Ducati Monster 821 my 2018, come eravamo

Ennesimo capitolo della saga Monster, l’821 my 2018 si adegua all’Euro 4 ed eredita le peculiarità stilistiche della sorella maggiore 1200. Più snella e slanciata torna all’essenzialità originale del primo modello

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Venticinque anni di storia non sono certo usuali nella genesi di una moto. La Ducati Monster rappresenta una bellissima eccezione. La naked di Borgo Panigale continua ad aggiungere capitoli a un libro iniziato appunto venticinque anni fa. Ha attraversato cinque lustri di storia, superando mode e legislazioni, rimanendo sempre fedele al concetto originario.

Ho un legame particolare con la Monster: è stata la prima moto “stampa” che ho avuto la fortuna di provare nel 1992. Era arrabbiata, violenta, ma emozionava come poche. Ed era essenziale, pulita, maschia: nessuna linea fuori posto per quello che negli anni a seguire sarebbe diventato il modello “money maker” per Ducati, conquistando quasi 300.000 monsteristi. Un brand nel brand: in quegli anni non compravi la Ducati ma “il Monster”.

DEGNA EREDE

Con la 821 Ducati celebra i venticinque anni del Monster tornando alle origini: la linea è più essenziale, “tirata”, ereditata dal 1200 che ha debuttato lo scorso anno, con in più qualche citazione, come il gancio che blocca il serbatoio nella parte anteriore. Cambiano il silenziatore, più sportivo, e il gruppo ottico anteriore che ingloba in linee classiche la tecnologia attuale dei fari LED. Una novità per questo modello è il cruscotto TFT a colori, aggiornato dal punto di vista delle informazioni (indicatore della marcia inserita e del livello del carburante). Insomma la “Monster di mezzo” è più vicina alla progenitrice e più ricca nella dotazione.

EURO 4 MA NON SOLO

Gli aggiornamenti che il motore ha ricevuto sono stati più che altro necessari per rientrare nella normativa Euro 4: curioso il fatto che la Monster abbia ormai un motore “dedicato” (il Testastretta 821, appunto), che Ducati ha lasciato solo su questo modello senza cedere alla tentazione di crescere di cilindrata come accaduto sulla Hypermotard, che monta lo stesso motore ma portato a 937 cc. La scelta è probabilmente dettata dalla volontà di avere una gamma perfettamente bilanciata, con la 797 a recitare il ruolo di apripista e la 1200 a fare da ammiraglia.

BEN DOTATA

107 cv a 9250 giri e 86 Nm (8,8 Kgm) a 7.750 giri sono i numeri del “nuovo” motore 821, che oltre agli aggiornamenti tecnici si arricchisce della possibilità di montare il Ducati Quick Shift (up/down), ad affiancare un pacchetto tecnologico di tutto rispetto con ABS Bosch (che lavora in abbinata all’impianto Brembo con pinze radiali monoblocco), Traction Control e Power mode che cambia il carattere della moto dal punto di vista dell’erogazione e della risposta alle aperture del gas. Forcella rovesciata con steli di 43 mm di diametro e monoammortizzatore regolabile chiudono il quadro. Il ritorno alle origini arriva anche dai colori, perché ad affiancare il classico rosso Ducati torna il giallo che per anni ha caratterizzato la Ducati Monster.

Disponibile a dicembre nei concessionari a prezzi di 11.190 euro f. c. per la colorazione Rossa e di 11.390 per le colorazioni Dark Stealth e Ducati Yellow. 

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Novembre 1980 un piccolo Cordara allora tredicenne viene accompagnato dal padre a EICMA per vedere la bicicletta nuova (allora c’erano anche le bici). Folgorazione! Al piccolo Cordara non interessano affatto le bici, vede quelle cose strane con due ruote e un motore e non capisce più niente. Malato per la moto, malato per la velocità. Quell’EICMA crea un vortice che non si è ancora fermato e che lo ha portato a viaggiare in tutto il mondo a correre praticamente con qualsiasi cosa (dal Gilera DNA all’Harley-Davidson passando anche per sportive “normali”) e in qualsiasi luogo. Il punto di non ritorno? Correre la mitica 8 ore di Suzuka nel 2008. Tester “since 1992” ha provato praticamente tutto ciò che si muove su ruote. Insieme a Edoardo Margiotta e Marco Selvetti ha creato RED e, visto che ha anche un tesserino da giornalista, si dà da fare come direttore responsabile. Ah, ora si è pure appassionato alle biciclette. Stai a vedere che suo padre aveva ragione?