RIDE
Facilitato dalla posizione in sella quasi identica a quella mia bici, ho potuto concentrarmi da subito sul comportamento dinamico di questa nuova Trek. Che è innanzitutto molto scorrevole, una qualità apprezzata da tutti i ciclisti. Al pari del comfort, meno importante su un modello nato per le corse ma utile nella vita reale, fatta (anche) di lunghe uscite con i compagni di allenamento e soprattutto di strade ai limiti del dissesto. Sui continui avvallamenti dell’asfalto, tra tombini e rappezzi, la Trek Émonda SLR 9 non perde rigore, né costringe il ciclista a impegnative correzioni: semplicemente scorre, superando nel frattempo con docile prontezza gli ostacoli lungo il percorso.

Prima della salita c’è tempo per provare l’efficacia della trasmissione Shimano Dura Ace Di2 9150. La cambiata è in linea con gli elevati standard dell’azienda giapponese, cioè impeccabile: in pochi istanti e con una rumorosità impercettibile la catena raggiunge il pignone desiderato (cassetta 11-28 sulla bici in prova), con il sistema che evita incroci dannosi e inutili. Inoltre regola la posizione del deragliatore anteriore in modo da evitare il contatto con la catena quando si utilizzano pignoni alle estremità della cassetta. In pratica del cambio ci si dimentica, a vantaggio della concentrazione sulla pedalata e sulla strada.

Accelerazione, velocità costante, rilancio: la salita da Nembro a Selvino non propone strappi duri ma con i suoi 600 metri di dislivello e poco meno del 6% di pendenza media permette di verificare come la nuova Trek Émonda SLR 9 sia molto reattiva, pronta ad assecondare le variazioni di velocità e i fuori sella. D’altronde Trek ha inserito l’aumento di rigidità del telaio tra le novità principali del modello 2018, e su strada se ne ha conferma.

La reattività superiore appare evidente sia nelle accelerazioni da seduti, sia quando si decide di allungare il rapporto e provare a spingere in piedi sui pedali, magari in presa bassa come i veri scalatori. I metri scorrono sotto le ruote, segno che la bici è efficiente nella trasmissione dello sforzo ai pedali e poi all’asfalto.
Nei momenti di azione più intensa sono le ruote Aeolus 3 D3 TLR Clincher a manifestare qualche velato segno di flessione, avvertibile ma non fastidioso. Molto dipende dalle preferenze e dalle attitudini del ciclista: qualcuno potrebbe apprezzare una coppia di ruote più rigida, sacrificando un po’ di comfort a favore della prestazione pura, ad altri andrà benissimo così. 

In discesa la Trek Émonda SLR 9 è prevedibile, sorprendentemente rapida in ingresso di curva e nei cambi di direzione. I freni con attacco direct mount a doppio perno privilegiano la prima parte dell’azione, con un attacco netto, che impone cautela per evitare bloccaggi: significativa, quindi, la differenza di funzionamento rispetto alla componentistica Dura Ace, dall’approccio più morbido. 

Il prezzo della Trek Émonda SLR 9, 10.300 euro, è lo specchio di un pacchetto tecnico di altissima qualità, a partire dal telaio in carbonio OCLV 700 Series, al vertice della produzione e della tecnologia Trek. Non va dimenticato, poi, che questo modello, ancora più dell’eclatante Madone, è entrato nell’Olimpo dei più desiderati. Merito del peso, delle prestazioni, di testimonial d’eccezione come Alberto Contador, a cui è dedicata una specifica colorazione del programma Project One (+1.500 euro).
Parte della fama della Émonda dipende dal passaparola tra ciclisti, una modalità di marketing spontaneo spesso più efficace di tante strategie commerciali. Per questo e alla luce delle vendite che si contano in centinaia di esemplari all’anno in Italia, il prezzo evidentemente non è ritenuto proibitivo o fuori mercato anche perché è possibile scegliere combinazioni di montaggio differenti da quella della bici in prova e a quotazioni più accessibili. Di certo c’è che dopo una sola giornata insieme, restituirla provoca una fitta al cuore…

Foto di Simon Palfrader