L’arrivo del prototipo della KTM 790 Duke lo scorso anno aveva scoperto le carte. KTM stava lavorando a un motore bicilindrico in linea, con cilindrata attorno agli 800 cc, da cui creare una nuova “piattaforma”. Motore fondamentale per la Casa di Mattighofen questo, perché chiude il buco tra il monocilindrico LC4 della Duke 690 e il LC8 da 1301 cc che equipaggia tutta la gamma “grossa” delle KTM. Fondamentale perché attorno al range di cilindrata 800/1000 sta nascendo il “cuore” del mercato delle moto.

NON RESTERÀ SOLA

Piattaforma, dicevamo: conoscendo KTM è scontato pensare che da questo motore nasceranno molti modelli (il prossimo lo vedete direttamente sullo stand KTM, ed è l’Adventure), ma a Mattighofen hanno voluto iniziare con una naked, tipologia di moto a cui sono molto affezionati. Andiamo nel dettaglio. Il Twin KTM ha cilindrata di 799 cc, l’ormai onnipresente fasatura a 270° per offrire il “pulse”, ma non le vibrazioni annullate da due contralberi di bilanciamento. La testa con bilancieri a dito è ormai classica per KTM, che utilizza questa raffinata soluzione anche sulla piccola 125. Il risultato sono 105 cv a 9000 giri con una coppia (consistente) di 86 Nm a 8.000 giri, potenza gestita dal cambio a sei marce con Quickshifter + (up & down) e dalla frizione assistita con antisaltellamento PASC.

ELETTRONICA DA MAXI

Dove la KTM 790 Duke fa la differenza è nella dotazione elettronica. Se la presenza del controllo di trazione è da dare per scontata ormai anche su modelli di questa cilindrata, un po’ meno scontato è il fatto che quello della naked austriaca sfrutti il giroscopio per adattarne l’intervento secondo l’angolo di piega. Giroscopio che lavora anche con l’ABS cornering dotato di mappatura “Supermoto” (ma potremmo ribattezzarla “ignoranza”), che disattiva l’intervento sulla ruota posteriore. Caratteristiche, queste, appannaggio fino a oggi delle sole maxi. Di contorno ci sono i tre classici riding mode di KTM, che sulla 790 propongono una mappatura “Track” completamente personalizzabile.

ACCIAIO FOREVER (MA C’È ANCHE L’ALLUMINIO)

L’acciaio? Una religione. KTM resta fedele a questo materiale che utilizza anche in MotoGP. La 790 lo sfrutta per benino per il telaio, che è realizzato in tubi ma abbinato a un lungo forcellone in alluminio con nervatura esterna – un classico di KTM che è riuscita a rendere un elemento estetico ciò che gli altri nascondevano all’interno – e una struttura posteriore portante, anch’essa in alluminio pressofuso, che sorregge sella (a 825 mm da terra) e codino.

LUNGA MA AGILE

Le quote ciclistiche sono un mix tra ricerca di agilità, trazione e stabilità: l’interasse fa segnare, infatti, un “lungo” (per la categoria) 1.475 mm, ma l’angolo di sterzo di 24° e l’avancorsa di 98 mm lasciano intuire un avantreno piuttosto svelto. Del resto questa è un po’ la filosofia di tutte le moto sportive moderne, che sono “corte” davanti e “lunghe” dietro, con forcelloni chilometrici. In più la KTM aggiunge la ciliegina di un peso (169 kg a secco) decisamente basso.

FRENI E SOSPENSIONI

Scontata anche la presenza delle sospensioni WP: la forcella (non regolabile) ha steli di 43 mm di diametro mentre il monoammortizzatore (non c’è leveraggio progressivo) sfrutta una molla progressiva ed è regolabile nel precarico e nel ritorno idraulico. Anche l’ammortizzatore di sterzo è marchiato WP, mentre i freni sfruttano per la prima volta pinze marchiate KTM – ed è anche la prima volta che a Mattighofen abbandonano Brembo – e dischi da 300 mm di diametro.

PREZZO D’ATTACCO

Chiudono il quadro della dotazione il launch control, il display TFT a colori, e il manubrio in alluminio a sezione variabile regolabile su 12 posizioni. Tutto per 9.450 euro, prezzo molto competitivo nel segmento.

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Novembre 1980 un piccolo Cordara allora tredicenne viene accompagnato dal padre a EICMA per vedere la bicicletta nuova (allora c’erano anche le bici). Folgorazione! Al piccolo Cordara non interessano affatto le bici, vede quelle cose strane con due ruote e un motore e non capisce più niente. Malato per la moto, malato per la velocità. Quell’EICMA crea un vortice che non si è ancora fermato e che lo ha portato a viaggiare in tutto il mondo a correre praticamente con qualsiasi cosa (dal Gilera DNA all’Harley-Davidson passando anche per sportive “normali") e in qualsiasi luogo. Il punto di non ritorno? Correre la mitica 8 ore di Suzuka nel 2008. Laureato in Ingegneria meccanica, tester “since 1992” ha provato praticamente tutto ciò che si muove su ruote. Insieme a Edoardo Margiotta e Marco Selvetti ha creato RED e, visto che ha anche un tesserino da giornalista, si dà da fare come direttore responsabile. Ah, ora si è pure appassionato alle biciclette. Stai a vedere che suo padre aveva ragione?