Prova Yamaha TMAX DX

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Abbiamo messo alla frusta il nuovo Yamaha TMAX DX, la versione più pregiata. Non gli manca nulla: di serie c’è tanta elettronica di bordo, oltre alla solita, apprezzatissima qualità dinamica. Costa caro: 13.390 euro

5 luglio 2017 - 14:07

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TU CHIAMALE SE VUOI OCCASIONI
L’occasione è di quelle ghiotte: ho l’invito per un evento, andata e ritorno in giornata, l’anticiclone Caronte inonda di caldo l’Italia e l’itinerario prevede un percorso con tante curve da farsi venire il mal di testa. Prendere la triste navetta che parte da centrale? Naaaaaaaa. Io ci vado in moto. Guardacaso, nel parcheggio della redazione c’è un Yamaha TMAX DX (versione premium del maxi scooter di Iwata rinnovato proprio quest’anno ) nuovo di pacca che sembra sorridermi. Definirlo scooter ormai è riduttivo: i materiali utilizzati, gli accoppiamenti delle plastiche, lo studio fatto sulla dinamica del veicolo, sono caratteristiche che di solito si trovano su moto alto di gamma e.. sul TMax. Non è un segreto che i tecnici abbiano affinato instancabilmente nel corso degli anni un mezzo che oltre a creare un segmento lo ha sempre dominato nelle vendite. Il risultato era cercare rendere la guida sempre più simile a quella di una moto (sportiva, peraltro). Ed è giusto che sia così: chi guarda a uno scooter da oltre 13 mila euro (13.390 per la versione DX) si aspetta non un semplice mezzo di trasporto ma qualcosa di esclusivo, che all’occorrenza sappia aumentare il battito cardiaco di chi guida.
SCHELETRO PORTANTE

Su quest’ultima edizione di Yamaha TMAX DX, gli ingegneri hanno messo mano soprattutto alla ciclistica. C’è un nuovo telaio, più corto (ma sempre in alluminio), un forcellone allungato, una nuova taratura della forcella e il motore piazzato in posizione ancora più centrale. In totale fanno 9 chili in meno rispetto al suo predecessore (6 per la versione DX, 216 kg in ordine di marcia). Tutti gli interventi sono mirati ad avere una guida più svelta e competente quando ti pigliano i 5 minuti. Anche il reparto design ha lavorato sodo: gli ordini dall’alto chiedevano un prodotto più maturo ed elegante, senza sembrare vecchio. E il risultato, bisogna dirlo, è notevole. Le pinze freno anteriori sono radiali e lavorano dischi da 267 mm.
TRA CONFERME E NOVITÀ
Il motore: bicilindrico frontemarcia (anzi, orizzontale) da 530 cc, non è cambiato nei fondamentali. Quasi 46 cv (solo mezzo cavallo in meno rispetto all’Euro3) e 53 Nm di coppia massima, valori che possono sembrare bassi se paragonati a una moto ma che, alla prova dei fatti, sono tutti di razza. Da quest’anno è Euro4 e si caratterizza per avere molti meno attriti grazie a uno studio interno e all’utilizzo di materiali pregiati. Il DX è il TMax più lussuoso di sempre. Porta in dote due nuove mappature, T (Town) e S (Sport) per assecondare diversi stili di guida, controllo di trazione TCS (on-off), cruise control, parabrezza regolabile elettricamente e la possibilità di connettersi allo smartphone, tutto è di serie su questa versione. Se volete dettagli tecnici più approfonditi, comunque, qui c’è la nostra prova in Sud Africa, mentre qui analizziamo assieme a chi l’ha sviluppato (Fabrizio Corsi di Yamaha) tutte le novità tecniche.

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RIDE
LE COSTE, CHE SBALLO!

Milano-Riva del Garda. Dovessi farla in auto non avrei dubbi: autostrada A4, radio a palla e aria condizionata. Ma sono su due ruote (non dico in moto per il rischio di essere lapidato), quindi meno autostrada c’è, meglio è. Mi organizzo così: da Milano prendo l’A4 in direzione Venezia, uscita Brescia Ovest. Da lì s’imbocca la statale del Caffaro per fare le Coste di Sant’Eusebio, poi lago d’Idro, lago di Ledro e infine si sbuca a Riva del Garda. Un giro che consiglio a chiunque sia per il paesaggio, sia per la quantità di curve, da far venire il mal di stomaco. Anche perché l’intenzione è quella di provare lo Yamaha TMAX DX sul classico terreno di caccia delle moto sportive.
DA FERMO
Parto presto la mattina, perché voglio evitarmi il devastante traffico tra Pero e Cormano (un grande classico per i milanesi). Stivo tutto con facilità sullo Yamaha TMAX DX: i miglioramenti nel sottosella si vedono tutti, anche se il tasto per alzare la sella nel tunnel centrale non è il massimo. Convincono anche la strumentazione, con il piccolo display a colori che cambia intensità a seconda della luce che percepisce, e i comandi al manubrio. Controllo di trazione, mappature motore e parabrezza si regolano con semplicità. La posizione di guida è molto confortevole: si è ben inseriti nel mezzo, non si ha la sensazione di essere appollaiati sul trespolo. La sella è abbondante quanto basta, come lo spazio per i piedi (e porto il 45…). Guardo le leve dei freni: sono entrambe regolabili nella distanza. Molto motociclistica, come sensazione.
ORE CHIARE

A quest’ora (è l’alba) in giro per Milano c’è giusto qualche attardato dalla notte brava appena trascorsa. Io invece sono ancora mezzo addormentato, quindi parto con la mappa T, la più…Tranquilla. E lo Yamaha TMAX DX mi asseconda volentieri. Il lavoro di affinamento su sospensioni e distribuzione dei pesi si sente: si ha subito la sensazione di un mezzo dalle qualità dinamiche eccellenti ma fruibili, anche da chi è di primo pelo (o si è appena svegliato).
TUTTA MIA LA CITTÀ
Il periodo di apprendistato non esiste (se non per il sistema di avviamento Smart Key): lo sterzo è ampio, la spinta del motore decisa ma morbida (in T…), il peso posizionato sapientemente in basso e al centro, le sospensioni molto progressive. Sul pavé si va via bene e le poche curve della città vengono affrontate con spensieratezza, senza sforzo. Anche perché si può scegliere tra due posizioni di guida: più sportiva, con le ginocchia a 90° e i piedi sulla pedana, oppure rilassata, con gambe allungate e piedi sul retroscudo. In entrambi i casi, comunque, il tunnel centrale non è mai fastidioso.
PICCOLEZZE
In città apprezzo anche altre cose: la prontezza con cui risponde il motore, per esempio, da sempre punto di forza del TMAX e qui più che mai enfatizzata. La frenata, perfettamente modulabile e dalla potenza straordinaria (se paragonata a quella di un normale scooter) e ancora l’ottimo impianto d’illuminazione full led. Mi sarebbe piaciuto avere due vani nel retroscudo (quello di sinistra è finto) e una presa USB per ricaricare lo smartphone (c’è solo la presa accendisigari). Possono sembrare piccolezze, e tutto sommato lo sono, ma quando l’assegno da staccare è così salato nulla può essere trascurato.
SIAMO CARICHI
Finisce che all’uscita di Brescia Ovest ci arrivo in un amen e fresco come una rosa: ringrazio il cruise control e il parabrezza ampio che non disturba mai la visuale. Caffè al volo e via, ora il sole è alto e io sono impaziente di vedere come si guida tra le curve il nuovo Yamaha TMAX DX. Mappa S, abbasso il cupolino e m’inclino in avanti, come su una moto vera e propria.
ATTENZIONE: MEZZO SPORTIVO

Ai motociclisti che oggi ancora ridono del TMAX (e so che sono in tanti…), dico: fate attenzione. Perché potreste beccarvi una sgradevole suonata sul vostro passo preferito proprio dal maxi scooter di Iwata. L’ultima versione del TMAX, nella versione DX, offre al pilota sensazioni e feeling da moto, sportiva peraltro. Per il motore, innanzitutto: la cavalleria non è poi molta ma non c’è ritardo tra il comando del pilota e l’impulso generato dal motore. Per dirla come i giovani il motore qui non “lagga”. Tu apri, lui va. Connessione diretta. Significa che, se sfruttata a dovere, l’abbondante coppia del bicilindrico è capace di fare effetto fionda fuori dalle curve, proiettandovi svelti verso il tornante successivo. L’allungo non è perentorio come su una moto di grossa cilindrata, è evidente, ma è anche vero che, in un percorso tortuoso, la cavalleria ai regimi elevati conta poco.
GUIDA GUSTOSA
La ciclistica non è meno efficace. il termine “sospensioni progressive” significa avere un assetto confortevole in caso di sollecitazioni esigue, sostenuto quando forcella e mono lavorano nella seconda parte di escursione. È in queste situazioni che si scopre un avantreno granitico (merito anche delle ottime Dunlop SportMax RoadSmart III Scooter), che invita il pilota a spingere sempre di più, magari entrando in curva con i freni ancora in mano. Si chiude in fretta la traiettoria (più che in passato) e solo in casi limite è necessario correggere con il freno posteriore. In frenata il discorso non cambia: c’è tanta potenza, tanto feeling trasmesso al pilota che ha sempre una confortante sensazione di sicurezza. L’unico limite (e forse è un bene che ci sia…) arriva dal rumore del cavalletto che striscia sull’asfalto.
THE KING
Anche partendo prevenuti, il TMAX riesce a strappare più di un sorriso perfino al motociclista più incallito. In quest’ultima versione poi la cura per il dettaglio è maniacale: difficile coglierlo in fallo. Merito dello sviluppo continuo che c’è stato negli ultimi 15 anni (anche qualcosa in più: il primo TMAX è del 2001), che ha portato tante piccole migliorie senza mai stravolgere il progetto iniziale: uno scooter prestante, stiloso, confortevole e all’occorrenza anche parco nei consumi. Durante la prova non ho faticato a tenere medie sopra i 20 km/litro. Oggi il mercato propone diverse alternative, ma la frase Il TMax è sempre il TMax non è una frase fatta. Dopo averlo guidato in lungo e in largo viene da chiedersi cosa si possa chiedere di più a uno scooter. C’è un motivo se il suo secondo nome è “Re dei maxi scooter”…

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