Prova Paton S1-R Lightweight

Una moto da corsa con targa e fanali, telaio italiano e motore giapponese: è la Paton S1-R Lightweight, una sportiva dalle prestazioni esaltanti e linee d’antan. Costa cara: 24 mila euro più IVA.

31 ottobre 2017 - 16:10

SPECIAL PER DAVVERO
Molte Case hanno a listino una “special di serie”. Sono modelli dal gusto retro: hanno serbatoi sferici, colorazioni particolari, selle con cuciture a vista. Ma per quanto possano sembrare artigianali nascondono motori e telai moderni e sono assemblate secondo elevati standard di qualità. La Paton S1-R Lightweight, invece, racconta una storia un po’ diversa. Non perché sia assemblata con noncuranza, ma perché è una special vera e propria, con un telaio “fatto a mano” e tutte le componenti realizzate su misura. L’esclusività ha un prezzo: per la S1-R ci vogliono 24.000 euro più IVA.


UN PO’ DI STORIA
La Paton S1-R Lightweight è una special di serie molto sportiva. L’azienda milanese, fondata da Peppino Pattoni, è attiva nel mondo delle corse fin dai primi anni Sessanta e vanta partecipazioni storiche al Mondiale GP 500. Paton presentò all’EICMA 2014 la S1, primo prototipo di moto stradale. Aveva forme e fari circolari, che nascondevano un telaio fatto a mano e un motore moderno, perfetto per omologarla senza troppi problemi, il bicilindrico parallelo della Kawasaki ER-6n. Andiamo avanti veloce di un paio di anni: Paton partecipa e vince nella categoria Lightweight al Tourist Trophy con il pilota Michael Rutter, alla guida di una versione adeguatamente preparata della S1-R. Rispetto a quella moto, la versione di serie ha giusto qualche chilo in più e una quindicina di cavalli in meno, numeri che possono cambiare scegliendo uno dei vari kit di potenziamento. Carene in vetroresina, sganci rapidi e solo 158 kg in ordine di marcia chiudono il quadro di questa sportiva superleggera.
DUE CILINDRI GIAPPONESI
Sotto le forme tondeggianti la Paton S1-R Lightweight nasconde il bicilindrico in linea da 649 cc della Kawasaki ER-6n, unità ideale per la categoria Lightweight del TT, che prevede bicilindrici con cilindrata massima di 650 cc. Tra i motori disponibili sul mercato Paton ha scelto il bicilindrico Kawasaki per il cambio estraibile, comodo nella frenesia della gara, e perché, una volta elaborato a dovere, era quello in grado di produrre più potenza. Di serie ci sono lo scarico completo in titanio SC-Project (azienda proprietaria di Paton dal 2016) e un filtro più sportivo dell’originale, fornito da Sprint Filter.


TELAIO ARTIGIANALE
La ciclistica è il pezzo forte della Paton S1-R Lightweight. Il telaio è pensato, progettato e realizzato all’interno della fabbrica milanese ed è un perimetrale in tubi in acciaio ad alta resistenza. Ha quote compatte, molto compatte: 1.390 mm di interasse, 105 mm di avancorsa. Anche il forcellone in alluminio è una scultura, costruito da zero su specifiche Paton. Alle sospensioni pensa Ohlins: davanti c’è una sontuosa forcella FGRT 204 con steli da 43 mm, dietro due ammortizzatori TTX 30, tutti completamente regolabili.
CHE LISTA!
Si continua con l’impianto frenante con pinza e pompa Brembo (RCS 19 con interasse variabile e pinze monoblocco M4), i dischi TK da 292 mm, i cerchi OZ Racing Piega R (derivano strettamente dalla Moto2) e le piastre di sterzo su misura di AEM Factory. Una lista lunga e preziosa, che prevede anche la sella monoposto Race Seats, i semimanubri, le leve e le pedane Valtermoto e la frizione firmata da Suter. Non mancano le gomme Metzeler Racetec RR (nella versione provata da noi in mescola K1-K2), nella classica accoppiata di misure 120/70 e 180/55. L’ABS non c’è, motivo per il quale la S1-R è omologata Euro 3 con deroga (può essere venduta e circolare senza problemi).


ACCESSORI RACING
Paton prevede un ricco catalogo accessori, tutti a tema sportivo. La S1-R utilizzata in questo primo contatto era equipaggiata con il primo kit di elaborazione motore, che grazie a lavorazioni su testa e pistoni permette di arrivare fino a 80 cv. Non è tutto: gas rapido Domino, cambio elettroassistito (funziona solo a salire) e dischi freno anteriori da 300 mm completano il pacchetto di questa sportiva d’altri tempi.

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OFFICINA ALLARGATA

Di recente ho visitato sedi di aziende moto molto blasonate. Il livello di automazione è elevatissimo: i robot specializzati si occupano di quasi tutte le operazioni. Quando vado a ritirare la Paton S1-R Lightweight trovo una situazione molto diversa: la “mia” moto mi aspetta al centro di un capannone tappezzato di attrezzi, che mi ricorda più un’officina molto grande piuttosto che una fabbrica. C’è chi salda un telaio, chi verifica la finitura superficiale di un forcellone, chi controlla una pinza freno Brembo.
UNICA NEL SUO GENERE
Accanto alla Paton S1-R Lightweight ce ne sono altre due ma in versione da gara: sono quelle di Stefano Bonetti e Michael Rutter, tornate da poco dall’Isola di Man, come mi confermano i moscerini stampati sul tondo cupolino. “Mi raccomando, qua non c’è ABS né traction control: tutto nelle tue mani. Se ti serve con questo pulsante scegli tra due mappature, una più morbida e l’altra aggressiva. Buon divertimento!”. Queste le uniche raccomandazioni che ricevo mentre la studio attentamente. Si vede che è una moto artigianale: il livello di finiture è altissimo, come la qualità dei materiali, ma è forte la sensazione di “imperfezione”, quella che si trova solo sui prodotti realizzati da mani esperte. Per questo la S1-R è da considerarsi un oggetto unico.
OLD SCHOOL
È vintage nelle forme e nella posizione di guida, la Paton S1-R Lightweight. Le braccia si appoggiano ai semimanubri chiusi e lontani, i polsi sono caricati e le gambe si chiudono a formare un angolo acuto. Il piccolo quadrato di sella in realtà non è nemmeno così scomodo, anzi, e nel codone a siluro c’è spazio per stivare materiale, una praticità ormai dimenticata sulle sportive moderne, che hanno un codino risicato come un perizoma brasiliano. Il bicilindrico prende vita in un lampo e si schiarisce la gola senza troppi complimenti. Le sospensioni sono rigide, proprio come su una moto da corsa, e la sensazione di leggerezza quando si alza la moto dal cavalletto è quasi disarmante.


DNA RACING
“Moto da corsa con targa e fanali”: una frase spesso abusata, ma che alla Paton S1-R Lightweight veste come un abito di sartoria. Le sospensioni di alta gamma Ohlins sono capaci di grandi cose, ma per come sono tarate di serie non riescono a risultare comode se l’asfalto si fa sconnesso. Anche la frenata non è da meno: i due dischi anteriori sono gestiti con ferocia dalle pinze monoblocco, meglio agire con cautela. Curiosamente il motore è di tutt’altra pasta: nonostante sia pesantemente elaborato, non strappa e non ha vuoti nella curva di erogazione. Si limita a produrre potenza in maniera costante, anche più del bicilindrico originale da cui deriva (già molto regolare).
TELEGRAFO
La Paton S1-R Lightweight porta a cercare strade lisce e abbandonate dal traffico. È in queste situazioni che emerge l’ottimo lavoro di messa a punto. Ogni piccola variazione dell’asfalto viene telegrafata al pilota, che è costantemente informato su cosa stia accadendo alle ruote. Si ha la sensazione di guidare una moto molto “competente”, che non spreca nemmeno una goccia di spinta utile. E i comandi sono precisi, compreso il cambio elettroassistito che non sbaglia un colpo.

 


DOLCEZZA TRAVESTITA
Un’efficacia così è dovuta al mix ben calibrato di tutti i fattori. Per esempio il motore: il bicilindrico della Paton S1-R Lightweight è un esempio di regolarità. Da quando si prende in mano il gas (favolosa la risposta), si dispone di una bella spinta, squisitamente spalmata su tutto l’arco di erogazione del motore. La coppia e la potenza aumentano costanti al salire dei giri ma non c’è mai un vero cambio di passo: semplicemente si viene accompagnati in avanti con forza, senza strattoni e fino alla soglia della zona rossa. Il sound che accompagna le danze è ad altissimo volume ma forse, su un prodotto così elitario, è l’elemento che stona di più: ricorda un po’ troppo da vicino quello della ER-6n, nonostante la spinta del bicilindrico non sia nemmeno paragonabile.

UNA TAVOLA DI MOTO
Parlando di assetto, l’impressione è di guidare una tavola da surf con i semimanubri. La più piccola perturbazione dell’asfalto si ripercuote sulla spina dorsale del pilota, che in questo modo si terrorizza ogni volta che una buca compare all’orizzonte. Il rovescio della medaglia è poter contare su un livello di rigore difficile da trovare su qualunque altra moto di serie. La Paton taglia l’asfalto come una lama rovente farebbe con il burro, volando a centro curva senza risultare nervosa. Su strada l’assetto potrebbe essere un po’ più morbido senza perdere precisione: nello stretto la forcella non si comprime abbastanza, l’avantreno rimane alto e la S1-R fatica a mantenere la traiettoria immaginata “spingendo” con forza sulla K1 anteriore. Meno male che forcella e ammortizzatori hanno un’infinità di regolazioni a disposizione. Basta mettersi a giocare.
ALTERNATIVA ELITARIA
La S1-R è una moto unica. Ha le caratteristiche tipiche di una moto da corsa: peso molto contenuto e pacchetto motore-telaio di un’efficacia micidiale. Ogni volta che si sale sul suo piccolo ma ospitale sellino si respira un intenso odore di pista. E questo è anche un po’ il suo limite: così com’è, non può essere una vera alternativa a una moto da strada. Semmai è un modo originale di affrontare il mondo delle piste, con la possibilità di qualche giro in strada. Possibilmente senza né buche né pavé.

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