Prova Ducati Streetfighter V2, io ballo da sola

In sella alla supernaked di Borgo Panigale. La filosofia è quella della V4, ma per certi versi la Streetfighter V2 porta in dote una sportività ancora maggiore. Ha prestazioni quasi da maxi, peso quasi da media e in pista fa la differenza. Una moto che, di fatto, balla da sola. E balla alla grande

Più comfort

Il dislivello sella manubrio è più contenuto rispetto alla V4, i numeri non mentono. La sensazione però è che sulla V2 si stia meno “seduti” e più caricati in avanti rispetto alla V4. Perché in realtà è tutta la moto ad essere “ruotata” sul davanti. Quello che ne consegue è una posizione più caricata sui polsi più sportiva, in poche parole più da vera Streetfighter. La sella ha un profilo più piatto, ma è anche meglio imbottita rispetto a quella della Panigale V2. C’è una dose superiore di comfort e soprattutto una sella che tende meno a “spingere” in avanti. Scelta corretta, vista la destinazione d’uso della moto che idealmente, ma anche praticamente, si propone come compagna nell’utilizzo quotidiano, grazie anche a un angolo di sterzata niente male.

Ducati Streetfighter V2

Posizione da vera fighter

Il manubrio tubolare (belle finiture sotto agli occhi, la serigrafia sul manubrio è una chicca) è largo il giusto: né troppo, né poco, e poi secondo me è piacevolmente “sotto” e non impone una posizione distesa. A mio parere triangola bene con sella e pedane, che sono state riposizionate rispetto a quelle della Panigale, un pelo più basse e avanzate. Ne consegue una posizione di guida perfettamente coerente con il concetto di moto Streetfighter, ossia una supersportiva senza carenatura.

Su strada

Ducati Streetfighter V2

Passando all’azione si scopre una moto realmente gradevole da usare e con la dose di prestazioni giusta per farti godere nella guida stradale. La Streetfighter V2 lascia il ruolo di “fun bike” alla Monster, rivestendo correttamente quello di vera sportiva con manubrio alto. Ma è giusto così, la sovrapposizione dei modelli non avrebbe fatto bene a nessuno dei due. In questo caso il carattere del Superquadro 955 gioca un ruolo fondamentale. Rinvigorito da una rapportatura finale accorciata in modo consistente (due denti in più di corona), il V2 Ducati offre alla Streetfighter miglior spinta ai bassi e medi regimi rispetto alla Panigale. Quando il contagiri staziona nella zona medio-bassa (sotto i 6000, per intenderci) non è esplosivo al richiamo del gas, questo va detto, ma del resto basta guardare l’andamento della curva di coppia per capirlo.

Ducati Streetfighter V2 grafico coppia e potenza

Non lo è in nessun riding mode, anche se è vero che la mappatura sport è particolarmente riuscita. È questa la mappa più vivace, e devo dire anche la più pronta a rispondere al gas. Ma questo c’era da aspettarselo, perché è un motore nato per girare alto, vincere le gare, non per tirare la roulotte. Inoltre, proprio come fatto sulla V4, in Ducati hanno voluto regalare alle Streetfighter uno spettro di utilizzo piuttosto ampio, così che il range utile che è possibile utilizzare fosse molto esteso.

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Morbida, non pigra

Complice il peso ridotto della moto il risultato è quello di avere una erogazione morbida sì, ma per niente pigra. Per capirci la Streetfighter V2 tiene il passo e in alcuni casi fa anche meglio di alcune 1000 a 4 cilindri quanto a concretezza nella prima parte del contagiri.

Ducati Streetfighter V2 cruscotto

La Streetfighter V2 lascia il ruolo di fun bike alla Monster, rivestendo correttamente quello di vera sportiva con manubrio alto

Sai cosa ti aspetta

Questa sua gestibilità, però, ha anche dei vantaggi perché rende la moto piacevolmente efficace e sfruttabile nella guida stradale. Dalla Streetfighter V2 sai sempre cosa aspettarti, la risposta al gas è precisa, la calibrazione a mio parere azzeccata (mappa Sport promossa a pieni voti), priva di ritardi, il Quick Shifter molto rapido anche se in scalata ogni tanto quando si va piano non è eccezionale.

La moto sempre in mano

Ducati Streetfighter V2

Ma la cosa che piace è che quando prendi il gas in mano sei tu che comandi. Insomma è una moto che va forte senza spaventare (proprio come la Panigale V2), con cui “giochi” potendo contare su un motore “a due velocità”: più pacato e gestibile sotto coppia, rabbioso e convincente nella zona alta del contagiri, perché quando si passano i 7.000 giri la musica cambia e il carattere del Superquadro emerge in tutta la sua arroganza. Tutto però senza che la moto risulti mai “troppo”.

Ama il veloce

Bello, anche perché tutto questo è accompagnato da una ciclistica che funziona ed è anch’essa perfettamente allineata alla definizione di Streetfighter. Sì, perché la Streetfighter V2 in curva non ci cade da sola, ce la devi un po’ portare. È rapida nei cambi di direzione, efficace nei primi 20/30 gradi di piega e ama il misto veloce, dove mette in mostra un avantreno da riferimento per quanto è stabile e rassicurante. Per questo carattere non sembra una naked. Poi quando la strada si attorciglia di più, le velocità calano e le curve “tornano indietro” un po’ di fisico ce lo devi mettere, soprattutto nella seconda parte della discesa in piega, quella in cui a mio parere la Showa BPF fa sentire la sua presenza, tendendo a far restare l’avantreno un po’ “alto”. Una caratteristica questa che ho già rilevato su altre moto equipaggiate con lo stesso componente.

Bastone e carota

Ducati Streetfighter V2 forcella regolazioni

È una bella forcella, questa, ma il meglio lo dà quando è “ingaggiata” a dovere, ad esempio su una moto sportiva che ha più carico sull’avantreno. Su moto più scariche davanti come le naked, appunto, tende invece a vincere lei. Non è un caso che quando guidi un po’ d’attacco su strade che te lo permettono come queste nell’interno della zona di Siviglia, stupende, levigate come la pelle di un bambino ma con grande grip, la Ducati Street Fighter V2 dia il suo meglio, sfoderando grande stabilità, ingressi in curva rapidi, ottima trazione e un avantreno piacevolmente comunicativo. Parte del merito va ascritto alle Pirelli Diablo Rosso IV, il cui anteriore è specializzato nel far curvare bene le moto. Se invece la spinta viene meno e il grip non è tale da “spingere” sulla gomma come dovrebbe, un minimo di fatica in più a chiudere la linea è da mettere in conto..

Non è un caso che quando guidi un po’ d’attacco su strade che te lo permettono come queste nell’interno della zona di Siviglia, stupende, levigate come la pelle di un bambino ma con grande grip, la Ducati Street Fighter V2 dia il suo meglio

In pista è arrogante

Ducati Streetfighter V2

In pista la storia cambia un po’. Ed è proprio in pista che comprendi il senso di una moto a suo modo unica. Perché la maggiore “fisicità” richiesta su strada rispetto a naked più agili di lei, le sospensioni tarate sul rigido e quell’avantreno piantato come poche altre naked possono vantare, tra i cordoli si trasformano in grandi potenzialità sportive. Per il test in circuito abbiamo utilizzato una moto standard, con le stesse Diablo Rosso IV (pressione scesa a 2.2 anteriore e 1.8 posteriore a caldo le Rosso IV sono le prime Pirelli a consentirlo) e un assetto leggermente ritoccato come da tabella.

E in pista la Streetfighter dimostra di saper fare un altro sport rispetto alle “concorrenti”. Perché se parliamo di naked midi-maxi la potenza è di un altro livello, le prestazioni sono molto convincenti e i controlli sono al top. Il che si traduce in prestazioni genuinamente sportive.

Aria addosso ne abbiamo?

Ducati Streetfighter V2

La costante è l’assoluta esposizione all’aria, che si fa sentire in ogni condizione (su strada oltre i 130 km/h è sofferenza), ma per la guida in circuito la posizione in sella della V2 è secondo me più centrata perfino rispetto a quella della V4, il che – prestazioni motoristiche a parte – conferisce alla Streetfighter V2 una attitudine più sportiva. In questo caso “l’effetto BPF” viene molto ridimensionato (non annullato, però) perché le staccate più profonde, gli ingressi più aggressivi (per quanto concesso dalla Rosso IV che non è una gomma racing) “spingono” maggiormente la forcella. Quello che ne deriva è un gran gusto di guida, con un avantreno che anche in situazioni scabrose come quelle che caratterizzano alcuni tratti del circuito Monteblanco (contropendenze e saliscendi) senti sempre lavorare, un avantreno che anche in questo caso di naked ha ben poco. Merito anche delle ali, che per il test in pista abbiamo utilizzato, come consigliato da Ducati. Ultima segnalazione al capitolo freni. Trovo centrata la scelta di montare pastiglie leggermente meno aggressive per la guida stradale. L’anteriore mi è piaciuto, il posteriore lo trovo un pelo sottotono. In pista invece tornerei alle pastiglie della Panigale perché la forza da applicare per fermare la moto nelle staccate più violente è un po’ sopra la media.

Ducati Streetfighter V2

Temperamento da autentica sportiva, quindi, per una moto che proprio come la Panigale V2 va forte ma riesci sempre a sfruttare, divertendoti, fino a che non hai finito la benzina nel serbatoio. Tutto con prestazioni inarrivabili per il segmento di appartenenza. Sempre che ce ne sia uno, visto che proprio come la Panigale V2, anche la Streetfighter V2 se consideriamo prezzo, prestazioni, peso alla fine gioca un po’ da sola. Insomma per il pacchetto che offre è una moto a suo modo unica.