La Honda V3R900 E-Compressor torna a fare parlare di sé sotto i riflettori di EICMA. Qui aveva debuttato infatti nel 2025 come prototipo e ora riappare invece nella veste definitiva di moto di serie. Con una punta di sadismo, tuttavia, la Casa giapponese decide di tenere addetti ai lavori e appassionati ancora un po’ sulla corda. Non svela infatti al salone alcun dato ufficiale, lasciando ancora la moto avvolta da un alone di mistero.

Bocche mezze cucite
In pratica, buona parte di quello che si sa è scritto nel nome della moto, un po’ come se V3R900 E-Compressor fosse il suo codice fiscale. La moto è dunque a tre cilindri e questi sono disposti a V, due rivolti in avanti e uno piazzato invece in verticale al centro della moto. 900 è invece la cilindrata mentre quell’E-Compressor svela che l’asso nella manica del modello è un compressore azionato da un motorino elettrico, una primizia assoluta nel mondo delle due ruote.


Questa sua caratteristica – lo spiega Honda stessa – lo rende in grado di “regolare la sovralimentazione indipendentemente dai regimi motore. Il risultato è una risposta immediata sin dai bassi regimi e prestazioni paragonabili a quelle di un propulsore di circa 1.200 cc pur partendo da una cilindrata di 900 cc.“

Risponde ai comandi vocali
La meccanica respira tramite una vorace presa d’aria che si apre sul lato destro serbatoio in titanio, che ha quindi uno sviluppo asimmetrico.

Lo stesso materiale è impiegato anche per l’impianto di scarico. La strumentazione è digitale e sfrutta l’ultima evoluzione della connettività Honda RoadSync.

Ciò significa in concreto che è dotata di un’interfaccia grafica ancora più intuitiva e di nuove funzionalità assistite dall’intelligenza artificiale. La chicca in questo senso sono i comandi vocali, che permettono al pilota di interagire con il sistema senza togliere le mani dal manubrio. Questa tecnologia arriverà tra l’altro in seguito anche su altri modelli.

Le foto della V3R900 E-Compressor sotto la lente
Per capire qualcosa in più della moto non resta che armarsi di lente di ingrandimento e dare uno sguardo alle immagini. La prima cosa che balza all’occhio è senza dubbio il forcellone monobraccio che con ogni probabilità è in alluminio.

Sul fonte opposto spicca una forcella a steli rovesciati con i foderi dorati. Ai suoi piedi c’è un generoso impianto frenante con pinze ad attacco radiale e dischi a margherita.

Il telaio sfrutta una struttura a traliccio in tubi d’acciaio e vede il motore parte stressata, tanto che il suddetto forcellone appare infulcrato nel basamento.




