Many è uno scooter che esiste già da un po’ di tempo nella gamma Kymco. Many EV, come potrete immaginare è il nuovo scooter elettrico della Casa di Kaohsiung. Ma, per un attimo, distogliamo lo sguardo dallo scooter, perché la novità più importante di Kymco non è tanto il Many EV, quanto tutto quello che Kymco ha costruito e costruirà attorno a lui. Si chiama iONEX e non si può definire diversamente da un ecosistema per la mobilità elettrica individuale.

Sfida in casa

Punta sul vivo dalla taiwanese Gogoro che ha lanciato un’idea di scooter con “sharing” delle batterie, Kymco ha messo in campo l’artiglieria pesante ripensando completamente l’idea di mobilità elettrica.
Quali sono i limiti di moto e scooter elettrici? Peso, innanzitutto. Guidabilità, ma poi anche autonomia, e possibilità di ricaricare velocemente. Le colonnine sono troppo poche, i tempi di ricarica troppi lunghi. Inoltre l’equazione +autonomia=+peso per i veicoli elettrici è ormai nota e per moto e scooter è un’equazione fortemente penalizzante. Ecco perché Kymco ha scelto forse l’unica strada logica per una moto elettrica, che poi, a dirla tutta è la stessa utilizzata per le e-bike. 

Batterie leggere e asportabili

iONEX utilizza batterie compatte e leggere (meno di 5 kg l’una) installate nel pianale dello scooter (sul Many EV) così da non influenzare negativamente la guida. Le batterie sono asportabili e ricaricabili in casa, in garage oppure nelle charging station che Kymco prevede di installare a breve in oltre 20 Nazioni del mondo. L’operazione di estrazione della batteria (che ha il formato di una valigetta ed è identificata da un qrcode) è di pochi secondi in questo modo arrivando a una charging station si inserisce la batteria scarica, se ne prende una carica e si riparte. Ma non c’è solo questo: la voglia di superare “l’ansia da autonomia” dei clienti, ha portato la Casa taiwanese a scegliere più di una soluzione intelligente.

Finiscono le batterie? C’è la riserva

Many EV, ad esempio è dotato di una batteria “tampone” che si ricarica automaticamente tramite le stesse batterie asportabili oppure tramite il classico sistema di frenata rigenerativa. Questa batteria consente una percorrenza di ulteriori 40 km (oltre agli 80 delle altre due batterie) consentendo quindi di non rimanere a piedi nemmeno quando si stanno ricaricando le batterie principali. Dovete andare molto lontano? Kymco ha pensato anche a un sistema di affitto delle batterie, se ne possono affittare altre due, alloggiabili nel vano sottosella (che per Manny EV è spazioso come quello di uno scooter normale) e arrivare così a 200 km di autonomia. 

Modulare

Un sistema che potremmo quindi definire “modulare”, con batterie che inizialmente saranno ovviamente fornite da Kymco ma che, nella visione della Casa taiwanese, potrebbero essere fornite anche da altri player fino a creare uno “standard”. Per farla semplice, potrebbe arrivare Duracell e fornire le proprie batterie nelle charging station. Nulla vieta poi di aumentare il numero di batterie a bordo di altri modelli.
Se per il piccolo Many EV destinato soprattutto agli spostamenti urbani con il suo motore da 3 kW due moduli iONEX bastano e avanzano, un maxi scooter potrebbe, ad esempio, montarne 4 (20 kg in tutto non sarebbe una follia) aumentando quindi prestazioni e autonomia.

Diventerà uno standard?

Del resto, iONEX è un sistema destinato ad espandersi, Allen Ko, Carismatico presidente Kymco ha promesso 10 modelli elettrici basati su iONEX nei prossimi tre anni. Obbiettivo, vendere 500.000 scooter elettrici nello stesso lasso di tempo. Impegnativo, ma visto come sta andando l’elettrico in Paesi come la Cina non impossibile. E in Europa? Sicuramente a EICMA arriveranno altre novità. Vedremo se Kymco avrà la forza di imporre iONEX come uno standard, arrivare primi, a volte, ha i suoi vantaggi.

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Novembre 1980 un piccolo Cordara allora tredicenne viene accompagnato dal padre a EICMA per vedere la bicicletta nuova (allora c’erano anche le bici). Folgorazione! Al piccolo Cordara non interessano affatto le bici, vede quelle cose strane con due ruote e un motore e non capisce più niente. Malato per la moto, malato per la velocità. Quell’EICMA crea un vortice che non si è ancora fermato e che lo ha portato a viaggiare in tutto il mondo a correre praticamente con qualsiasi cosa (dal Gilera DNA all’Harley-Davidson passando anche per sportive “normali") e in qualsiasi luogo. Il punto di non ritorno? Correre la mitica 8 ore di Suzuka nel 2008. Laureato in Ingegneria meccanica, tester “since 1992” ha provato praticamente tutto ciò che si muove su ruote. Insieme a Edoardo Margiotta e Marco Selvetti ha creato RED e, visto che ha anche un tesserino da giornalista, si dà da fare come direttore responsabile. Ah, ora si è pure appassionato alle biciclette. Stai a vedere che suo padre aveva ragione?