Prova Ducati Scrambler 1100 Special

Amichevole e intuitivo, lo Scrambler 1100 è ben fatto e facile da guidare. Un modello del tutto diverso rispetto al resto della gamma Scrambler. Prezzo a partire da 14.290 euro f.c.

28 aprile 2018 - 11:04

   LIVE   
Tra le novità 2018 un posto d’onore lo merita il nuovo Ducati Scrambler 1100, nato all’insegna dell’hashtag #ridebigger, come dire che la cilindrata, qui, ha il suo peso. Tutto da gustare in sella alla versione che, dopo le numerose versioni con motore 800 e la piccola 400, completa la gamma Scrambler, decretandone la maturità e proiettandola nel futuro, lungo un viaggio che, nelle intenzioni, accompagnerà il motociclista verso nuove e affascinanti esperienze.

Che sia “bigger” si intuisce, banalmente ma efficacemente, dalle dimensioni. Che non sono quelle molto compatte delle altre Scrambler. La 1100, infatti, ha forme più abbondanti, per quanto molto proporzionate. Ed è orgogliosa della sua consistenza metallica, tutta acciaio e alluminio. Rispetto ai modelli di minor cilindrata il divario è netto, la superiore qualità ben avvertibile, addirittura ostentata in dettagli come le guance del serbatoio (capacità 15 litri) intercambiabili in alluminio o i supporti pressofusi, anch’essi in alluminio, che sostengono il parafango anteriore. Tanta sostanza, dunque, a segnare un cambio di passo che potrebbe coinvolgere nel medio termine tutta la gamma.

Il motore bicilindrico a L Desmodue e soprattutto i voluttuosi collettori di scarico contribuiscono a caratterizzare il lato nobile della moto, enfatizzando il design classico ma allo stesso tempo ricco di spunti contemporanei.
Vintage di sostanza
Perché effettivamente, a ben guardare, di “vintage” nello Scrambler 1100 c’è l’ispirazione, non certo la componentistica né tanto meno il disegno dei particolari. Dentro il metallo si muove una coppia di grossi pistoni, quelli del classico bicilindrico con alesaggio di 98 mm e corsa di 71. Al centro della L troneggia il corpo farfallato da 55 mm di diametro, elemento essenziale del Ride By Wire e dotato di due iniettori sotto farfalla. 86 cv di potenza a 7.500 giri/min, con 88 Nm di coppia a 4.750: sono i numeri, rassicuranti, che lasciano intuire quali siano le caratteristiche del motore di 1.079 cc, ovviamente con distribuzione desmodromica e due valvole per cilindro. Due le candele per cilindro, con incrocio valvole di 16°.

Il telaio a traliccio in tubi di acciaio è completato da sospensioni che si differenziano in base alla versione di Scrambler 1100. Su quella standard e sulla più ricercata Special – belli i cerchi a raggi che caratterizzano quest’ultima – la forcella Marzocchi (steli di 45 mm di diametro) è regolabile al pari dell’ammortizzatore Kayaba, fissato al forcellone fuso in alluminio tramite articolazione progressiva e in modo asimmetrico: l’escursione garantita è di ben 150 mm. Come a dire che un salto (senza esagerare) in fuoristrada lo si può affrontare senza patemi.
Dettagli che fanno la differenza
Sullo Scrambler 1100 Sport la musica cambia: spazio alle dorate Ohlins, a caratterizzare un allestimento che strizza l’occhio allo spirito irriverente degli anni Settanta. Anche le selle sono tutte e tre diverse, per quanto accomunate dalle cuciture a vista e dal logo Ducati ricamato nella zona posteriore. Il gruppo ottico anteriore è un altro elemento caratterizzante, grazie alla parabola in vetro e alla cornice in alluminio, che suddivide le luci DRL (Daytime Running Light) in quattro parti, come da tradizione Scrambler del nuovo corso. Molto scenografica la soluzione ideata per il gruppo ottico posteriore, con LED che ottengono un effetto a diffusione.

Due le parti in cui è suddivisa la strumentazione, che però ha un aspetto monolitico: quella lunga include l’indicazione tachimetrica, la marcia inserita, l’eventuale estensione del cavalletto e alte informazioni minori; il grande display circolare racchiude le spie luminose sulla cornice esterna, mentre all’interno trovano posto il livello del carburante, quello del Ducati Traction Control, la modalità di guida nonché il contagiri. Tutto digitale.

Classica ma elettronica
Lo Scrambler 1100 vanta blocchetti elettrici inediti, Ride By Wire, piattaforma inerziale e Ducati Traction Control su quattro livelli, all’esordio sulla gamma. L’impianto frenante Brembo con coppia di dischi anteriori di 320 mm di diametro e pinze a quattro pistoncini, disco posteriore di 245 mm è dotato di ABS Bosch 9.1 MP Cornering, che assicura la massima funzionalità anche a moto inclinata. Tre i Riding Mode: l’Active è il più brillante, dedicato alla guida sportiva; Journey è pensato per l’uso quotidiano; City vede la riduzione della potenza da 86 a 75 cavalli, con il controllo di trazione sul livello più invasivo (4) e una risposta al gas molto dolce.

I prezzi: Scrambler 1100 standard da 12.990 euro f.c., Special (in prova) da 14.290 euro f.c. e Sport da 14.990 euro f.c.
   RIDE   
Interasse senza ansie (1.514 mm), angolo del cannotto di 24,5°, avancorsa di 110 mm: sono i capisaldi della ciclistica, insieme all’altezza della sella fissata a 810 mm. Dati che chiariscono, se mai ce ne fosse bisogno, la vocazione dello Scrambler 1100, ossia il divertimento nella guida, nel nome del relax e del disimpegno. Con il vento tra i capelli, se le regole lo consentissero.

E in effetti lo Scrambler 1100 è comodo e amichevole fin dai primi minuti in sella. Quest’ultima è ampia e abbastanza morbida, perfetta per attutire – insieme alle sospensioni, tarate con un occhio al comfort – i colpi che arrivano dalla strada.
In sella, relax
Largo il manubrio, anche troppo. La posizione di guida è rilassata, con braccia e gambe che non devono sottostare ad alcuna costrizione posturale. Belli i comandi, completi e intuitivi. La strumentazione concorre a definire l’aspetto ricercato della moto, ed è anche di facile lettura, fatta eccezione per la scala del contagiri, meno valorizzata dalla grafica rispetto al tachimetro e ad altre indicazioni accessorie. Le leve sono regolabili nella distanza della manopola, ma conviene farlo senza guanti, perché la rotella preposta è piccola e non facile da azionare.

La curva di erogazione privilegia la dolcezza, a vantaggio della facilità di guida. La progressione, molto regolare, non risparmia le emozioni del bicilindrico, con la tipica brillantezza ai medi regimi e un pizzico di allungo che non guasta. La potenza, in questo caso, conta poco, e questa ennesima interpretazione del bicilindrico Ducati a L lo dimostra. Le sospensioni regolabili permettono un’adeguata personalizzazione, in base all’utilizzo tipico.  I freni sono un buon compromesso tra prestazioni e facilità d’uso.

Se ti prende il prurito…
Lo Scrambler 1100 non disdegna mani esperte nella guida, adatte ad alzare il ritmo e togliersi lo sfizio di qualche curva di buon passo, percorsa mettendo alla prova la ciclistica e sfruttando completamente il motore. La guida sportiva in senso stretto non è il suo terreno d’elezione ma questa Ducati non si tira mai indietro, rivelandosi molto versatile e adulta. Poco a che vedere, per intenderci, con gli altri modelli della gamma Scrambler, più giocosi e destinati, quindi, a un pubblico meno esperto ed esigente. La 1100 conquista grazie all’immediatezza dell’approccio: sorniona e complice, si dimostra molto meno impegnativa di quanto la cilindrata farebbe supporre. Ha carattere, è ben costruita nei dettagli e ricca di metallo (acciaio e alluminio), è poliedrica e consapevole. 

 

 

 

 

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