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#challengethefastest. Questo l’hashtag con cui la Suzuki Ryuyo lancia la sfida alle migliori Superbike del momento. L’idea di Suzuki Italia si rilanciare la Gixxer in pista proponendone una versione speciale pronto gara mi piace un sacco. Mi piace perché è da tempo che vado dicendo ai manager di quasi tutti i marchi che questo è sicuramente un filone da percorrere per ridare un po’ di smalto al segmento delle 1000 superbike. In fondo la maggior parte di queste moto, ai giorni nostri finisce per passare gran parte della sua vita in pista. Spesso queste moto non escono nemmeno dal concessionario che si sono già spogliate da carenatura standard, fari, frecce, portatarga scarico originale, per vestire i panni delle moto racing.

RACER DI SERIE

Da qui l’idea di Suzuki Italia, (idea non nuova in realtà). Partire da una GSX-R di serie e trasformarla in una autentica racer, una moto “plug and play” da acquistare, riempire di benzina e usare per correre. Così com’è, senza cambiare una vite. Un’idea che riporta i riflettori sulla maxi sportiva di Hamamatsu, un tempo regina delle gare, poi passata un po’ in secondo piano. Un peccato, perché la base è valida, basta lavorarci, e come ho avuto moto di scrivere aprendo l’articolo della nostra comparativa delle 1000. “Non esistono moto che vanno male, esistono solo moto poco curate”.

CURATA ALL’ESTREMO

Beh qui di cura Suzuki e i partner coinvolti nel progetto Ryuyo (la moto prende il nome dalla velocissima pista di collaudo Suzuki, in cui sono nate tutte le moto di Hamamatsu, GSX-R comprese, una pista che riprende in certe curve le caratteristiche del Mountain dell’isola di Man) ne hanno messa una valanga. La Ryuyo è prima di tutto bellissima, “vestita” di solo carbonio fa venire l’acquolina in bocca solo a guardarla.  L’opera si deve Extreme Components (che ha realizzato anche manubri, pedane e paraleva del freno e altri particolari interessanti come i dissipatori di calore sulle pinze dei freni)

TANTA ROBA BUONA

I partner coinvolti nell’operazione sono quelli “noti” da chi corre in pista in Italia, a parte Extreme Components hanno lavorato alla Ryuyo, Andreani per le sospensioni Ohlins (mono TTX GP2018 e cartuccia forcella Nix 30 con assetti personalizzati sulle esigenze del cliente) Brembo (pompa freno con interasse variabile). Tra i partner c’è anche Dunlop che alla Ryuyo monta le scarpe KR108 e il nuovissimo KR109, slick, con misure veramente “estreme”: 125/80-17 anteriore e 205/60-17 posteriore.

MOTORE

In tutto questo anche il motore non è stato esentato dalla “cura” Ryuyo, anche se quella ricevuta dal quattro cilindri giapponese è stata una cura non molto pesante. Internamente la meccanica non è stata toccata, ma arrivano un filtro K&N uno scarico completo Yoshimura e una centralina racing sempre Yoshimura con mappatura dedicata. Grazie a questi interventi la Ryuyo ferma l’ago della bilancia a 168 kg e cresce fino a 212 cv e 125 Nm. Una Racer vera, in vendita a 29.990 euro (quotazione ben inferiore al valore totale dei pezzi montati) e prenotabile su un sito dedicato. Le prenotazioni si apriranno durante i primi giorni di Eicma e se vi interessa una Ryuyo sappiate che il prezzo citato è valido solo per i primi 20 esemplari poi probabilmente lieviterà. Si poteva fare di più? Certamente sì, quando ti piglia la malattia della preparazione non c’è limite. Magari ci avrei visto bene un paio di cerchi forgiati. Ma in Suzuki hanno voluto restare vicini al regolamento stock (anche se la piastra di sterzo scaricata della Ryuyo nella Stock non sarebbe ammessa) e non hanno voluto esagerare. Tanto, come abbiamo potuto provare siamo già a un livello molto molto buono.

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