Prova Suzuki SV650X, piccola racer

Con due ingredienti in più, la guizzante SV diventa racer nell’aspetto e nella guida. I semimanubri non sono il massimo per la città, ma le curve sa pennellarle a meraviglia

24 gennaio 2018 - 18:01

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SPECIAL, SPECIAL OVUNQUE…
Il mondo delle special di serie si fa ogni giorno più strutturato. Quasi tutti ne hanno (almeno) una: Yamaha ha creato il filone Faster Sons, Kawasaki ha recentemente presentato la Z900RS, Honda ha addirittura cambiato il DNA della sua maxi naked, la CB1000R, che ora scimmiotta le racer dai fari tondi. Suzuki voleva esserci ma senza dover creare da zero una moto nuova. Da qui l’idea: prendi una moto a listino già apprezzata per la sua guida spavalda, proprio come la SV (qui la nostra prova), cambi la posizione di guida e la vesti in maniera diversa. Voilà, hai una racer fatta e finita, capace peraltro di curvare molto bene. Così è nata la Suzuki SV650X.


FUORI È RACER
Nuovo abito, dicevamo. La Suzuki SV650X eredita gli stilemi del concept chiamato SV650 Rally, mostrato da Suzuki nella primavera del 2016. Monta un cupolino minimalista sopra il faro tondo, ha la sella con impunture a vista (tra l’altro leggermente meno imbottita) a 785 mm da terra e dal serbatoio spuntano due discreti fianchetti che non s’intromettono nella posizione di guida. Non è tutto: la colorazione della X è unica, un mix ben calibrato di grigio e nero con classico adesivo Suzuki sul serbatoio, come anche le pedane pilota e passeggero nere.


QUESTIONE DI ERGONOMIA
La peculiarità principale della Suzuki SV650X è la sua ergonomia: al posto del classico manubrio tubolare ci sono due semimanubri posizionati sopra la piastra di sterzo, un po’ come avveniva sulla versione S di qualche anno fa (che però montava anche un cupolino più protettivo…). Ne consegue una posizione di guida decisamente più sportiva e caricata sull’anteriore, motivo per cui la forcella è più precaricata (e ora è anche regolabile).


TI HO GIÀ VISTA?
Per il resto la Suzuki SV650X sfrutta la meccanica della sorella standard. Il motore è il sempreverde bicilindrico a V di 90°, 645 cc, raffreddato a liquido, con alimentazione a doppia candela e capace di 76 cv e spicci a 8.500 giri e 64 Nm a 8.100 giri (solo 3,8 litri/100 km!). Il telaio è a traliccio in acciaio, ha quote compatte (1.445 mm l’interasse, 25° l’inclinazione del cannotto) e lavora con una forcella tradizionale con steli da 41 mm e un mono regolabile nel precarico. Davanti, due dischi da 290 mm lavorano con l’ABS. In totale, fa 207 kg con il pieno.
PREZZO ALLETTANTE
La piccola racer di Suzuki non costa molto: 6.990 euro in offerta lancio. Tanti gli accessori previsti, tutti a tema stile (da segnalare sicuramente i faretti supplementari a led). Suzuki Italia ha voluto creare una versione ancora più speciale: si chiama SV650 X-Ter (un’assonanza con “hipster” notevole, non trovate?) e monta un porta targa slim, frecce a LED, specchietti racing e nastro telato sui collettori, tutto fornito da ValterMoto. Lo scarico invece è realizzato da FF by Fresco, produttore artigianale italiano. Per lei, il conto sale a 7.390 euro.

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RIDE
LOVE IT
Sono sempre stato un fan della piccola naked di Suzuki. Grazie alla sua estrema leggerezza e al bilanciamento dato dal bicilindrico a V (le sue competitor utilizzano bicilindrici in linea, con la conseguenza di un baricentro più avanzato) questa moto è sempre stata una piccola arma di precisione per i passi di montagna, una “zanzara” capace di infastidire moto ben più specializzate. Questa Suzuki SV650X però è particolare, l’impatto estetico non è male, ma alla vista dei semimanubri qualche domanda me la faccio. Una su tutte: “non è che avrà perso quel suo equilibrio che ho sempre tanto amato?”.


IN SELLA
Salendo in sella alla Suzuki SV650X non ci sono sorprese. Niente stramberie o colpi di testa, anche la X è innanzitutto una moto di sostanza: la leva del freno è regolabile, la strumentazione è chiara e semplice, i dettagli non sono particolarmente ricercati ma sono molto ben fatti. Il girovita è ok, come quello di una ragazza in forma e la massa che balla tra le gambe del pilota è realmente contenuta. I semimanubri però obbligano a una posizione di guida a cui non siamo più abituati: i polsi sentono il peso del corpo, le braccia rimangono chiuse e allungate, il busto è un po’ ingobbito e gli specchietti sono in una posizione particolare. Io ricordavo una SV più confortevole…


PRIMA MOTO SÌ, MA…
La SV è sempre stata un’ideale prima compagna di avventure e la X non è da meno (peraltro, anche lei è disponibile depotenziata a 35 kW). Suzuki non ha modificato la meccanica e ha fatto bene: la frizione è morbida, il cambio è preciso e grazie al Low RPM Assist (un sistema che apre leggermente le farfalle durante il rilascio della frizione) è quasi impossibile farla spegnere in partenza. È leggera, con sospensioni morbide (ma non cedevoli) e un attacco della frenata delicato. I semimanubri, però, in alcuni casi possono complicare la situazione: le inversioni a U non sono così immediate e le svolte più strette richiedono un minimo di malizia. Il pavé arriva senza filtro ai polsi, che alla lunga cominciano a lamentarsi…
Insomma, per la guida in città, l’SV standard è decisamente più amichevole e intuitiva. Meglio gustare la X altrove…

FAME DI CURVE
Via dalla città, il nostro test si dirige sui colli. È qui che la Suzuki SV650X torna a piacermi: si arrampica sui ripidi tornanti leggiadra e baldanzosa, forte del suo brillante bicilindrico. I semimanubri invitano a guidarla come una sportiva vera, uscendo con metà chiappa dalla sella, ma non fatevi ingannare: non serve. Meglio sporgersi col busto e stare leggeri sull’avantreno, che non ha una forcella adeguatamente sostenuta. Più il ritmo aumenta più emergono la sua stabilità e competenza nel tenere la traiettoria, dove invece la standard sarebbe risultata più ballerina.


COME PRIMA, PIÙ DI PRIMA
Il pacchetto meccanico di base è rimasto, a partire dal motore. Il bicilindrico a V non è campione di coppia ai bassi e medi regimi (tra le concorrenti ci sono motori più irruenti, come il bicilindrico dell’MT-07), ma ha un’erogazione esemplare, fluida e costante ed è capace di allunghi decisi. Accusa solo qualche vibrazione dai 6.000 giri in poi, ma nulla di fastidioso. La ciclistica invece ribadisce in maniera spietata l’importanza del (poco) peso. Si può entrare in curva a velocità siderali, sicuri che la piccola SV manterrà la traiettoria ideale. E l’errore è sempre perdonato: basta un decimo di secondo a gas chiuso per tornare in linea.
RICETTA NOTA
Impegna poco e diverte senza sforzo: questa è sempre stata la ricetta dell’SV, che Suzuki ripropone anche per questa speciale versione X. La sua posizione di guida particolare richiede qualche sacrificio, soprattutto se si è ancora novizi, ma ripaga nella guida arrembante e, parere personale, nel colpo d’occhio. Se solo fosse arrivata qualche anno fa…

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