Dopo aver visto lo stupendo Cento10Air Ramato guidato da Pippo Pozzato al Giro del centenario, mi sono ancor più convinto che non occorre guardare oltre l’Oceano per ritrovarsi a sbavare su una bicicletta. Wilier è uno di quei marchi che sta lavorando bene, assai, e il grande successo che riscuote anche oltre i nostri confini, a parte il fascino letale del Made in Italy, premia la qualità dei progetti e il gusto dei designer.

PROFILI E SEZIONI DI NUOVA GENERAZIONE

Il Cento10Air, sesta generazione della stirpe Cento (nata nel 2006 per celebrare i 100 anni del marchio), è la massima espressione della bici race secondo Wilier e rappresenta al meglio la nuova generazione del concetto di bicicletta aero. Come sulla Cento1Air, profili e dimensioni sono figli degli algoritmi NACA e della teoria di Kamm… Non cercate su Google, ve lo spieghiamo noi di che si tratta: i primi servono a creare le forme dei tubi e adattarle in base alla loro posizione e all’esigenza, la seconda invece sostiene il disegno tronco della coda dei tubi come soluzione che riduce il peso degli stessi incrementandone la rigidità torsionale e l’efficienza aerodinamica.

EFFICIENZA AERODINAMICA

Caratteristica del progetto Cento10Air, che lo differenzia da quello Cento1Air è l’interazione fra telaio e componenti. Per comprendere meglio il concetto si noti la maggiore distanza fra gli steli della forcella o fra i foderi del carro, che facilita il passaggio dell’aria fra di essi e le ruote e riduce al minimo le turbolenze create dai i due differenti corpi. Non ultimo, la maggior luce permette di montare gomme fino a 28 mm. Rispetto al telaio Cento1Air, a fronte di un aumento della superficie frontale del 2,9% è stato ottenuto un miglioramento in termini di efficienza aerodinamica valutato intorno all’8%.

Rispetto alle sue concorrenti, il Cento10Air sembra quasi una bici tradizionale e uno dei lati più piacevoli del suo aspetto è senz’altro la pulizia d’insieme, figlia anche del manubrio integrato che, in un incavo sotto l’attacco, nasconde il blocchetto del Di2.
Si chiama Alabarda (in onore al marchio) ed è verniciato con le stesse tinte del telaio: altro aspetto, quello cromatico, molto riuscito sia come abbinamento dei colori che come disegno delle grafiche. E la nuovissima finitura “cromovelata” non ha eguali nel panorama delle road bike.

PER TUTTI I GUSTI

In catalogo ci sono sei taglie, dalla XS alla XXL, ognuna realizzata con tubi differenziati nel diametro per fare in modo che il bilanciamento del telaio sia sempre ottimale.
La qualità non si regala e, dai 3.000 euro del frame kit senza Alabarda, ma con serie sterzo, forcella e reggisella (3.500 euro per chi volesse anche il manubrio integrato), si sale ai 4.600 euro per la prima versione completa (gruppo Sram Force 22 e ruote Mavic Cosmic Elite) per arrivare ai 10.500 euro del top (Shimano Dura Ace Di2 e ruote Shimano Dura Ace con profilo da 35 mm), passando attraverso molti mix fra gruppi (Shimano, Campagnolo e SRAM) e ruote (Mavic, Campagnolo e Shimano).

CONTINUA A LEGGERE –> VAI ALLA PROVA