Prova Ducati Scrambler Café Racer

15 maggio 2017 - 18:05

Se c’è una cosa che si può rimproverare a Ducati, nel progetto Scrambler Café Racer, non riguarda la motocicletta ma la sua carta di identità… Il cognome e il nome stridono, o meglio confondono chi le si approccia in modo superficiale.
Non bisogna lasciarsi fuorviare: il primo sta a indicare solo la famiglia di provenienza, quella delle Scrambler appunto, ma non ha altro significato e sbaglia chi cerca in questa motocicletta attitudini che non le competono. La Café Racer si chiama così perché è così, è una moto nuova. Proprio nuova, non una versione ottenuta giocando con accessori e parti speciali da catalogo ufficiale.
NUOVE MISURE
Sono state modificate misure importanti della geometria come interasse (accorciato di 9 mm, ora 1.436 mm) e angoli (più “svelti”, con rake di 21,8° anziché 22° e trail a 93,9 mm, più corto di 19 mm), oltre a quei parametri che determinano la postura di guida come lunghezza ammortizzatore (cresciuta di 9 mm), altezza sella (più 15 mm) e posizione manubrio (avanzato di 155 mm e abbassato di 175 mm).
Ciliegina sulla torta le ruote con cerchi da 17” e gli pneumatici Pirelli Diablo Rosso II con il posteriore in misura sfacciata e scenografica: 180/55.
A metà fra ciclistica ed estetica l’allungamento dei foderi della forcella che, se non comportano modifiche di misure ed escursione, migliorano il look e la scorrevolezza. Nuovi anche la pompa freno radiale, e il disco anteriore semiflottante da 330 mm mm con pinza Brembo monoblocco ad attacco radiale e quattro pistoncini.

Il motore è l’ovvio bicilindrico a L da 803 cc, raffreddato ad aria, con distribuzione Desmodromica e due valvole per cilindro. Confermati i valori di potenza e coppia, rispettivamente 75 CV a 8.250 giri e 68 Nm a 5.750 giri, ma migliorata l’erogazione, più addolcita e lineare. Il peso è contenuto in 188 kg con il serbatoio quasi pieno.
OMAGGIO A SPAGGIARI
Per dare un vestito adeguato a tanta sostanza, alla Café Racer è stato verniciato il motore di nero, riposizionato il faro anteriore e sono state montate due tabelle porta numero (il “54” è un omaggio a Bruno Spaggiari, pilota del passato che ha contribuito ai fasti Ducati); sono arrivati un nuovo logo, la copertura monoposto della sella, un bello scarico Termignoni con terminale doppio, cerchi in lega color oro, parafango anteriore corto e specchietti alle estremità del manubrio.
TANTI ACCESSORI
Ma per chi non si accontentasse e volesse dare un’impronta personale ancora più marcata, è sufficiente attingere dal catalogo accessori dedicato, dove si possono trovare una sella di differente fattura, il portatarga da codino, indicatori di direzione billet, un terminale racing Termignoni e chi più ne ha più ne metta…
Il costo è 10.950 euro, elevato in valore assoluto ma in linea con le concorrenti.

SCHEDA TECNICA
Prezzo: 10.950 euro
Motore: 803 cc, bicilindrico a L raffreddato ad aria, distribuzione Desmodromica
Omologazione: Euro 4
Cambio: 6 marce
Potenza: 75 cv a 8.250 giri
Coppia: 68 Nm a 5.750 giri
Telaio: traliccio in tubi di acciaio
Peso: 172 kg a secco
Altezza sella: 805 mm
Interasse: 1.436 mm
Sospensione anteriore: forcella Kayaba USD, esc. 150 mm
Sospensione posteriore: mono Kayaba, precarico regolabile, esc. 150 mm
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Pensata per essere una vera café racer e quindi dispensare sensazioni da vera café racer, non ci poteva essere miglior terreno di prova per la Scrambler con i semimanubri che Bologna e i sui colli (altroché Londra, North Circular e Ace Cafe…).

Se, da spenta, non si può fare alto che osservarla e apprezzarne la qualità costruttiva (un neo il sottosella dalle dimensioni troppo minimal per metterci persino un anti pioggia), da accesa il suo sound deciso soddisfa anche l’udito.
Il passo successivo è sedercisi. Complimenti al geometra che ha triangolato sella, pedane e manubrio: la posizione è naturale e piuttosto comoda anche per chi è sul metro e ottanta.
MANUBRI LARGHI
Caricata il giusto sull’avantreno, con i semi manubri molto larghi (anche troppo), si rivela facile e intuitiva sin dai primi chilometri. Primi chilometri passati a divincolarsi nel traffico per uscire da Bologna e ad apprezzare la capacità di digerire la guida rallentata e a singhiozzo, grazie anche all’erogazione più dolce di questo Desmo ottimizzato nella risposta al gas. Che il cilindro posteriore scaldasse lo sapevamo e non ci siamo sorpresi; personalmente, invece, non ho apprezzato gli specchietti montati ai lati del manubrio, che oltre ad aumentare l’ingombro della motocicletta obbligano a distogliere lo sguardo dalla direzione di marcia per posarlo oltre le manopole. A proposito di sguardo, dimenticatevi di riuscire a leggere il contagiri, che prevede l’accensione di una sequenza di tacche nella parte bassa dello strumento digitale.

A facile e intuitiva si è presto aggiunto anche l’aggettivo divertente. È bastato puntare il naso all’insù e cominciare a seguire il ritmo delle curve… E non si è trattato di curve qualsiasi, ma di quelle che costellano l’asfalto della Futa e sulle quali non ci siamo accontentati di passeggiare, ansiosi di guadagnare il Passo della Raticosa.
RITMO VELOCE…
Il ritmo che si riesce a tenere il sella alla Café Racer riesce anche a essere molto brillante, senza per questo inficiare la confidenza. Ciclistica sincera, avantreno preciso, marce con la giusta spaziatura per godere del tiro del bicilindrico che dà il meglio di sé quando ci si trova a raccordare e pennellare curve.
Anche la frenata è all’altezza e il disco semi flottante da 330 mm abbinato alla nuova pompa radiale, se non si guida troppo allegri, non fa rimpiangere la configurazione a doppio disco che ci si potrebbe aspettare di trovare su una motocicletta simile. Il posteriore, da 245 mm con pinza a un pistoncino, lavora molto bene e si è dimostrato efficace e modulabile al punto giusto, senza risultare mai affaticato.
Le sospensioni sono sostenute però l’assetto non è rigido e, anche se il posteriore trasmette tutte le asperità e le imperfezioni dell’asfalto che scorrono sotto il gommone da 180, infonde sempre una sensazione di tutto sotto controllo.
…MA NON SOLO
Ma sarebbe sbagliato pensare che per divertirsi con la Café Racer le si debba tirare il collo e chiedere tanto. Il vero piacere è farsi portare a spasso per i colli bolognesi al piccolo trotto e la sua indole intima è proprio questa. Non serve avere gran polso né attributi sovradimensionati, chiunque può godere del suo carattere e assaporare sensazioni da café racer. In più, se siete fra coloro che pensano che la motocicletta sia fatta per andarci da soli, potete lasciare il guscio monoposto e dire che in due non ci si sta…

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