Prova Harley-Davidson gamma Softail 2018

23 settembre 2017 - 9:09

“All for freedom, freedom for all”. La prova della nuova gamma Softail comincia così, all’insegna di un motto indiscutibilmente americano. Oltre alle suggestioni culturali, però, c’è altro: otto modelli del tutto inediti, progettati ex novo per essere attuali oggi e soprattutto domani. Nel futuro di Harley-Davidson, infatti, ci saranno 100 nuovi modelli in 10 anni. Numeri che dicono molto sul fatto che la Motorcompany, come la chiamano a Milwaukee, stia cambiando per diventare più globale (“Riding Globally”): cambiano i motociclisti e di conseguenza le moto. E due milioni di potenziali nuovi clienti aspettano di guidare una Harley-Davidson.

Noi l’abbiamo fatto con le nuove Softail, lungo le strade tutte curve dell’entroterra di Barcellona. Per la stampa europea Harley ha portato quattro degli otto nuovi modelli, i più interessanti tra le novità 2018: Heritage Classic 114, Street Bob, Fat Bob 114 e Breakout 114. Tre di questi (Heritage Classic, Fat Bob e Breakout) sono disponibili anche nella cilindrata “base” 107, uno nella sola cilindrata 107, ossia lo Street Bob.

Tutto è nuovo: il telaio, le sospensioni, il motore Milwaukee-Eight con doppio albero di bilanciamento, il design. Perché quello delle nuove Softail è il più importante progetto di sviluppo nella storia H-D, addirittura più imponente del Rushmore, che ha rivoluzionato la gamma Touring. Il punto di partenza sono stati i motociclisti, oltre tremila intervistati in ogni parte del mondo, Italia compresa, per comprenderne meglio necessità e desideri. Chi guida Harley vuole comfort, sonorità meccanica e di scarico, equilibrio nella guida, sospensioni adatte a tutte le situazioni, design e tradizione.

Il telaio è stato disegnato partendo da un foglio bianco, come non succedeva dal 1984. La struttura principale è più rigida del 65%, mentre con il forcellone, anch’esso inedito, si chiude a quota +34%. L’aspetto è quello dei telai Softail del passato ma il peso è stato ridotto fino al 20% a seconda dei modelli. Tre le varianti di inclinazione del cannotto di sterzo, dai 28° del Fat Bob ai 34° della Breakout, passando per i 30° della Heritage Classic. Sulla Breakout, che monta lo pneumatico posteriore 240, il telaio è anche più largo e la trasmissione primaria spostata all’esterno.

Il telaio è formato da circa metà dei pezzi rispetto al passato, con il 22% di saldature in meno. I due nuovi forcelloni, progettati rispettivamente per pneumatici larghi e stretti, pesano 5,89 kg (-15%) e 8,16 (-20%) in meno di quelli che sostituiscono. La sospensione posteriore abbandona lo schema con ammortizzatore a trazione sotto il motore per un più tradizionale ed efficace cantilever a collocazione centrale, che trova posto dove precedentemente era alloggiato il serbatoio esterno dell’olio motore, ora contenuto nel basamento. L’ammortizzatore Showa è regolabile nel precarico della molla, con diverse soluzioni di intervento: tramite pomello esterno (ad esempio sul Fat Bob) oppure mediante registri sotto la sella. La forcella, anch’essa Showa, è del tipo DBV (Dual Bending Valve), la cui efficacia è stata sperimentata sulla gamma Touring fin dallo scorso anno.

Il motore è fissato in modo rigido al telaio: proprio per questo monta per la prima volta sulla piattaforma Milwaukee-Eight due alberi di bilanciamento collegati tramite ingranaggi e progettati per ridurre in modo significativo le vibrazioni. Due le cilindrate: 107 (1.745 cc) e 114 pollici cubi (1.868 cc), con la cilindrata maggiore prevista per specifiche versioni di Fat Boy, Fat Bob, Heritage Classic e Breakout. Il raffreddamento delle teste è a olio, con radiatore anteriore centrale posto nella culla del telaio.

Il V2 più potente mai montato sui modelli Softail è del 10% più rapido in accelerazione rispetto al 103 sulla base 0-60 mph/h già nella cilindrata 107 (1.745 cc); nella cilindrata 114 (1.868 cc) fa meglio di un ulteriore 9% rispetto al 107.

RIDE
Fat Bob 114, Street Bob, Heritage Classic 114 e Breakout 114: c’è l’imbarazzo della scelta, e tanta voglia di guidare. Peccato che diluvi, a smentire la convinzione che la Spagna sia terra di perenne bel tempo. La personalità stilistica dei nuovi modelli ha nei gruppi ottici anteriori LED Daymaker un elemento di indiscutibile caratterizzazione, in particolare su Heritage Classic e Fat Bob. La prima riesce a coniugare benissimo la tradizionale forma circolare con le suggestioni hi-tech tipiche dei LED; il secondo stupisce con forme squadrate e originali.

Fat Bob
Partiamo con il Fat Bob 114 (306 kg in ordine di marcia), facendo ben attenzione a evitare le gigantesche pozzanghere che rubano spazio all’asfalto. Anche in condizioni critiche è evidente l’evoluzione della ciclistica, evoluzione di cui avremo conferma il giorno successivo sull’asciutto: la luce a terra è superiore che in passato, a vantaggio del gusto di guida, che beneficia anche della superiore maneggevolezza e del comparto sospensioni di qualità. La forcella in particolare non è soltanto bella da vedere, con i tappi in lega che riportano la scritta Harley-Davidson, ma si dimostra subito efficacissima, nonostante non sia regolabile. La sospensione posteriore non è da meno: sostenuta dove serve, funziona con buona progressività e permette di sfruttare al meglio il nuovo telaio. L’inserimento in curva è da moto “vera”, una sorpresa che rende il Fat Bob 114 molto più divertente del previsto. Tutto ciò a dispetto della misura 150/80 del cerchio anteriore di 16″. Il largo manubrio, che completa un ponte di comando di forte impatto estetico, è perfetto per indirizzare con precisione la moto, sfruttando le pedane (centrali) per rendere più rapidi i cambi di direzione.

La frenata è convincente, grazie all’impianto di produzione Brembo con doppio disco anteriore; come su tutte le Harley conviene avvalersi del freno posteriore. Anche su questo fronte il nuovo corso si fa sentire, avvicinando le prestazioni in frenata a quelle di moto “tradizionali”. Buono il comfort, per merito della sella ben imbottita, della taratura delle sospensioni e delle ridotte vibrazioni che, grazie ai due contralberi, sono avvertibili soltanto al minimo (sotto i 1.000 giri) e oltre i 3.500, quando si entra in una zona del contagiri – il Fat Bob ha strumentazione analogica con display digitale, ben leggibile – in cui non ha senso insistere. Il V2 di 45° Milwaukee-Eight conferma la sua estrema versatilità, visto che apprezza sia l’andatura da parata con un filo di gas, sia le rotazioni a fine corsa dell’acceleratore, a prescindere dalla marcia inserita. Il cambio funziona bene, è robusto e solido, proprio come ci si aspetta su un’Harley.Tra le curve delle montagne spagnole, sul bagnato e con accresciuta convinzione sull’asciutto, la guida del Fat Bob 114 è lo specchio della rivoluzione Softail, grazie al radicale miglioramento rispetto ai modelli precedenti. I prezzi? 18.000 euro per il Fat Bob con motore 107, 2.000 in più per il 114. E per chi sceglie colorazioni diverse dal Vivid Black c’è il sovrapprezzo…

Breakout
Il Breakout 114 si guida in modo completamente diverso: le pedane molto avanzate, il cerchio anteriore di 21”, lo pneumatico posteriore 240/40 su cerchio di 18”, l’inclinazione cannotto di 34° sono indizi molto chiari, che i chilometri di prova contribuiscono a rafforzare. In più la necessità di spostare la trasmissione primaria all’esterno, per consentire l’allineamento con il retrotreno – anche il forcellone ovviamente è più largo – influisce sul baricentro della moto. Il risultato si sente in curva, con le svolte a destra – la primaria è sul lato sinistro – che richiedono maggior decisione per chiudere la traiettoria.

Più a suo agio sul dritto, il Breakout (305 kg in ordine di marcia) è una moto che non fa nulla per nascondere il suo carattere muscolare e irriverente, sopra le righe, fatto di eccessi e di suggestioni yankee. Meno affascinante il prezzo, visto che si parta da 22.000 euro con motore 107 per arrivare, con il consueto aggravio di 2.000 euro, a 24.000 per il Breakout 114.

Heritage Classic
Nuovo modello e cambio radicale in sella alla Heritage Classic, la più comoda e turistica del gruppo. Vibra poco, offre spazio adeguato a pilota e passeggero, discreta capacità di carico grazie alle borse laterali dotate di serratura e soprattutto una posizione di guida indubbiamente adatta a passare molte ore in sella. Il manubrio non obbliga a posture faticose, la sella è ben imbottita, la protezione dall’aria più che buona grazie al largo plexiglas, impreziosito sul piano estetico dall’originale gruppo ottico LED Daymaker. La moto che costituisce la scelta più razionale per chi guida in tutte le condizioni e su tutte le strade ha un design quanto mai classico, e anche nella guida si dimostra prevedibile, rassicurante, facile, a dispetto dei 330 kg di peso in ordine di marcia.

La più immediata e rassicurante delle Softail probabilmente sarà anche la più amata dalla clientela attenta alla tradizione. Il bicilindrico 114 dà un grosso contributo a rendere la guida ancora più piacevole, con la coppia esuberante e sempre disponibile, il cambio ben spaziato (ma sparisce il bilanciere e trovare la folle non è facile), l’erogazione lineare e quasi dolce. La strumentazione, posta sul serbatoio, è ben leggibile e completa, un altro punto a favore della Heritage Classic.

Street Bob
Lo Street Bob nasce per chi ama il mondo custom e la sua elegante essenzialità. Il manubrio apehanger che costringe a rimanere appesi, le pedane che spingono le ginocchia verso il busto, la sella monoposto e il look dark, la forcella con i soffietti e la strumentazione ridotta a un display digitale fissato sui riser: tutto questo fa parte della storia Harley-Davidson e resterà nel futuro. Nella guida, fatta l’abitudine alla posizione in sella e al manubrio senza dubbio particolare, emergono la discreta maneggevolezza della moto e ancora una volta la facilità di gestione del bicilindrico Milwaukee-Eight 107, un tratto comune alle nuove Softail. Caratterizzato da vibrazioni contenute e mai fastidiose, lo Street Bob è relativamente rapido nei cambi di direzione, piega senza difficoltà fino a strisciare le pedane sull’asfalto e garantisce il gusto che non ti aspetti da una custom pura. Con i suoi 297 kg in ordine di marcia è il Softail più leggero tra i modelli in prova.

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