La Ferrari canta il rock

Monza, Londra, Giappone, Stati Uniti, passando simbolicamente per Zocca. Il viaggio nella musica di Clara Moroni fa il giro del mondo, ma è scandito da alcune tappe significative: la prima band adolescenziale, l’esperienza in UK, il trionfo negli stadi con Vasco, che la soprannomina “la Ferrari del rock”. Fino a una carriera individuale e un’etichetta internazionale. Al suo fianco Frida, «la vera rocker»

Al clamore della fama risponde con un profilo basso, ché la privacy è irrinunciabile. Al chiasso dei social contrappone una scelta sensata dei contenuti, ché vale la pena esprimersi quando si ha qualcosa da dire. All’indifferenza di tanti di fronte alle ingiustizie verso gli animali si mostra sensibile e coinvolta, ché il mondo senza di loro sarebbe invivibile. Forte nel profondo, pacata nell’atteggiamento, Clara Moroni ha vissuto una carriera ai vertici con una inusuale semplicità, fondendole insieme in un’armonia tipica di chi non ha bisogno di esibire. 

Molti la conoscono come la Ferrari del rock – come l’ha soprannominata Vasco, di cui è stata corista per oltre vent’anni – ma Clara mastica musica a 360 gradi fin da piccola, muovendo i primi passi nella scena underground milanese e successivamente nella Londra della British Invasion, formandosi come artista completa e interiorizzando l’essenza del rock. Giacca borchiata, capelli selvaggi, ombretto dark. Se il look è aggressivo, ciò che spiazza sono i modi. Riflessiva, si esprime con tranquillità, si prende qualche secondo prima di rispondere, scegliendo con cura le parole. Ma il tono cambia e si fa più dolce quando l’argomento verte sulla sua cagnolina Frida, «la vera rocker».

Clara Moroni ritratto
Clara Moroni, la storica corista di Vasco, al fianco del rocker di Zocca per 22 anni.

Musica a tuttotondo

Hai vissuto come una star all’interno di una rock band importantissima, con una grandissima visibilità, ma di te si conosce poco. È stata una tua scelta non esporti o questo è sempre stato il tuo stile di vita?
«Non rinuncerei mai alla mia privacy per fama. Considero la riservatezza una cosa importantissima, e tengo anche a vivere molto semplicemente, senza dover per questo fare a meno dei piaceri semplici della vita, come poter andare in giro con gli amici». 

Il progetto musicale All over ti ha portato a collaborare con le MiLady. Si lavora meglio con gli uomini o con le donne?
«Sono sempre stata circondata da uomini, in quanto quello della musica è un mondo prevalentemente maschile, con tutti gli aspetti positivi e negativi che ciò comporta. Questa è la prima volta che collaboro con un gruppo di sole donne e devo dire che, nonostante lo si immagini come un covo di serpi, si lavora benissimo, si è molto complici. Tuttavia, io adoro lavorare anche con gli uomini!».

Hai altri progetti in corso?
«Durante la chiusura dell’anno scorso ho fatto delle dirette da casa mia, Clara Rock Garage Live, dov’ero regista, montatrice e tutto il resto, che hanno riscosso molto successo. È partito da un giro di amici, tipo Maurizio Solieri e Luigi Schiavone, e in poco tempo si è strutturato un vero e proprio format. Il primo lockdown me lo sono mangiato lavorando assiduamente a questo progetto, anche se non aveva scopo di lucro, ma mi ha aperto gli occhi sul fatto che potrei fare molte cose con la musica: non solo farla e cantarla, ma anche presentarla».

Hai introdotto tu la musica in famiglia o sei stata accompagnata?
«No, nella mia famiglia nessuno è un musicista. Forse mia madre: ricordo che era molto intonata e canticchiava, quindi una qualche vena canterina c’era, però io sono stata la prima».

A che età hai iniziato?
«Ho deciso di fare musica dopo aver sentito i Sex Pistols e mi sono detta: “Ah, voglio mettere su una band!”, ma purtroppo nessuno dei miei amici sapeva suonare. Quindi mi sono messa alla ricerca e, dopo varie vicissitudini, ho trovato un gruppo qui in Brianza. Provavamo dentro il forno dove pitturano le macchine, la sera, quando era vuoto, e ricordo che c’era un sonoro orrendo. Tra l’altro ho iniziato come batterista, ma sono durata molto poco perché mi hanno detto: “No, guarda, è meglio che la batteria la suoni un altro, tu va’ a cantare!».

Influenze musicali

La tua storia musicale è fatta di tante influenze. Ce n’è una in cui ti riconosci di più o si è trattato di un’evoluzione?
«A me la musica piace tutta, anche il jazz e la classica. Quand’ero pistolina sentivo i Sex Pistols e la mia musa ispiratrice Siouxsie & The Banshees, poi, con l’avvento dell’elettronica, sono arrivate Annie Lennox, Kate Bush, oltre a Tears for Fears, Depeche Mode, Prince e David Bowie, soprattutto. Penso che se uno ama la musica non può avere un solo punto di riferimento». 

Tu hai fatto anche un’esperienza a Londra: ti ha condizionato, ha messo una base?
«Be’, mi ha fatto pensare di poter fare quello che facevano loro anche in Italia, ovvero vivere la musica completamente. Là ho avuto modo di assistere anche a concerti particolari di gruppi sconosciuti in Italia in locali famosi tipo The Marquee Club, dove ho conosciuto il primo bassista dei Sex Pistols, Glen Matlock. Un’esperienza che mi ha formato, anche se in maniera erronea, in quanto ho pensato che la musica potesse essere traslata in quel modo di vivere anche qui, invece non è così». 

Cosa pensi del cantautorato italiano?
«Io non seguo la musica italiana. Appartengo a una generazione per cui ero troppo piccola per vivermi i primi cantautori in maniera reale, tipo De Gregori, De André… quand’ero bambina c’era Tozzi come riferimento! Poi, una volta cresciuta, mi sono rivolta a un panorama musicale straniero. Diciamo, comunque, che nel tempo ho apprezzato moltissimo Bennato e ho scoperto solo una decina di anni fa De Gregori, innamorandomene, però purtroppo con vent’anni di ritardo! Idem con Battisti. Nel ’92, invece, ho incontrato Vasco e da lì ho iniziato a conoscere il suo repertorio, che prima ignoravo». 

È stato Guido Elmi a fare da tramite?
«Sì, stavo facendo il mio primo disco con Elmi, quando mi chiese se volevo fare gli arrangiamenti vocali per l’album Gli spari sopra di Vasco, che conteneva tutte ballad anni Novanta, quindi con un sacco di voci e cori. Io ho dissi: “Certo!” – ride – quella è stata l’occasione che ci ha fatti incontrare, e poi da lì è partito tutto». 

Un ricordo di Guido Elmi.
«Nel bene o nel male, ho vissuto quasi trent’anni della mia vita con lui. Non era un uomo che manifestava i propri sentimenti, ma mi sono resa conto che il suo modo per dirmi “ti voglio bene” è stato coinvolgermi sempre in tutti i suoi progetti. E io non me n’ero mai accorta. Poi, quando è morto, ho capito che si era portato via una grossa fetta della mia vita, una parte molto importante. Sebbene non ci sentissimo ogni giorno, la sua figura è stata molto più significativa di altre persone con cui magari ho un rapporto più assiduo. Guido ha avuto una grandissima ultima soddisfazione, ovvero assistere a Modena Park il 1º luglio 2017, per poi andarsene un mese dopo: manco farlo apposta, all’epoca dissi che dopo una cosa così si dovrebbe morire o venire lanciati nello spazio».

Clara Moroni Vasco Rossi concerto cantante rock
Clara Moroni con Vasco Rossi, durante un concerto nel 2008.

Filosofia di vita

Tu con la mente dove sei proiettata: ieri, oggi o domani?
«Diciamo che vorrei essere proiettata di più sul qui e ora, invece la mia mente è un continuo ping-pong tra il passato e il futuro: una cosa che non va per niente bene! (ride). Penso molto al passato e penso molto al futuro… e a volte mi perdo quello che c’è qui adesso». 

Hai un dio?
«No, io sono buddista. Il pensiero alla base sostiene che niente è per caso e tutto è l’effetto di una causa che noi mettiamo ogni istante della nostra vita. Quindi, mettendo buone cause si otterranno buoni effetti, e viceversa. Noi siamo tutti Buddha e siamo gli artefici del nostro destino e della nostra storia, perché è con le azioni, quindi con le cause, che costruiamo il nostro futuro».  

Si sa che hai un grande rispetto per il mondo animale. Questo si rispecchia anche nel tuo modo di vivere?
«Sì, molto. Poiché non riesco a essere presente come volontaria, aiuto tramite donazioni diverse realtà, da quelle più note come LEIDAA, Animal Equality, PETA, ad altre meno conosciute, come un canile del Sud con cui sono in contatto. Inoltre, da tempo ho scelto un’alimentazione vegetariana».

La prossima domanda è una parola: Frida.
(Qui si scioglie, il tono diventa più dolce). «Be’, lei è il mio grande amore! È una bassotta tedesca e io la chiamo Free, in nome della libertà. C’era anche a Modena Park, con il pass e tutto il resto. Tutti la conoscono e la amano… lei è la vera rocker! (ride). Di recente, inoltre, ho adottato Potter, un cucciolone che aveva bisogno di una casa. Quando sento storie di cani maltrattati penso a quanto queste persone possano essere misere e povere e sole, e chissà quanto dolore hanno dentro di loro, perché l’affetto di un cane è come quello di un figlio. Infatti, credo ci sia bisogno di una rivoluzione culturale. Si usa definire “animale” qualcuno con una condotta discutibile, mentre andrebbe rivisto il lessico: oggi si parla, giustamente, di bandire termini razzisti e sessisti, e allora perché non farlo anche nei confronti degli animali? Noi pratichiamo un olocausto quotidiano verso di loro: dai pulcini alle tigri bianche della Malaysia; ogni giorno li sfruttiamo. Ma, soprattutto, abbiamo una cultura che disprezza gli animali, e questo non ha nessun senso, perché sono parte della natura proprio come noi».

Tu che, come dice Vasco, sei la Ferrari del rock e vivi a Monza: se ti trovi al Parco a fare una passeggiata e senti un’auto sportiva che sfreccia all’Autodromo, la cosa ti dà una vibrazione positiva o ti disturba?
«La Formula 1 a me piace, capisco che non ha niente di naturale – di certo non è a impatto zero – però mi dà una vibra positiva. Anche se non ho rapporti con i motori: ho fatto solo incidenti!». (Ride).

Tu la vita spericolata l’hai vissuta o sei rimasta ai margini?
«Be’, non ho vissuto quella di Vasco Rossi, perché l’ha vissuta per i fatti suoi… però diciamo che anch’io mi sono fatta la mia vita spericolata, devo essere sincera! Sono una donna che ha vissuto molto rock’n’roll!». 

E poi hai un po’ cambiato stile di vita?
«Eh no, purtroppo no! (Ride). Non mangio carne di nessun tipo, però il buon vino ci sta. Insomma… mi piace divertirmi!».

Il mondo dei social media

Come vive una professionista vera, che ha una storia, il fatto che negli ultimi anni il mondo web e social abbia dato la possibilità di emergere a personaggi che non hanno grandi competenze, ma sono costruiti bene?
«Mi fa molta tristezza. Quando eravamo piccoli vivevamo di sogni: ricordo che non pensavo neanche di poter fare dei soldi con la musica. Ho iniziato a guadagnare senza che me ne accorgessi, ma io pensavo al gruppo, pensavo alla musica, pensavo ai Led Zeppelin, pensavo a fare cose. Mentre, mi sembra che adesso ci siano solamente dei prodotti e che loro per primi sognino di diventare degli ottimi prodotti da vendere e con cui far soldi. Ci vedo solo questo io, sinceramente». 

Clara Moroni concerto striscioni fan pubblico
I fan di Clara Moroni durante un concerto di Vasco. Ph. Danilo D’Auria

Un giovane di talento se non è social non ha neanche una chance, oggi?
«Be’, a quanto pare no. Se ha la fortuna di venire scoperto poi deve diventare social per forza per andare avanti. La strada dei social è anche abbastanza contraddittoria: io ho vissuto dal ’96 al 2000 negli Stati Uniti e li ho avuti fin da subito perché là c’erano già, ma ora mi sono stufata. Non condivido il fatto di dover pubblicare ogni giorno un contenuto perché te lo suggerisce il social media manager… ma che senso ha? Io pubblico se ho qualcosa da dire, se no basta. Però probabilmente la gente vuole così». 

Con la musica hai una carriera a 360 gradi, tanto che possiedi anche un’etichetta discografica.
«Ho fondato la Delta Music Industry nel ’95 e facevo musica anche per i videogame. All’inizio ha avuto un grandissimo successo in Giappone, mentre adesso è specializzata in musica dance e sta andando benissimo negli Stati Uniti e in tutto il mondo anglosassone. Sono molto contenta e, in questo momento in cui ho più tempo, sto iniziando anche a produrre un gruppo. Sempre tutto in inglese per il mercato internazionale, perché in Italia o fai il trap o non fai niente». 

Il Covid ha fatto emergere anche tante teorie alternative, con persone che si schierano con la scienza e altre che, invece, negano il virus o pensano che sia tutto un complotto. Tu come ti poni?
«Il virus c’è, è mortale, io ho conosciuto gente che è morta di Covid. Penso che sia i complotti sul virus, sia quello che abbiamo visto negli Stati Uniti con l’assalto al Campidoglio, siano anche figli di fake news e di tanta ignoranza. Secondo me molta gente cavalca qualsiasi onda pur di mettersi in mostra e di emergere».

Il momento epocale del tuo distacco da Vasco per te è stato un vuoto o una rinascita?
«Nel momento del distacco da Vasco io ero in una sedia a rotelle, dove sono stata per sei mesi perché mi ero spaccata una gamba, quindi è stato un periodo di calma assoluta. Non potevo fare niente e me la sono presa molto comoda: mi sono lasciata andare al nulla e da lì mi sono rigenerata. Considero la frattura una fortuna, poiché il pensiero buddista dice anche che non tutti i mali vengono per nuocere. Infatti questo mi ha dato la lucidità necessaria per permettere alla mia mente di lavorare nella direzione giusta. È stato un passaggio molto positivo della mia vita».