Prova Triumph Bonneville Street Scrambler

Asfalto e sterrato, commuter e compagna di fuga. Delle Street Twin sister è la più eclettica e anche la più divertente. Arriverà a fine febbraio in tre colorazioni e costerà a partire da 10.800 euro.

18 gennaio 2017 - 19:01

Insieme alla Street cup rappresenta una delle  versioni specializzate della Street Twin, nello specifico quella pensata per intercettare gli spiriti liberi, che affrontano con nonchalance il traffico cittadino come la solitudine dei viaggi avventurosi. Senza perdere tempo per avvalorare la prima parte della tesi, il team Triumph ha deciso che era il caso di farci verificare la seconda, preparando un programma di viaggio che in poco più di 150 chilometri ci avrebbe fatto vivere una sorta di fuga dalla città. Il sapore dell’avventura, anche ben più forte di quello immaginato a Hinckley, si è fatto sentire prima del previsto e su strade che poco ne avrebbero avuto.

Partenza alle 9:00, con il sole che ha appena svelato un cielo di nuvole poco incoraggianti, e dopo un quarto d’ora di veloce trasferimento su una statale che taglia i campi della pianura a nord di Siviglia, sugli occhiali cominciano a picchiettare cristalli di acqua ghiacciata che presto si trasformano in neve… L’asfalto è asciutto, il ritmo cala il minimo indispensabile consigliato dalla ragione e proseguiamo in questo scenario poco credibile in cui il bianco dei fiocchi fa spiccare ancora di più il colore delle arance di cui sono carichi gli alberi che in ogni paesino costeggiano la via principale. Dopo una decina di minuti raggiungiamo la sosta caffè, mai così apprezzata. Fuori dalla porta alcuni indigeni andalusi immortalano l’evento con i telefonini, dentro, un microclima gradevole che ci permette di riacquisire la sensibilità delle dita e di ridere e scherzare sulla situazione che stiamo vivendo.
La Scrambler ci è già simpatica…
Il programma è serrato (anche un po’ troppo) e dopo cinque minuti mi sto rinfilando i due sotto casco e, già che ci sono, sistemo pure le pagine centrali de El Pais sotto la giacca. Il tempo di un cortado e la nevicata si è esaurita; il freddo punge ma l’asfalto è asciutto. La strada si fa interessante, molto, e a parte qualche centinaio di metri che affrontiamo con il comando della sensibilità settato su “Max”, cominciamo a divertirci.
Le pedane della Scrambler toccano presto, in effetti sono più avanzate e basse rispetto a Street Twin e Street Cup, inoltre la posizione di guida fa sedere un po’ la moto e accentua l’effetto scintilla. Il motore sembra ancora più pieno in basso, merito dello scarico differente, e l’accoppiata manubrio largo/ruota da 19″, sebbene paghi qualcosa in termini di precisione, regala molto in agilità e controllo.

La guida è gustosa, il divertimento e la confidenza sono intimamente legati e la Scrambler dà prova di potersi permettere ritmi che difficilmente sarà chiamata a sostenere nel suo utilizzo più comune, a meno di trovarsi a seguire David Lopes, responsabile dei test Triumph, su una strada che conosce palmo a palmo… La frenata non è il suo fiore all’occhiello ma non rappresenta nemmeno un problema serio e il posteriore si comporta come deve quando gli si chiede di aiutarci a impostare e correggere.
L’avventura è fatta anche di divagazioni e fuori programma, cosa che nel nostro caso si traduce con lo staccare ABS e Traction Control, abbandonare l’asfalto e infilarsi in una sterrata che dal fondovalle sale sul fianco della montagna. Un guado di pochi metri, ma sufficientemente profondo per bagnare scarpe e pedane, mette in luce la saggezza della soluzione di montare pedane off-road con una generosa copertura in gomma amovibile. Da bagnate infatti, soprattutto sul lato dello scarico, che impedisce di tenere la gamba adesa al telaio, è molto facile perdere l’appoggio anche indossando scarponcini con le suole scolpite. Il fondo, scorrevole e poco ripido, permette di salire agevolmente in seconda, concedendosi qualche scodata per sentirsi fighi e impolverare chi sta dietro.

La trazione e la tenuta delle Metzeler Tourance sono quello di cui si ha bisogno in queste situazioni, mentre la luce a terra non è sufficiente per evitare di spanciare un paio di volte, attraversando due canaline di scolo neanche troppo profonde ma affrontate a ritmo un po’ allegro (per fortuna il paramotore è di serie). Il divertimento dura pochi chilometri ma è sufficiente a sporcare le moto, i vestiti e a farci sentire un po’ Steve McQueen…
Appurato che con la Scrambler si può anche andare per sterrati e affrontare un off-road leggero, torniamo sui nostri passi e puntiamo il faro verso Siviglia. Sarà per l’euforia del fuoristrada, sarà per il desiderio di un po’ di tepore, l’andatura al ritorno si fa brillante e mi dà modo di confermare il giudizio positivo sul piacere di guida, frutto di un’erogazione che permette di usare la terza per tutto il suo range di giri con qualche sporadica puntata di quarta o scalata prima delle curve più strette attaccate un po’ cattivo. Sulla veloce e deserta provinciale viaggiamo fra i 130 e 150 km/h, con il motore ancora in grado di far sentire la sua bella spinta, e ho modo di apprezzare la ciclistica che garantisce stabilità e precisione anche sui curvoni veloci.
La strada fino a Siviglia vola, mi concentro meno sugli aranci e più sull’asfalto ma ho tutto il tempo di decidere che, se questa Scrambler fosse mia, al sellino per il passeggero sostituirei subito il portapacchi…

 

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