Lorenzo Zanetti

6 aprile 2012 - 17:04

Lorenzo Zanetti è uno dei giovani talenti del motociclismo nazionale: la domenica della gara del mondiale SBK di Imola ci ha fatto gridare al quasi miracolo; quinto in griglia e una gara serratissima con i protagonisti di questo campionato. Bene, non meno di due anni fa ha rischiato di abbandonare il motociclismo perché sembrava che per lui non ci fosse più storia… Lorenzo è cresciuto con la 125 nella MotoGp e oggi è uno dei piloti che rappresentano il futuro delle due ruote tricolori. Lorenzo “Zorro” Zanetti alla guida della Ducati  1198 RS del Team Pata Racing vestirà i colori di RED e ci accompagnerà alla scoperta del mondiale SBK, raccontandoci della vita del paddock e dell’aria che si respira, del dietro le quinte, di quello che le telecamere non vedono.

Ciao “Zorro”, come ti senti oggi? Smaltita l’adrenalina del weekend?

L – Onestamente ho l’umore sotto le scarpe per l’incidente che è accaduto a Joan Lascorz ( pilota Kawasaki ndr) durante i test di lunedì: questo ha fatto passare in secondo piano l’esito della gara di domenica.

Raccontaci qualcosa di te: classe 1987, 25 anni eppure sei un veterano.

L – Devo dire che in effetti a conti fatti ho sulle spalle un po’ di chilometri, ho corso in lungo e in largo, passando dalla 125 del mondiale GP fino alle quattro tempi, dal campionato italiano stock 600 al mondiale stock 1000, prima con Ducati poi con BMW… (Un paio di secondi di silenzio, al telefono… Ndr) –  e ora con la 1198 RS nel mondiale SBK. In effetti non mi sono fatto mancare niente (ride forte, ndr ). Certo che posso dire con soddisfazione che ho la fortuna di adattarmi rapidamente a ogni moto che guido. Riconosco di preferire di gran lunga i bombardoni alle piccole cilindrate, anche se ho dovuto lavorare parecchio anche in palestra. Ora peso sette chili più di prima: resta il fatto che preferisco guidare di tecnica piuttosto che usare la forza.

 Hai dieci secondi per dirmi tutte le marche di moto con cui hai gareggiato… 1, 2, 3- 10!

Honda, Aprilia, KTM 125, Yamaha R6 stock italiano, Ducati 1098 R, BMW S1000 RR, Ducati 1198 RS. Neanche nella Super Pole sono così veloce! Ti dirò che il ricordo più bello fino ad ora è legato al debutto con la Ducati Stock 2 anni fa. Moto che non conoscevo e subito podio. Un risultato emozionante, anche perché sono andato a incrinare l’egemonia della BMW S1000RR guidata da Ayrton (Badovini, vincitore nel 2010 della Superstock 1000 FIM Cup con nove vittorie su dieci gare, ndr),

Ricordo di averti incontrato a gennaio del 2010. Mi avevi raccontato di essere a piedi. Pochi giorni fa a Imola sei stato un protagonista di lusso: che cosa è successo?

L – È vero, all’inizio del 2010 avevo deciso di smettere: non mi divertivo più e mi sembrava che non ci fosse più lo spazio per fare bene le cose. Poi è arrivata l’offerta della Stock 600 nel campionato italiano e ho accettato la sfida, mettendo subito in chiaro che avevo voglia di divertirmi, quel sano divertimento che nelle ultime stagioni era mancato. Così ho fatto un passo indietro, dal mondiale 125 al campionato italiano, e sono ripartito da zero: volevo correre per divertirmi!

Il primo test sulla Yamaha R6 di Battaini a Monza: racconta!

L – Min##ia che cancello! È stato l’unico pensiero che mi è venuto in mente uscendo dalla pit-lane di Monza. Poi a confermare le mie sensazioni ci ha pensato il cronometro: prendevo otto secondi da Franco Battaini e forse ho capito che il cancello ero io! Devo dire che le prime sensazioni sono state a dir poco drammatiche, visto che l’ultima moto che avevo guidato era una 125 di 65 kg, che è una moto di un altro pianeta. Però mi sono adattato in fretta, ho pensato a fare subito il meglio possibile e non badare troppo, almeno all’inizio, ai risultati degli altri.

Molte piste del mondiale le conosci bene: cosa cambia quando corri in 125 o con il bombardone Ducati?

L – Cambia tutto, le piste non sono più le stesse! L’esempio dell’Australia è perfetto: con la 125 esci dall’ultimo curvone in sesta e lo fai in pieno – a gas  spalancato – mentre  con la 1198RS esci dalla curva ed è ancora  imbarcata, acceleri e sbanda e poi si incazza, mizziga se si incazza! Sul rettilineo con il 125 hai tempo di riposarti, con la SBK non hai un secondo di respiro perché le curve ti arrivano in faccia in un secondo. Non hai quasi più tempo per ragionare: esci da una curva e devi avere già le idee chiare su come impostare la successiva.

Lo scorso anno sei stato protagonista di una stagione “cazzuta”. Sembrava tutto facile, sulla carta, invece è stato un bel match con la S 1000 RR…

L – Il BMW Motorrad Italia Superstock Team arrivava da un anno perfetto con Ayrton Badovini, che aveva realizzato una stagione da record con nove vittorie su dieci gare. Tutti pensavano a un 2011 fotocopia: in realtà le Ducati si sono messe ad andare come missili, il ritmo di gara si è alzato, migliorando i tempi dell’anno precedente: purtroppo sono venuti a galla alcuni limiti della moto. Limiti che si sono trasformati in problemi che l’anno prima non c’erano…  Non ho vinto il campionato con BMW ma non rimpiango nulla della scelta fatta. È stata un’ottima esperienza, che mi è servita per la crescita professionale. Ho reagito alle maggiori pressioni agonistiche e ho scoperto un metodo di lavoro efficace. Ma come ben sai, il passato è passato e sono consapevole di aver fatto una scelta corretta nel correre con la squadra ufficiale di BMW Italia, anche se il nostro matrimonio è durato un anno soltanto.

Con l’esito della gara di domenica ti sei preso una rivincita?

L – No, assolutamente! È vero che lo scorso anno pensavo di restare in BMW, ma indipendentemente da quello che è successo essere arrivato davanti non è una rivincita nei loro confronti: anzi, a fine gara Andrea Buzzoni (direttore generale di BMW Motorrad Italia, ndr) è venuto a farmi i complimenti e l’ho apprezzato.

Australia?

L – I due risultati della trasferta australiana non rispecchiano minimamente le mie aspettative. Del resto, però, devo riconoscere che la moto era nuova per me: la pista alla guida delle superbike, come dicevo prima, è un altro mondo e le prime sensazioni erano tutto tranne che positive. È stato difficile guidare la moto, capire come sfruttare le gomme e trovare la giusta sintonia con l’elettronica; in pratica mi stancavo troppo rapidamente e non riuscivo a farle fare quei movimenti che per me nella guida sono abituali.

Parliamo dei senatori della SBK…

Carlos Checa guida forte, è letteralmente cucito alla moto. Non pensavo di vedere una così perfetta sintonia tra uomo e mezzo. Credo che lui con la Ducati, in questo momento, offra il miglior pacchetto gara. La tanto contestata zavorra potrebbero anche imporla solo a lui… tanto va forte uguale.

Max Biaggi ha una guida bellissima, è molto tecnico e poi ha anche un bel missile sotto al culo. Secondo me non è abbastanza aggressivo in gara: è più facile che subisca un sorpasso piuttosto che tentare la staccata della vita per infilarsi all’ultima curva.

Leon Haslam è uno che guida,  sempre con il coltello tra i denti, esattamente il contrario di Biaggi: se c’è un varco di un solo centimetro lui si butta dentro con i gomiti larghi, è un kamikaze da bagarre. Se c’è da fare a pugni non si tira indietro.

Jonathan Rea è uno dei veri top rider dal mondiale SBK: probabilmente se in questi anni avesse guidato un’altra moto avrebbe ottenuto risultati migliori. Guida forte ed è sempre corretto. Forse domenica scorsa a Imola sono io che ho esagerato… ma del resto stiamo correndo in moto.

La moto più in forma in questo inizio campionato?

L – Kawasaki, Aprilia e BMW sono messe molto bene soprattutto pensando alle prestazioni, anche se onestamente Aprilia è quella che emerge per equilibrio generale. È velocissima ma è soprattutto a posto di ciclistica.

Ora che hai visto guidare gli altri top rider: qual è la ricetta per batterli?

L – Tutto dipende da me. Prima di tutto devo migliorare la gestione della messa a punto. Devo assolutamente risolvere la questione della repentina usura della gomma posteriore e il primo passo da fare è migliorare la mia guida. Onestamente ho ancora qualche problema con la Super Pole… anzi a dire il vero ci ho ancora capito poco e quindi devo fare esperienza. Poi c’è da considerare che gli altri non si fanno grossi scrupoli quando c’è da sorpassare, pochi convenevoli e gran gas, insomma devo fare un po’ più lo st###zo. Penso alla gara di domenica e al sorpasso a Rea: se fossi ancora nell’altro campionato – MotoGP, ndr – mi avrebbero già ammonito, anzi, espulso.

Il momento più caldo di questo tuo weekend?

L – Quei tre giri con Rea sono stati una vera libidine, Biaggi e Haslam a una manciata di secondi e poi doccia fredda e gomma ciao ciao. Purtroppo la foga non aiuta e benché fossi partito bene la gomma mi ha abbandonato. Mea culpa, del resto la gomma è la stessa che usa Checa: posso pensare che parte del repentino decadimento dipenda anche da dove posizioni la zavorra imposta alle bicilindriche.

Prossimo appuntamento, Assen

L – L’anno scorso ho fatto letteralmente c@g#re. Ehehehe! Riparto per l’Olanda con lo stesso spirito di Imola, consapevole che posso fare bene ma soprattutto che sono qui per imparare. Inizio a guidare la mia 1098 RS nel modo che voglio e questo mi dà fiducia.

Lorenzo ci fai da testimonial di RED in SBK e ci racconti quello che succede dietro le quinte?

L – Certo! Qualche volta dovrai bippare e censurare pensieri e parole, ma sarà un piacere: del resto tra Rookie ci si capisce!

 

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Caberg Levo, ecco il modello 2020

Vyrus Alyen Ascanio Rodorigo

Vyrus Alyen
L’aliena made in Italy

Dunlop Mutant
Versatilità massima