Arai Inspiration Center – AIC

La sicurezza di noi motociclisti dipende da ciò che indossiamo. Siamo stati in Olanda presso il centro prove di Arai Europe, che lavora a stretto contatto con la Factory giapponese, per scoprire che i caschi, ovviamente, non sono tutti uguali

6 gennaio 2013 - 10:01

Entrare nell'"antro" di un grande costruttore fa sempre un certo effetto ed è molto utile. Un po' come la trasmissione "come è fatto" in onda su vari canali TV, capire quanto lavoro ci sia dietro a un oggetto è sempre molto interessante e rappresenta un tassello importante della nostre cultura. A volte infatti si tende a sottovalutare che dietro a quella azione che eseguiamo in modo meccanico ogni volta che saliamo in moto (metterci il casco, in questo caso) ci siano anni di studi, tecnologia, sperimentazione. Stavolta l'"antro in cui siamo entrati" è quello di Arai, per l'esattezza l'Arai Inspiration Center in Olanda. Vero, i caschi Arai sono costruiti in Giappone, ma è qui, in Olanda che si fa gran parte della sperimentazione che poi serve a migliorare i caschi. Una visita che come sempre apre la mente e impone delle riflessioni.  

Partiamo da un dato di fatto, Arai da sempre persegue una filosofia che pone la sicurezza e la qualità costruttiva alla base dei suoi progetti: dall’entry level ai prodotti top di gamma; è noto che la qualità costa, giustificata dal fatto che i caschi siano realizzati interamente a mano – ogni singola calotta riporta la firma dell’operatore che l’ha realizzata e verificata- e soprattutto che per realizzarli si utilizzi una notevole quantità di materiale il che, alla fine, fa si che i caschi così realizzati risultino tra i più pesanti di ogni categoria di appartentenza: questo è un dato noto e verificato sul campo ma che non è mai stato un deterrente all'acquisto.

Un casco Arai è un matrimonio di parti rigide come la calotta in super fibra – mix di kevlar, nylon e fibra di carbonio – e parti morbide come la calotta interna di polistirolo a densità differenziata – composizione segreta – il cui risultato finale è la capacità di superare senza difficoltà sia le norme europee imposte dalla ECE R22-05 sia quella americana SNELL M2010. Arai ha in listino tre modelli che rispondono contemporaneamente a entrambe le specifiche e sono l’RX-7 RC, RX-7 GP e il neonato Quantum-ST.

Le due normative rispettano parametri di analisi diversi: l’europea ECE richiede prove di impatto singole su punti prestabiliti, la SNELL invece prevede prove invasive come il penetration test in cui una punta di metallo di 3 kg viene lasciata cadere da un’altezza di tre metri, su un’area della calotta molto più vasta e non prestabilita. Operazione da ripetersi due volte. Questo non significa che le richieste delle norme del vecchio continente siano più permissive o rendano più facile l’ottenimento dell’eventuale omologazione quanto il fatto che gli Stati Uniti pretendono qualcosa in più per poter essere distribuiti e quindi venduti nel mercato interno.

Arai vuole essere world wide anche nella capacità di assecondare le esigenze di tutti i motociclisti, ecco perché le sue calotte sono disponibili in sette diverse dimensioni da XXXS a XXXL e soprattutto con conformazioni specifiche per le teste dei motociclisti giapponesi, europei e americani.

Riconoscere un casco Arai è semplice, la sua conformazione esterna non prevede spigoli o utilizzo di spoiler integrati nella calotta ma solo e soltanto appendici che in caso di contatto con l’asfalto e di caduta si staccano per evitare che possano fare leva e costringere il collo e la testa del motociclista a fare movimenti innaturali che potrebbero procurare ulteriori danni.

Questo non significa che la concorrenza, scegliendo altre strade costruttive, sia meno sicura rispetto al prodotto Arai, ed è per questo che proprio al centro prove di Arai Europe i tecnici non ci hanno mostrato prove comparative, ma semplicemente mostrato come vengono effettuati i test. Credeteci, veder distruggere un casco nuovo di zecca provoca un gran dispiacere, qui in Olanda demoliscono calotte a raffica a favore di una sicurezza di cui Arai si fa portavoce.

Alla domanda, doverosa, di quali fossero i competitor più accreditati il savoir-faire giapponese è tornato prepotente a galla spiegandoci che pur rispettando le scelte degli avversari Arai persegue la sua strada e basta. Quindi qual è il giusto criterio per scegliere un casco? Difficile prendere posizioni soprattutto perché oggi abbiamo conosciuto con Arai una faccia della medaglia che è quella che per scelta costruttiva vuole, come scritto inizialmente, una “conchiglia” esterna rigida e il più possibile resistente ad ogni tipo di impatto e una calotta interna in materiale a densità differenziata per specifica zona della testa; l’alternativa costruttiva prevede invece posizioni invertite con l’esterno morbido realizzato in certi casi in  ABS – comunemente conosciuto come plastica – e l’imbottitura interna rigida.

Fatta questa premessa ci sentiamo di consigliare sempre l’acquisto di un casco che vesta bene, possibilmente che calzi leggermente stretto, ricordiamoci che le imbottiture morbide tendono a lasciarsi andare e quindi farsi meno aderenti al viso; diamo per scontato che sia omologato e quindi rifiutiamo categoricamente ogni “strana” offerta da discount e che sia possibilmente equipaggiato di chiusura a doppio anello a D, questi i requisiti che noi consideriamo "base" per la scelta di un buon casco. Certo è che a valle di una così interessante esperienza, unica nel suo genere, sia difficile pensare che sul mercato ci sia qualcosa di meglio se non analogo ma, come già evidenziato almeno per ora abbiamo ascoltato solo la campana di Arai.

L’ingresso nell’area test di Arai Europe ci ha dato modo di conoscere alcune delle novità previste per il 2013; il già citato Quantum ST rispondente alle due normative è stato “stretchato”, allungato, nella parte frontale della calotta esterna per migliorare il confort interno. Il nuovo Rebel è un casco integrale dedicato al mondo naked e street fighter, e quindi a moto senza carena; la particolare conformazione del casco e la presenza di una appendice aerodinamica nella parte inferiore permette al caso di creare una portanza che ne evita il sollevamento alle alte velocità. 

Il terzo tassello della gamma è un diverso allestimento del già collaudato jet X-tend rinominato CT-F che aggiunge alle caratteristiche già note un deflettore aerodinamico che oltre stabilizzare il casco stesso nelle turbolenze prodotte dalla carene e proteggere dalla luce verticale del sole. I tre modelli sono in arrivo dal Giappone e a breve saranno disponibili presso i rivenditori italiani.

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