Prova Triumph Bonneville Street Cup

La più specializzata fra le Street Twin è una café racer dedicata a chi ama guidare nel senso più profondo del termine. Ha personalità sportiva, fascino e un guscio monoposto molto significativo.

18 gennaio 2017 - 13:01

Bonneville e café racer sono un binomio  inscindibile e, se in casa T120 a rappresentare la categoria c’è la Thruxton, in casa Street Twin ecco arrivata la Street Cup. In questo caso l’apparenza non inganna e ciò che si vede racconta ciò che sarà: ace bar, fly screen, guscio monoposto, scarichi a megafono corti e Pirelli Phantom SportsComp sono il preludio di un’impostazione sportiva, di una motocicletta da guidare con il fisico e che in cambio regalerà piacevoli sensazioni. A proposito di apparenza, come su tutte le altre Bonnie, anche qui si apprezza la grande pulizia d’insieme frutto di un grande lavoro di occultamento di tubi, condotti e fili che accentuano la cura delle finiture e dei particolare che danno una piacevole percezione di qualità.
Il clima dell’Andalusia è uno degli argomenti principali dei quotidiani locali, dato che un freddo simile non si registrava da 20 anni, ma la voglia di provare la street Cup, il sound che ti avvolge in sella e tutto l’intimo termico che avevo a disposizione, mi scaldano quanto basta per partire con il cuore contento. L’itinerario preparato per saggiare la più urban sport fra le modern classic prevede un trasferimento di circa mezz’ora su strade a scorrimento veloce e statali poco trafficate verso Ovest per poi piegare a nord e cominciare a salire e inanellare curve sulla sierra vicino al confine con il Portogallo.

La posizione in sella è meno sportiva di quanto mi aspettassi, perché il manubrio (che avrei preferito in un pezzo invece invece che tre, raccordati con saldature poco raffinate) è in realtà solo relativamente basso, in modo da caricare poco i polsi e permettere di tenere il busto tutto sommato eretto. In quel po’ di traffico cittadino che abbiamo affrontato la Street Cup non è sembrata particolarmente imbarazzata, anche se la maneggevolezza non è al livello di Scrambler e Street Twin; quando invece la velocità comincia a salire la posizione di guida aiuta a fendere meglio l’aria, anche se per un pilota della mia statura (182 cm) l’effetto del flyscreen è perverso perché devia l’aria dal busto ma la concentra sulla testa e a lungo andare le turbolenze mi infastidiscono. Sempre in termini di comfort, le pedane mi sarebbero piaciute leggermente più arretrate tant’è che mi ritrovo più di una volta con i piedi appoggiati su quelle del passeggero. Sui curvoni affrontati con allegria la Street Cup è ben piantata e l’avantreno, preciso, infonde sicurezza. Anche le sospensioni aiutano in questo senso, soprattutto quelle posteriori che, essendo meno caricate si comportano come se fossero un po’ più rigide (le molle sono le stesse delle sorelle), ma senza nulla togliere al comfort che gli attraversamenti dei paesini con le strade acciottolate mettono in luce.

Man mano che la strada comincia ad arrotolarsi su se stessa aumentano gli angoli di piega e la Street Cup mi fa capire di sentirsi a casa. Trasmette feeling e la sicurezza di averla sempre sotto controllo nonostante la temperatura dell’aria e quella dell’asfalto siano molto fredde. Lo stile è diverso rispetto a Scrambler e Street Twin, la precisione è maggiore ma la guida diventa fisica e più il ritmo sale e la rotondità si trasforma in spigolosità, più ci si trova a buttarla giù e tirarla su. Terza e quarta, sfruttando il freno motore in entrata, e coppia e allungo in uscita, anche se il limitatore a 7.000 giri è a volte un po’ frustrante. La frenata dell’impianto anteriore, nonostante il disco flottante e la nuova pinza, non mi soddisfa appieno e manca dell’attacco progressivo che consente la classica “pelata”, mentre dietro tutto fila liscio. Mi sto divertendo e la sensazione che condivido con i miei compagni di percorso, una volta raggiunto il luogo del primo photoshooting, è appagante…

La stanchezza comincia a farsi sentire, siamo svegli dalle quattro di mattina (qualcuno anche prima) ma non basta per non darci dentro anche al ritorno. Il guscio monoposto sul codino della Street Cup non è lì per caso, né per vezzo: è una motocicletta che invoglia a divertirsi e in più è proprio bella, soprattutto nella livrea gialla e argento, e mi piace pensare che gli sguardi delle persone che ci seguono con la testa mentre movimentiamo il tardo pomeriggio della campagna andalusa siano una conferma.

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