Prova Kymco AK 550

Con il nuovo Kymco AK 550, la Casa di Taiwan punta dritta al cuore del mercato dei Top Scooter bicilindrici. Il prezzo è interessantissimo (9.190 euro in offerta lancio) ma i contenuti tecnologici sono tutt’altro che di serie B. Anzi!

23 giugno 2017 - 6:06

LIVE

Se mai ci fosse bisogno di ribadirlo, Kymco è un’azienda florida. Lo dimostrano i suoi numeri di mercato (sempre sul podio di tutte le classifiche europee, quatro brand in assoluto per vendite in Italia ) ma non solo. Tante Case blasonate si sono rivolte proprio a Kymco per progettare un nuovo scooter, chiedendo una semplice consulenza o in alcuni casi addirittura la fornitura vera e propria di motore e telaio. Facciamo nomi? BMW e Kawasaki, tanto per dirne un paio. Nel frattempo Kymco è andata avanti e in questi ultimi anni ha lavorato sodo con un solo scopo: posizionare il proprio brand lassù, dove osano i prodotti premium, scrollandosi di dosso la nomea di azienda buona solo per gli scooter economici. E con questo nuovo Kymco AK 550 ci sono riusciti.
FORZA ITALIA
Inutile girarci attorno: il nuovo Kymco AK550 punta il mirino dritto verso il re dei maxi scooter, ovvero lo Yamaha TMAX, che si è rinnovato proprio quest’anno. Sportivo e turistico allo stesso tempo, osservandolo con occhio attento (o magari guidandolo) si capisce tuttavia come i due prodotti siano molto diversi. Anche perché, e questo è un vanto dell’azienda, c’è molta Italia nel nuovo AK: il design è stato quasi interamente studiato e pensato qui, nel Bel Paese, e anche per lo studio dinamico del veicolo ci si è affidati a una piccola ma prodigiosa engineering italiana.
PUÒ ACCOMPAGNARE SOLO

Con uno stile del genere e un motore del genere…può accompagnare solo. Battute a parte, il motore del nuovo scooter sport touring (così lo definiscono in Kymco) è un gioiello d’ingegneria. Bicilindrico orizzontale da 550 cc con fasatura a 270°, 8 valvole, raffreddato a liquido, è alimentato tramite iniezione elettronica e ha due contralberi per ridurre al minimo le vibrazioni. Omologato Euro4, è capace di 51 cv a 7.500 giri e 51,5 Nm, numeri che gli consentono di raggiungere i 161,7 km/h effettivi grazie anche al peso contenuto in 230 kg in ordine di marcia. 21 km/litro invece è il dato dichiarato sui consumi. L’elettronica che lo imbriglia comprende due mappe motore, una Full Power e una Rain, quest’ultima che taglia severamente la potenza (sotto il valore limite per le patenti A2, per intendersi). La trasmissione finale è a cinghia dentata.
SCHELETRO PORTANTE

La ciclistica non è meno evoluta. La struttura portante è un telaio perimetrale in alluminio con quote stabili ma che non obbligano ad avere la patente nautica: 1.580 mm l’interasse. Anche il forcellone è in alluminio ed è infulcrato al telaio grazie a un monoammortizzatore posizionato lateralmente. La forcella invece è a steli rovesciati da 41 mm ed è sorretta da due piastre. L’impianto frenante è una chicca: ci sono due dischi anteriori a margherita lavorati da pinze Brembo radiali, un’anteprima assoluta nel mondo scooter. A evitare le perdite di aderenza ci pensa l’ABS Bosch di ultima generazione.
ERGOFIT

Capitolo ergonomia, anche in questo caso il Kymco AK 550 non si fa mancare nulla, proprio come una vera ammiraglia. La sella è ampia e spaziosa, lo schienalino è regolabile nella distanza e nel sottosella ci stanno (così è dichiarato) un casco integrale e un jet. Si continua con la strumentazione TFT a colori, completamente digitale e che permette, tra le altre cose, di collegare il veicolo allo smartphone e ricevere le notifiche direttamente sullo schermo con il sistema Noodoe. C’è il plexi regolabile su due posizioni, i fari full led, le manopole riscaldabili, la presa USB nel vano sinistro del retroscudo e l’avviamento Keyless. Per 9.190 euro (prezzo lancio, poi diventerà 9.790) ci si porta a casa un mezzo a cui manca solo la Moka per farvi il caffè. È disponibile da subito nelle tre colorazioni argento, nera oppure grigia.

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RIDE
BUONA LA PRIMA

Paragonarsi al TMAX con un prodotto tutto nuovo è un gioco piuttosto pericoloso: il rischio di fare una figuraccia è alto, anche perché il maxi di Yamaha è forte di oltre 15 anni di sviluppo costante. Kymco invece era vergine di scooter premium: l’unico maxi uscito dalle fabbriche di Taiwan, il MyRoad 700, non ha mai avuto gli attributi giusti per competere seriamente. Con l’AK 550 i Taiwanesi però alzano la cresta. Non solo hanno evitato figure meschine, ma anzi hanno creato uno scooter dalle eccellenti doti dinamiche, in alcuni casi capace anche di far meglio del rivale giapponese. E lo dico a ragion veduta: alla prova dell’AK 550, tenutasi sul lago di Garda, ci sono andato con l’ultima edizione del TMAX proprio per avere un riferimento chiaro.
QUASI COMPLETO

A ruote ferme, l’AK 550 è quasi perfetto. Dico quasi perché alcuni peccati di gioventù ci sono. La strumentazione, per esempio, non è granché visibile sotto la luce del sole e, per accenderla, ci vuole un minimo di apprendistato con il sistema di start.

Dico quasi perché i due vani nel retroscudo potrebbero essere più capienti (o avere spazi più razionali) e il plexi potrebbe regolarsi con più facilità (invece serve una brugola), magari con un pomello. O magari elettricamente.

Dico quasi perché, e ho finito, manca il cruise control (anche optional) e non è facile capire la mappatura selezionata. Sono piccolezze, è vero, ma quando si gioca sul campo dell’eccellenza nulla può essere trascurato.
BEN FATTO

In compenso, il livello qualitativo dei materiali e degli accoppiamenti è molto alto. Plastiche ballerine o meccanismi facili alla rottura, non pervenuti. C’è una bella sensazione di solidità, anche quando ci si accomoda sopra la lunga sella (nel TMAX si è più dentro che sopra) e s’impugna il manubrio. Manubrio che avrei preferito posizionato più in alto, soprattutto per chi sfiora l’uno e novanta. A proposito di sella, sotto c’è tanto spazio sviluppato in profondità, per caricarci facilmente anche l’integrale più grosso del mercato.
PRIMI PASSI

Durante la conferenza stampa, gli ingegneri hanno raccontato per filo e per segno le ore perse a ricercare la ciclistica perfetta, tra calcoli e collaudi. E il risultato, bisogna dirlo, è notevole: il peso ben distribuito (50/50) unito all’ottimo assetto delle sospensioni (morbide ma non cedevoli) regala una piacevole sensazione di facilità, come se tenere in equilibrio un mezzo da 230 kg fosse un gioco da ragazzi. L’AK 550 invoglia a giocare perché te lo senti in mano dopo pochi metri, tutti i comandi sono sotto controllo e molto ben gestibili.
SI GIOCA

Finisce che la fase “ci prendo la mano” lascia presto spazio a quella in cui pensi solo a divertirti. Anzitutto nel traffico, perché l’AK 550 guizza via leggero e vola sulle asperità. Ma soprattutto in un bel percorso tortuoso la ciclistica, anche quando strapazzata, risponde sempre neutra e prevedibile. Convince l’avantreno, granitico in ingresso e percorrenza di curva, ma anche il posteriore, che copia perfettamente eventuali imperfezioni senza trasmetterle al telaio. Un applauso quindi a chi ha messo a punto l’assetto, difficile trovare di meglio nel panorama degli scooter. E che pieghe si fanno! La luce a terra è praticamente infinita, prima di grattare il cavalletto si ha chiuso la gomma posteriore da tempo. È una guida efficace, perché le curve si chiudono in fretta, ma al tempo stesso non stanca, come se l’AK fosse nato per piegare. 10 e lode ai freni: oltre a poter lavorare con ferocia inaudita, sono anche molto modulabili.
DUE PISTONI COSÌ
Il motore è il cuore di tutta l’esperienza. La fasatura a 270 gradi ha un carattere molto motociclistico; dolce quando serve, potente e colmo di coppia se spremuto a fondo, il bicilindrico sembra prendersi un po’ di tempo in più solo nelle partenze a fionda. Non è una questione di potenza massima ma di attacco più o meno deciso del gruppo frizione/variatore. In compenso, una volta lanciato nella parte medio-alta del contagiri, l’AK mostra i muscoli allungando con decisione anche ben oltre le velocità autostradali. Un’accelerazione molto simile a una moto di media cilindrata, per chi ha provato.
MEGLIO FARLO PROTETTI

Un lungo tratto rettilineo permette di capire come si comporta ad alte velocità. La protezione dall’aria potrebbe essere migliore per i più alti (nella posizione più bassa del plexi standard, la testa rimane quasi tutta fuori se non ci si accuccia), ma spalle e braccia sono sempre ben coperte, come le gambe. A 130 km/h il rumore di fondo è quasi nullo, mentre la stabilità, anche sui curvoni, è a prova di bomba.
CHE FACCIO, STACCO (L’ASSEGNO)?
Ecco perché il “buona la prima”. Se avete letto tutto, avrete capito che l’AK 550 è molto valido. Non ha veri punti deboli a meno di qualche leggerezza trascurabile. E considerato quanto costa in meno rispetto al TMAX, gli si perdona anche l’assenza di un controllo di trazione. Ma, in fondo, questo Kymco è solo all’inizio della sua carriera che viste le premesse promette di essere brillante.

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