euro

Le strade di prova le abbiamo trovate a pochi chilometri dall’importatore Trek Bicycle Srl di Gorle (Bergamo): in primis la salita che da Nembro porta a Selvino, lungo i 18 tornanti dedicati ai campioni del ciclismo bergamasco. Gli ultimi tre: Gotti, Savoldelli e Gimondi… Prima di tutto, però, il peso: la Trek Émonda SLR 9 in prova ha inchiodato l’ago virtuale della nostra bilancia elettronica a 6.200 grammi. Un ottimo risultato, considerato che in commercio ci sono ruote più leggere delle pur valide Aeolus 3 D3 TLR per copertoncini. Ad esempio con una coppia di Lightweight Meilenstein 16/20 tubolari la barriera dei 6 kg può essere facilmente infranta.

Il telaio in fibra di carbonio OCLV 700 Series è stato modificato in più punti rispetto al recente passato, con l’obiettivo di aumentare la rigidità e ridurre il peso, calato di 50 grammi per arrivare a soli 640. Visivamente non è immediato cogliere le novità: il tubo orizzontale è più stretto al centro e meno flessibile sull’asse alto-basso; quello piantone è più ellittico rispetto alla sezione tondeggiante precedente, mentre la zona del cannotto di sterzo appare ancora più massiccia rispetto alle linee essenziali ed eleganti dei restanti tubi. Due le geometrie: H1 per l’agonismo estremo, H2 per avere un po’ di comfort in più. Le taglie vanno da 50 a 62 centimetri, con incrementi di 2.

La componentistica è di qualità adeguata al telaio, a partire dal gruppo Dura Ace Di2 9150, utilizzato per la trasmissione e i comandi. Le leve Shimano appaiono piacevolmente compatte, facilissime da impugnare anche da mani piccole. Fatta eccezione per il gruppo, la Trek in prova attinge alla fascia più pregiata della componentistica di produzione Bontrager, a partire dai freni, i leggeri Bontrager Speed Stop Pro. La sella Montrose Pro ha il carro in carbonio, manubrio e attacco sono ben rifiniti. La serie sterzo è fornita da Cane Creek, mentre per i copertoncini da 25 mm si torna da Bontrager con gli R3 Black, montati sulla più recente versione dei cerchi Aeolus 3 D3 TLR Clincher. Quest’ultima, considerato anche il profilo basso, appare una scelta in linea con la vocazione della Émonda SLR 9 a fare la differenza in salita.

L’appartenenza dell’esemplare in prova al Project One è testimoniata dalla verniciatura, una raffinata combinazione di azzurro e grigio (Blue Steel/Dnister Black) stesa a mano, come si evince da microscopiche imperfezioni sul tubo orizzontale: più che un difetto, il segno della costruzione semi-artigianale di questa bellissima Émonda. 

Foto di Simon Palfrader

Vai alla prova

RIDE
Facilitato dalla posizione in sella quasi identica a quella mia bici, ho potuto concentrarmi da subito sul comportamento dinamico di questa nuova Trek. Che è innanzitutto molto scorrevole, una qualità apprezzata da tutti i ciclisti. Al pari del comfort, meno importante su un modello nato per le corse ma utile nella vita reale, fatta (anche) di lunghe uscite con i compagni di allenamento e soprattutto di strade ai limiti del dissesto. Sui continui avvallamenti dell’asfalto, tra tombini e rappezzi, la Trek Émonda SLR 9 non perde rigore, né costringe il ciclista a impegnative correzioni: semplicemente scorre, superando nel frattempo con docile prontezza gli ostacoli lungo il percorso.

Prima della salita c’è tempo per provare l’efficacia della trasmissione Shimano Dura Ace Di2 9150. La cambiata è in linea con gli elevati standard dell’azienda giapponese, cioè impeccabile: in pochi istanti e con una rumorosità impercettibile la catena raggiunge il pignone desiderato (cassetta 11-28 sulla bici in prova), con il sistema che evita incroci dannosi e inutili. Inoltre regola la posizione del deragliatore anteriore in modo da evitare il contatto con la catena quando si utilizzano pignoni alle estremità della cassetta. In pratica del cambio ci si dimentica, a vantaggio della concentrazione sulla pedalata e sulla strada.

Accelerazione, velocità costante, rilancio: la salita da Nembro a Selvino non propone strappi duri ma con i suoi 600 metri di dislivello e poco meno del 6% di pendenza media permette di verificare come la nuova Trek Émonda SLR 9 sia molto reattiva, pronta ad assecondare le variazioni di velocità e i fuori sella. D’altronde Trek ha inserito l’aumento di rigidità del telaio tra le novità principali del modello 2018, e su strada se ne ha conferma.

La reattività superiore appare evidente sia nelle accelerazioni da seduti, sia quando si decide di allungare il rapporto e provare a spingere in piedi sui pedali, magari in presa bassa come i veri scalatori. I metri scorrono sotto le ruote, segno che la bici è efficiente nella trasmissione dello sforzo ai pedali e poi all’asfalto.
Nei momenti di azione più intensa sono le ruote Aeolus 3 D3 TLR Clincher a manifestare qualche velato segno di flessione, avvertibile ma non fastidioso. Molto dipende dalle preferenze e dalle attitudini del ciclista: qualcuno potrebbe apprezzare una coppia di ruote più rigida, sacrificando un po’ di comfort a favore della prestazione pura, ad altri andrà benissimo così. 

In discesa la Trek Émonda SLR 9 è prevedibile, sorprendentemente rapida in ingresso di curva e nei cambi di direzione. I freni con attacco direct mount a doppio perno privilegiano la prima parte dell’azione, con un attacco netto, che impone cautela per evitare bloccaggi: significativa, quindi, la differenza di funzionamento rispetto alla componentistica Dura Ace, dall’approccio più morbido. 

Il prezzo della Trek Émonda SLR 9, 10.300 euro, è lo specchio di un pacchetto tecnico di altissima qualità, a partire dal telaio in carbonio OCLV 700 Series, al vertice della produzione e della tecnologia Trek. Non va dimenticato, poi, che questo modello, ancora più dell’eclatante Madone, è entrato nell’Olimpo dei più desiderati. Merito del peso, delle prestazioni, di testimonial d’eccezione come Alberto Contador, a cui è dedicata una specifica colorazione del programma Project One (+1.500 euro).
Parte della fama della Émonda dipende dal passaparola tra ciclisti, una modalità di marketing spontaneo spesso più efficace di tante strategie commerciali. Per questo e alla luce delle vendite che si contano in centinaia di esemplari all’anno in Italia, il prezzo evidentemente non è ritenuto proibitivo o fuori mercato anche perché è possibile scegliere combinazioni di montaggio differenti da quella della bici in prova e a quotazioni più accessibili. Di certo c’è che dopo una sola giornata insieme, restituirla provoca una fitta al cuore…

Foto di Simon Palfrader


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