Prova Yamaha X-MAX 300

14 aprile 2017 - 14:04

Era il 2014 e Yamaha presentava la nuova versione del fortunato Yamaha X-MAX 250 (130.000 pezzi dal 2005): oggi, a tre anni esatti, arriva il modello di maggior cilindrata Yamaha X-MAX 300, sviluppato su basi tecniche e stilistiche del tutto inedite. L’appartenenza al mondo “Max” è rafforzata da scelte di design molto esplicite, come il boomerang centrale, ma l’obiettivo di fondo resta il medesimo del passato, ossia offrire comfort, capacità di carico e guida sportiva.

La tecnologia Blue Core, volta a migliorare efficienza e consumi, è alla base della progettazione del nuovo motore, 4 valvole con singolo albero a camme in testa e raffreddamento a liquido. L’iniezione elettronica sviluppata appositamente sfrutta iniettori a 12 ugelli, con nebulizzazione indirizzata verso la parte posteriore della testa. Lo studio dei flussi in camera di combustione garantisce secondo il costruttore una turbolenza che migliora l’efficienza termodinamica, oltre a un’erogazione ricca di coppia ai bassi e medi regimi. Tra le novità tecniche spicca il controllo di trazione, che interviene in condizioni di scarsa aderenza e che è possibile disinserire con facilità tramite il deviatore sul blocchetto destro.

Sulla scia del TMAX (leggi la prova) anche questo modello propone la Smart Key: a differenza che sullo scooter al vertice della gamma, il piccolo “telecomando” non contiene la chiave meccanica ma permette comunque di attivare un segnale sonoro che facilita l’individuazione dell’X-MAX 300 parcheggiato. Il consiglio, considerate le dimensioni molto contenute della Smart Key, è di tenerla al collo oppure inserirla nel mazzo di chiavi. Il normale blocchetto di avviamento è stato sostituito dal nuovo comando rotante al centro dello scudo: tramite la selezione delle numerose posizioni abilita lo sblocco della sella e di uno dei vani portaoggetti, l’apertura del tappo del serbatoio e l’avviamento dello scooter. Il funzionamento è intuitivo: il primo gesto da compiere consiste nel premere il comando, rendendo così possibile la rotazione.

Un passo indietro: il nuovo Yamaha X-MAX 300 ha nei gruppi ottici un evidente punto di forza stilistico, come si evince dall’impiego dei LED davanti e dietro. L’avantreno richiama esplicitamente il TMAX, con i due LED laterali che fanno da anabbaglianti e quindi sono sempre accesi; l’elemento tradizionale al centro in basso, invece, è l’abbagliante.

Al centro del cruscotto tornano due grandi strumenti analogici per tachimetro e contagiri, con la sezione digitale al centro più ampia che in passato. L’analogico ha il pregio di esaltare la leggibilità, oltre che di connotare lo scooter in senso sportivo, anche se forse è meno appariscente di un bel pannello LCD.

I deviatori sui blocchetti sono intuitivi, adatti a visualizzare senza indugio sulla sezione digitale del cruscotto tutte le informazioni disponibili, oltre che deputati a disinserire il controllo di trazione. Nel vano portaoggetti sinistro, dotato di sblocco elettrico, una presa 12V tipo accendisigari permette di ricaricare i dispositivi elettronici.

Eccellente la capacità del vano sotto la sella, molto funzionale già sul precedente X-MAX 250: ci stanno due caschi integrali oppure molto altro, con la possibilità di montare l’accessorio originale che divide lo spazio in due parti ed evita che gli oggetti si muovano troppo liberamente.

In arrivo a inizio maggio 2017, il nuovo Yamaha X-MAX 300 costa 5.690 euro f.c. e sarà nelle concessionarie in tre colorazioni (Matt Grey, Milky White e Quasar Bronze).

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Raramente capita di affrontare un itinerario così ricco di situazioni: questa volta è successo, con partenza dal centro di Firenze, un’ora nel traffico incredibile a causa dei lavori in corso per due nuove linee di tram e poi, finalmente, l’addio ai turisti con il trolley che invadono le strade e il rapido spostamento sulle colline del Chianti.

La prova cittadina è stata l’occasione per verificare come la nuova forcella a doppia piastra lavori efficacemente e in assoluta coerenza con la coppia di ammortizzatori posteriori, regolabili nel precarico della molla su cinque posizioni (standard terza posizione). Questa concordanza si rivelerà preziosa anche lungo le strade extraurbane, ma in prima battuta ha permesso di affrontare con il sorriso sulle labbra fondi stradali letteralmente distrutti: che si tratti di lastricato o di asfalto, sembra che a Firenze la manutenzione sia del tutto trascurata.

Altri parametri di valutazione del comfort del nuovo Yamaha X-MAX 300 sono la forma e l’imbottitura della sella, che consente di affrontare sessioni di guida anche lunghe senza indolenzimenti. Ridottissime le vibrazioni, come di rado capita di verificare su uno scooter: il merito va secondo i tecnici ai nuovi punti di ancoraggio del motore al telaio, anch’esso ridisegnato. Ho guidato quasi sempre l’esemplare di X-MAX 300 con accessori sportivi (“unghia” bassa sullo scudo, scarico Akrapovic, schienale per il passeggero) e quindi non ho potuto verificare a fondo la funzionalità del plexiglas di serie, che però può essere alzato di 5 centimetri intervenendo sui dadi di fissaggio e ottenendo così una protezione dall’aria ancora superiore. Torniamo alla meccanica: la trasmissione finale è ben tarata e in grado di offrire adeguata elasticità nel tipico uso cittadino, tutto “apri-chiudi”.

Il bello, però, viene fuori città: grazie a strade scorrevoli e abbastanza ben tenute, al ritmo brillante dell’apripista e alla splendida giornata di sole, sperimentiamo la vocazione (anche) extraurbana del nuovo Yamaha X-MAX 300. La ciclistica molto valida permette un approccio sportivo, che però non va a scapito del comfort: la taratura standard delle sospensioni, infatti, garantisce coerenza di assetto senza costringere chi guida a “subire” gli avvallamenti e le imperfezioni dell’asfalto.

Nelle sequenze di curve “veloci” – si parla pur sempre di scooter, quindi 80-100 km/h – il nuovo Yamaha X-MAX 300 colpisce per il bilanciamento generale. Alla fine, paradossalmente, la guida così intuitiva e piacevole fa rimpiangere di non poter contare su maggior potenza del motore. In realtà il monocilindrico offre prestazioni all’altezza delle aspettative: resta la suggestione di poter avere ancora di più, amplificata dal fatto che il cosiddetto “acceleration feeling” è stato probabilmente un po’ sacrificato a vantaggio della progressione e della regolarità d’erogazione, doti senz’altro più in linea con le necessità della maggior parte dei clienti.
In sintesi
Costruito secondo i consueti, elevati standard Yamaha – interessante il trattamento superficiale “goffrato” delle plastiche nere, che il designer ha voluto far apparire tridimensionali – questo X-MAX 300 ha numerosi punti di forza, a partire proprio dalla completezza del pacchetto proposto. Comodo ed efficace in città, persino divertente fuori, ha sospensioni valide, finiture curate, tanta capacità di carico e linee non rivoluzionare ma certamente ben riuscite.

Cosa manca? Di sicuro il freno di stazionamento, utile per parcheggiare ovunque, e magari un disco posteriore di più facile gestione, visto che è morbido nell’azione ma incline al bloccaggio, con contestuale intervento dell’ABS. Il prezzo di 5.690 euro franco concessionario è in linea con la qualità dei contenuti di uno scooter che si rivolge alla fascia più esigente e attenta del mercato.

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