Prova Suzuki V-Strom 250

Facile, leggera, poco assetata. La piccola crossover Suzuki vuole essere una moto adatta a molti tipi di motociclisti. Ha un motore con pochi cavalli ma con un’erogazione azzeccata e una ciclistica a punto. Oltre al commuting si propone per il ruolo di viaggiatrice. Qualche finitura è un po’ “semplice”.

5 settembre 2017 - 19:09

Piccole moto crescono, non nella cilindrata ma nella varietà delle proposte. Se fino a oggi nel segmento delle 250/300 c’erano solo naked o sportive da un anno a questa parte le mini-enduro si stanno affacciando su un mercato che probabilmente ora è pronto a recepirle. Sono moto interessanti perché abbinano motori di piccola cilindrata a dimensioni più generose delle sorelle “stradali”, sospensioni più confortevoli e una certa attitudine al viaggio. Senza dimenticare i punti di forza di questo segmento: peso contenuto, sella bassa, consumi infinitesimali, costi di manutenzione bassissimi. Qualunque marchio offre ormai una gamma di moto enduro/crossover, di cui questi modelli rappresentano il completamento verso il basso. E se le enduro piacciono tanto quando sono “grandi” non si capisce perché non debbano piacere anche quando riducono cilindrata, dimensioni e pesi. Per Suzuki la famiglia crossover si chiama V-Strom, lo stesso nome che troviamo sulla nuova 250 che va ad aggiungersi a 650 e 1000 per comporre una gamma di bicilindriche tuttofare piuttosto completa.

FAMILY FEELING
Impossibile non riconoscere che è una V-Strom. Basta guardarla. La Suzuki V-Strom 250 ricalca gli stilemi che ormai appartengono a tutta la famiglia delle crossover Suzuki: nel frontale ripropone, infatti, il tipico becco (di cui Suzuki rivendica orgogliosamente la paternità con la DR-Big 750) delle sorelle maggiori 650 e 1000. Fa eccezione il faro tondo, ma nel complesso le sue forme sono molto simili a quelle delle sorelle maggiori, come evidenziano anche i convogliatori del radiatore e lo scarico.
QUESTIONE DI DETTAGLI

Tutto è realizzato piuttosto bene, e c’è stata una buona attenzione al dettaglio. Il portapacchi è generoso e dotato di due maniglie comode per il passeggero, a lato del cruscotto compare una presa di corrente utile per alimentare il navigatore o caricare lo smartphone, la leva del freno è regolabile nella distanza, non manca nemmeno la predisposizione per l’alloggiamento del cavalletto centrale. Insomma c’è tutto quel che serve, anche se non avrei visto male un paio di paramani di serie e non posso non notare qualche accoppiamento poco preciso o qualche componente meno premium rispetto ad esempio alle 125 che ho provato nello stesso contesto e che, va detto, possono beneficiare di una progettazione più recente. Penso ad esempio al sistema Easy Start che avvia il motore con un semplice tocco, al sistema di avviamento Keyless o al leveraggio progressivo dell’ammortizzatore posteriore. Tutti elementi presenti nelle ottavo di litro e assenti sulla V-Strom.
Optional un bel tris di borse (gli attacchi sono integrati il che per una moto di questa categoria non è affatto scontato) che dona importanza alla moto e ne aumenta l’attitudine al viaggio.
IL TWIN BEVE POCO
Il cuore della V-Strom 250 è lo stesso motore bicilindrico raffreddato ad acqua nato sulla Inazuma e poi migrato con diverse evoluzioni anche sulla GSX250-R. La potenza massima dichiarata è di 25 cv a 8.000 giri, mentre la coppia è di 23,4 Nm ma di interessante c’è il picco della coppia che arriva a soli 6.500 giri. Non male davvero per un motore bicilindrico 250. Il motore utilizza alcune soluzioni a basso attrito (come ad esempio i bilancieri a rullo) per ottimizzare efficienza e consumi. Con risultati apprezzabili visto che il consumo dichiarato è di 3,2 litri per 100 km. Anche il telaio è in comune con la GSX-R e conserva oltre alle medesime quote (l’interasse, per esempio è di 1.430 mm), anche il comparto sospensioni con forcella tradizionale e monoammortizzatore regolabile nel precarico. In comune anche le ruote in lega da 17 pollici, misura scelta da Suzuki per la V-Strom 250 e che la differenzia dalle concorrenti che adottano la ruota anteriore da 19 pollici. Bosch firma l’ABS di un impianto frenante composto da due dischi (290/240 mm).

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DRIVE
Il modo in cui Suzuki interpreta il segmento delle piccole Adventure è sicuramente originale e in linea con quanto visto fino a oggi con le V-Strom di maggiore cilindrata. Non c’è ancora molto sul mercato se parliamo di moto enduro di piccola cilindrata ma appare chiaro che anche in questo caso ci saranno due scuole di pensiero differenti: quella più “off road oriented” e quella delle crossover. La Suzuki è senz’altro una crossover. La V-Strom non si atteggia a “fuoristrada”, lo pratica ma non lo ostenta: ha una ruota anteriore da 17 pollici e vuole essere (come del resto scritto sulla moto stessa) una Sport Adventure. Ovviamente sport nei limiti delle prestazioni del motore da 250 cc che ferma il banco prova a 25 cv.
EROGAZIONE AZZECCATA

Il piccolo bicilindrico derivato da quello della Inazuma ed omologato Euro 4 non è un mostro di potenza (parlando riferito a quanto offrono le moto della stessa categoria), in realtà i tecnici Suzuki hanno lavorato molto bene sull’erogazione. La coppia massima a 6500 giri è da sola un buon indicatore di come la curva di potenza sia favorevole per un motore che comunque frulla a oltre 10.000 giri. Così, utilizzare la V-Strom 250 per strada diventa un piacevole esercizio anti-stress. Non occorre viaggiare sempre in zona rossa per muoversi spediti, la V-Strom viaggia allegra anche con il contagiri nella metà della scala. L’erogazione è “piatta”, priva di particolari picchi e velocità nell’ordine dei 110 km/h si possono considerare di crociera.
CICLISTICA SANA
Insomma un motore che fa il suo lavoro e che lavora abbinato a una ciclistica azzeccata per quote e tarature delle sospensioni, soluzioni che consentono di tenere un passo svelto, offrono sicurezza e feeling facilitando molto la vita anche a chi è alle prime armi che sicuramente è uno dei clienti tipo di questa moto. Sella bassa, peso contenuto, motore facilissimo la V-Strom è si presta sicuramente a essere una perfetta “nave scuola” ed è molto apprezzabile la voglia di Suzuki di uscire dal seminato delle “solite” naked e sportive che solitamente popolano questa cilindrata per proporre un mezzo più versatile.
VIAGGIARE, PERCHÉ NO?

Perché, andando oltre al quotidiano in effetti, con la V-Strom ci si può anche viaggiare perché la protezione è valida (restano fuori casco e spalle, ma la pressione dell’aria è più che accettabile), la sella è comoda e poco stancante, il serbatoio da 17,3 litri assicura una autonomia notevole e la posizione di guida è azzeccata. Manubrio a parte che avrei voluto di foggia differente. Questo oltre a non essere bellissimo da vedere è un po’ stretto e ha anche le estremità rivolte verso l’alto che a me non sono mai piaciute. Nel complesso la V-Strom centra quindi l’obiettivo che si pone: ovvero proporre un mezzo a portata di tutti non solo per l’usabilità ma anche per il prezzo che si ferma a 5.740 euro, ovvero inferiore –anche se non di molto- a quanto propone la concorrenza.

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