Tecnica di base, la forcella

Come capire se l’assetto con cui stiamo guidando la moto funziona veramente? Fidandosi delle nostre sensazioni, prima di tutto, ma anche con qualche piccolo aiuto “empirico” che ci consente di monitorare il funzionamento delle sospensioni. Ecco come fare

28 maggio 2012 - 13:05

I motociclisti, si sa, sono esigenti. Soprattutto quelli che girano in pista, potendo, spenderebbero cifre folli per equipaggiare la propria moto con il meglio della tecnologia. Tutti invidiamo i top rider che quando tornano ai box scaricano i dati da quella che viene impropriamente chiamata telemetria – in realtà la definizione corretta è acquisizione dati – per meglio capire come lavora il motore ma, soprattutto, come funzionano le sospensioni. Una prassi che, passando sempre dalle sensazioni del pilota, consente di accelerare la messa a punto della moto fino ad arrivare a quello che è l’assetto perfetto, per quel pilota e per quella pista.
Detto questo, dato per scontato che leggere una telemetria è decisamente complicato, quando la telemetria non c’era si usavano mezzi più empirici ma comunque funzionali. Anche al giorno d’oggi per capire se l’assetto che stiamo utilizzando funziona oppure no questi metodi sono ancora validi.

Molti di voi si saranno chiesti a cosa servono l’anello di gomma  (o la fascetta) piazzato su uno stelo della forcella e spesso montato sulle moto che corrono in pista. Se guardate il video che abbiamo realizzato a Misano capirete bene perché questa fascetta sia molto importante per meglio analizzare il funzionamento della forcella. In pratica la fascetta, che prima di partire posizioneremo in battuta contro il parapolvere del fodero, spostandosi man mano terrà a memoria il punto di massima escursione e sarà per noi una “spia” importante sul funzionamento della forcella stessa.

Che indicazioni possiamo trarne? Se la fascetta rimane troppo alta significa che non stiamo sfruttando completamente l’escursione, che invece è buona norma utilizzare completamente. In questo caso i motivi possono essere molteplici: molle troppo dure, idraulica troppo “chiusa” oppure troppo olio nella forcella. Quest’ultima situazione è ovviamente quella un po’ più complicata da sistemare: richiede l’intervento di un tecnico che sappia come operare per avere il giusto livello di olio all’interno di ogni stelo.

Una fascetta appoggiata sul fondo dello stelo potrebbe significare che stiamo lavorando un po’ troppo “morbidi”. Ma occhio a non fraintendere questa indicazione. Basta una piccola buca in frenata o una impennata con relativo atterraggio “brusco” per piantare la fascetta sul fondo. Meglio, quindi, tener sempre conto anche delle sensazioni, che sono il primo indicatore per il pilota. Di norma, la forcella deve lavorare sempre per tutta l’escursione: qualche millimetro di margine è però indispensabile per non farla lavorare a “tampone” e non avere quindi problemi anche nelle frenate al limite (una staccata più violenta delle altre ci può stare). Avere una forcella che lavora a fondo corsa significa stressare la gomma anteriore nella delicatissima fase di frenata e ingresso curva, rischiando la chiusura dell’avantreno.

Il filmato dimostra che regolare una forcella tenendo conto solo delle staccate sarebbe un errore. Si finirebbe, infatti, per avere un assetto troppo rigido – generalmente si tende a mal sopportare il rapido trasferimento di carico in frenata e si finisce per irrigidire troppo – che non copierebbe perfettamente l’asfalto nel momento in cui si rilasciano i freni. Magari quindi potremmo avere una moto che non affonda in frenata ma che si guida male nelle altre fasi (percorrenza, accelerazione). Il video mostra, infatti, come per la maggior parte del tempo la forcella lavori più o meno a metà corsa e solo in rarissime occasioni affondi completamente. Secondo voi, quindi, è meglio che lavori bene per il 95% del tempo o per il restante 5%? La risposta credo sia scontata.

Il “movimento”, di una forcella deve quindi essere ampio: questo non vuol dire che non debba essere controllato. Lavorando sui registri idraulici potremo gestire entro un certo limite la velocità di affondamento fino a trovare la situazione ottimale. E una semplice fascetta può essere di grande aiuto.

 

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