Prova Benelli Leoncino Cinquecento

Si può fare! Quando con 5.990 euro ti metti in garage una moto vera, bella da vedere e piacevole da guidare. Costruita in Cina? Sì, ma come si deve, e poi è nata in Italia

24 ottobre 2017 - 19:10

Cominciamo dal nome, Benelli Leoncino. Un nome glorioso che significa moltissimo per Benelli. Ed è proprio questo suo significato, più che le caratteristiche tecniche, a legare l’antenato degli Anni ’50 al pronipote di oggi. Il Leoncino, infatti, ha rappresentato la rinascita di Benelli dopo la Seconda Guerra Mondiale: era un 125 proposto in numerose varianti; ebbe un enorme successo in Italia e nel mondo, su strada e in gara.
E il Leoncino Cinquecento, primo esemplare di una famiglia allargata che già prevede una versione Trail, punta a essere la motocicletta che darà la svolta al nuovo corso del marchio pesarese.

ANIMA ITALIANA
La matita del centro stile italiano e le risorse economiche cinesi hanno prodotto un risultato dall’eccellente rapporto qualità/prezzo: la linea del Leoncino Cinquecento ha personalità, la qualità dei materiali e il livello delle finiture sono più che dignitosi, la componentistica è all’altezza delle aspettative e, dulcis in fundo, le prestazioni reggono brillantemente il confronto con le concorrenti più blasonate.
MOTORE E COMPONENTISTICA
Il Leoncino è mosso da un bicilindrico frontemarcia quattro tempi, raffreddato a liquido, da 500 cc con potenza di 47,6 CV (35 kW) a 8.500 giri e coppia di 46 Nm a 6.000 giri. La distribuzione è a doppio albero a camme in testa, 4 valvole per cilindro, con l’iniezione elettronica affidata a corpi farfallati da 37 mm. Il cambio ha 6 velocità.
Il reparto sospensioni prevede una massiccia forcella USD con steli del diametro di 50 mm, regolabile nell’idraulica che gestisce l’estensione, mentre dietro c’è un forcellone in tubi di acciaio con monoammortizzatore laterale, regolabile sia nel precarico sia in estensione. L’escursione è rispettivamente 125 e 128 mm.
Impianto frenante: davanti è montato un doppio disco da 320 mm di diametro con pinze ad attacco radiale a quattro pistoncini, mentre dietro la scelta è caduta su un disco da 260 mm di diametro con pinza a doppio pistoncino. Di serie l’ABS disinseribile.
PACCHETTO COMPLETO
Sui cerchi in lega di alluminio da 17” gli pneumatici sono i Pirelli Angel da 120 anteriore e 160 posteriore, con la versione Trail che utilizzerà gomme tassellate.
Il Leone, simbolo della storia centenaria di Benelli, svetta sul parafango anteriore; il proiettore, rotondo come vuole la tradizione, è a LED come il resto dell’impianto luci; la strumentazione sfoggia un display LCD che visualizza in modo ben leggibile e completo le informazioni indispensabili alla guida.

Il Leoncino sarà disponibile nelle colorazioni Nero, Rosso e Argento e ha tutto ciò che ormai si associa a motociclette anche di fascia superiore. Tranne il prezzo.
Scheda tecnica
Prezzo: 5.990 euro
Motore: bicilindrico in linea, 500 cc, 8 valvole, raffreddato a liquido
Cambio: 6 rapporti
Potenza max: 47,6 CV a 8.500 giri
Coppia max: 46 Nm a 6.000 giri
Telaio e forcellone: in tubi di acciaio
Forcella: USD con steli da 50 mm, regolabile in estensione
Ammortizzatore: mono laterale, regolabile nel precarico e in estensione
Freno ant.: doppio disco da 320 mm con pinza radiale a 4 pistoncini, ABS
Freno post.: disco da 260 mm con pinza flottante a 1 pistoncino, ABS
Pneumatici: Pirelli Angel ant. 120/70-ZR17, post. 160/60-ZR17
Altezza sella: 815 mm
Peso: 207 kg in ordine di marcia
Serbatoio: 12,7 l

 

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Il Leoncino Cinquecento è stato pensato per essere eclettico e facile, una specie di all-round a proprio agio sia come commuter cittadino sia come piacevole biposto da gita fuoriporta; non è un caso che fra gli accessori ci siano una coppia di borse laterali e un flyscreen. In realtà, però, come spesso accade quando le strade ispirano e la compagnia è buona, ne abbiamo preso atto per poi strapazzarlo ben più del dovuto…
TUTTO SOTTO CONTROLLO
Il Leoncino ha una ergonomia ben studiata: la posizione in sella (alta 815 mm da terra) è azzeccata anche per chi veleggia intorno al metro e ottanta e pure il passeggero non ha di che lamentarsi. I comandi sono ben posizionati, con la leva del freno regolabile nella distanza dal manubrio. Un difetto? Sganciare la sella è semplice ma serve a poco perché lo spazio sottostante è praticamente nullo e in più fissarla di nuovo nella sua sede non è agevole. Ultima considerazione prima di partire: chi ha progettato il Leoncino non si è dimenticato di soddisfare l’orecchio e gli ha regalato una voce piena e un po’ roca, diffusa da un terminale di scarico dal disegno originale e riuscito.

PRIMA DENTRO E VIA

Motore e ciclistica sono azzeccati. Dolce e fluido il primo, bilanciata ed efficace la seconda, grazie anche alle quote del telaio che ha interasse di 1.460 mm e angolo sterzo di 24,5°. Una volta lasciata la città, le sei marce si usano davvero poco e l’elasticità del propulsore permette di scordarsi delle prime tre, a patto di non dimenticarsi dell’indole del Leoncino per chiedergli di farci salire le pulsazioni: sappiamo bene che non è nato per questo. Le curve, però, sollecitano altre velleità e il ritmo si alza inevitabilmente… Il tiro è buono e i cavalli sufficienti ma mai troppi, al punto che ci si può permettere di spalancare il gas in uscita dai tornanti senza avere problemi. Trattiamo con poco garbo il cambio e strapazziamo i freni, che poco si lamentano se si esclude una certa invasività dell’ABS sulla ruota posteriore. Dopo aver cambiato moto posso imputare il problema all’esemplare che stavo usando.

CHE STELI
L’avantreno è imponente, con la forcella da 50 mm coi foderi neri: non si tratta di una mera scelta scenografica poiché l’unità svolge egregiamente il proprio compito, contribuendo a far percepire una sensazione di solidità e precisione. Diverso il feeling con il retrotreno, più morbido, che tuttavia, grazie all’ampia possibilità di regolazione del precarico, può essere adeguato a peso e stile di guida. Il risultato è che il Leoncino mette a proprio agio, risulta facile e sincero e anche sulle strade dal fondo tutt’altro che perfetto sulle quali lo abbiamo guidato, a tratti chiedendogli molto, non ci ha mai fatto sentire di esserci spinti oltre. Buoni alleati si sono rivelati l’impianto frenante, potente e modulabile, e gli pneumatici Pirelli Angel che prevedono l’opzione MT60RS, leggermente tassellata, per concedersi qualche spensierata e semplice divagazione off-road.
SI PUÒ FARE!
Come per Gene Wilder in Frankenstein Junior, questa esclamazione è stata la nostra appena rientrati alla base e smontati di sella. Con meno di 6.000 euro è possibile avere una moto capace di mantenere tutto ciò che promette e di dare anche qualcosa in più. Una moto con personalità e un marchio sul serbatoio che ancora oggi merita di essere ostentato.

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