Prova Suzuki V-Strom 650 XT 2017

29 marzo 2017 - 8:03

Dormire sugli allori può rivelarsi – oggi più che mai – un errore imperdonabile, anche per le Case più affermate e per i loro modelli più rappresentativi. Con la concorrenza che affila le armi e la tecnologia che si diffonde a macchia d’olio a tutti i livelli, il rischio che un modello best-seller possa finire ai margini delle classifiche di vendita è sempre dietro l’angolo. E così in Suzuki, fiutando anche rinnovato interesse per le crossover medie, hanno deciso di aggiornare da cima a fondo la V-Strom 650, proposta a 8.390 euro franco concessionario in versione standard e a 8.990 euro nell’allestimento XT, protagonista della prova con ruote a raggi, paramani e paracoppa.

LIVE
Che la Suzuki V-Strom 650 2017 volti pagina si nota sin dal primo sguardo. La nuova generazione sfoggia un nuovo look, ispirato in parte a icone del passato. Non serve infatti essere grandi fisionomisti per cogliere come il frontale riprenda il celebre becco e alcuni tratti della DR-Big e della DR-Z da raid del 1991. Il quadro si completa con un faro che si sviluppa in verticale per accentuare l’aggressività e con un nuovo parabrezza, leggermente più alto e regolabile su tre posizioni.

Il ponte di comando sfrutta ora una strumentazione mista, ereditata dalla V-Strom 1000, con un contagiri analogico e un display LCD multifunzione, ricco di informazioni e piuttosto chiaro. Accanto, sulla sinistra, c’è una comoda presa 12V, utile a ricaricare navigatore o smartphone. Anche altre sovrastrutture sono inedite come i fianchetti e la sella, che, con la loro cura dimagrante, aiutano a poggiare meglio i piedi a terra. La sella, inoltre, adotta un nuovo rivestimento antiscivolo, ha un’imbottitura più spessa e si integra meglio con il portapacchi nella zona posteriore, per favorire piccoli trasporti eccezionali.

A proposito di trasporti, una grossa novità del model year 2017 è lo scarico, che ora si sviluppa in basso, avvicinando al terreno il baricentro. La sua forma consente alla V-Strom 650 di montare eventualmente le stesse borse laterali opzionali già viste sulla versione 1000. Sono una vera manna per chi pratica turismo: sono capaci (26 litri la destra, 29 la sinistra), ingombrano poco, si aprono e si sganciano usando la stessa chiave di avviamento e si fissano alla moto usando supporti integrati nel portapacchi. E per i più esigenti nel ricco catalogo accessori c’è anche un bauletto da ben 55 litri, in grado di accogliere due caschi integrali.

Anche i motoristi hanno lavorato duro per aggiornare il V2 seiemmezzo, omologarlo Euro 4 e renderlo più prestante ed efficiente. Sul fronte distribuzione, per esempio, ci sono l’albero a camme di scarico ereditato dalla naked SV e valvole di diametro maggiorato. Il resto lo fanno pistoni a bassi attrito, candele più compatte sistemate al centro della camera di scoppio e nuovi iniettori a 10 fori. Questi interventi ottimizzano la combustione e fanno salire potenza e coppia rispettivamente a 71 cv e 62 Nm. L’erogazione è regolare, più ancora che in passato, ma per semplificare la vita sui fondi più infidi, in Suzuki hanno comunque scelto di dotare la moto di controllo elettronico della trazione, regolabile su due livelli ed eventualmente disattivabile. Tra le new entry della dotazione della V-Strom 650 ci sono altri due dispositivi elettronici che si apprezzano nell’uso quotidiano: sono il Low RPM Assist, che stabilizza il regime del motore quando si rilascia la frizione in partenza, e il Suzuki Easy Start System, che permette di ritrovarsi con il motore avviato anche dopo aver appena sfiorato il pulsante di start. Non manca ovviamente l’ABS, che vigila sul doppio disco anteriore da 310 mm e su quello singolo posteriore da 260 e che ora lavora in modo più preciso grazie a un nuovo software.

Tutte queste novità fanno da denominatore comune a entrambe le versioni della Suzuki V-Strom 650 2017, quella base, con cerchi in lega da 17 e 19 pollici, e la XT, che monta invece cerchi a raggi della stessa misura e sempre gommati Bridgestone Battlax Adventure A40 tubeless. Entrambe le V-Strom sono disponibili in bianco, nero e nel classico giallo delle Suzuki da fuoristrada, che sulla XT è abbinato a cerchi dorati.

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RIDE

Sulla Suzuki V-Strom 650 2017 si ritrova l’impostazione di guida che già caratterizzava le generazioni precedenti. Si siede leggermente indietro, con le pedane e il manubrio che sulle prime paiono piuttosto avanzati ma che, alla lunga, non danno noia perché non causano indolenzimenti e permettono comunque un buon controllo, anche nella guida sportiva. Scheda tecnica alla mano, l’altezza della sella è di 83 cm eppure a conti fatti sembrano meno, così come i 216 kg dichiarati a secco (213 per la versione base), tanta è la facilità con cui i piedi toccano terra e si manovra da fermo. Ottima è anche la sistemazione offerta al passeggero, che ha una seduta ampia e ben imbottita, pedane alla giusta distanza e pratiche maniglie cui aggrapparsi.

La V-Strom 650 si è guadagnata negli anni una solida reputazione di moto equilibrata e perfettamente bilanciata e andare a spezzare questo incantesimo sarebbe stato un autogol clamoroso, che ad Hamamatsu si sono guardati bene dal fare. Il telaio a doppio trave d’alluminio è quindi ripreso pari pari dal modello uscente e lo stesso vale per il lungo forcellone. L’interasse di ben 1.560 mm lascerebbe pensare a una ciclistica tradizionalmente votata più alla stabilità che non alla maneggevolezza. Questo è vero però solo in parte: nei curvoni questa Suzuki segue la linea impostata in modo puntiglioso, senza scomporsi nemmeno quando si incontrano avvallamenti in piega. Quando però le curve si fanno strette e si susseguono una dietro l’altra, ecco che la V-Strom tira fuori dal cilindro una incredibile docilità. Basta pensare a una traiettoria e lei la percorre rapida con grande naturalezza, lasciando ampio margine per fare correzioni senza che s’inneschino reazioni nervose. Spesso basta chiudere appena il gas per ritrovare la linea ideale in una svolta presa troppo velocemente e, sempre modulando l’acceleratore, è facile raccordare tra loro le curve in sequenza.

In questo senso senso un plauso va anche alle sospensioni. Si tratta di unità semplici, con la forcella che non è regolabile e il mono che si può regolare solo nel precarico (peraltro attraverso una furba manopola a portata di mano sul lato destro della moto), ma sono accordate a meraviglia e fanno il loro lavoro alla grande, limitando le variazioni di carico e le oscillazioni. A infondere una gran fiducia sono anche le gomme Bridgestone Adventure A40, studiate con una carcassa specifica per la V-Strom. Il loro profilo si sposa bene con le caratteristiche della ciclistica e trasmettono sempre un’idea precisa di ciò che accade tra battistrada e asfalto, anche quando quest’ultimo non è in condizioni ideali. Da ultimo, riflettori puntati sul motore, che ha guadagnato un po’ di grinta in allungo nonostante ora riesca a rientrare nei limiti della norma Euro 4. Ciò che più impressiona di questo V2 è l’erogazione, caratterizzata da una progressione esemplare, senza incertezze o cambiamenti di ritmo. Ce ne si accorge soprattutto nel misto, che si può affrontare inserendo la quarta e dimenticandosi del pur ottimo cambio, anche quando ci sono tornanti da affrontare. Volendo si può addirittura viaggiare in sesta anche a meno di 50 km/h e riprendere senza che ci siano strappi o rifiuti. A 130 km/h la lancetta del contagiri segna giusto poco più di 6.000 giri, senza alcuna vibrazione fastidiosa e con una bella riserva di potenza per completare magari un sorpasso. A questa velocità, tra l’altro, si può apprezzare anche la notevole protettività offerta dal nuovo parabrezza già nella posizione più bassa, che resta discreta pure quando si viaggia a velocità da ritiro immediato della patente.

Tirando le somme, la Suzuki V-Strom 650 2017 si conferma una gran moto, adatta a un pubblico ampio e trasversale. Facile per i neofiti, comoda e versatile per gli amanti dei lunghi viaggi e sorprendentemente sincera ed efficace nella guida sportiva, offre a una cifra ragionevole un pacchetto tecnico con i fiocchi, con standard anche un Traction Control molto a punto. A conti fatti è uno dei modi più indovinati per spendere i propri soldi in una moto tuttofare e farebbero bene a prenderla in considerazione anche molti che si lasciano irretire dalle sirene della maxienduro.

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