Prova Yamaha Xenter 150

Nuova tecnologia, soluzioni furbe e prezzo d’assalto. Lo Yamaha Xenter colma in un colpo il vuoto lasciato da Yamaha per troppi anni nel segmento dei ruota alta. Lo abbiamo già provato.

LIVEPer un costruttore come Yamaha che cerca di avere una gamma quanto più ampia possibile, avere un “buco” nel segmento dei cittadini a ruota alta sembrava un errore imperdonabile. Certo Yamaha il ruota alta ce l’ha, si chiama X-City, ma questo scooter entra nel segmento dei prodotti premium, ha dimensioni generose e prezzo elevato. Il segmento dove Yamaha mancava è invece quello dei ruota alta “economici” quello, per intenderci dove spadroneggiano veicoli come Honda SH, Piaggio Liberty o Kymco Agility.Sembra facile fare uno scooter di questo segmento invece non lo è affatto, soprattutto per un marchio come Yamaha che ha sempre un occhio di riguardo alla qualità costruttiva. Per cui inevitabilmente la coperta potrebbe sempre essere troppo corta, alla fine servono praticità, comfort prestazioni giuste, bassi consumi e, non ultimo, un prezzo invitante.Lo Xenter centra tutti questi obbiettivi e, arrivando da buon ultimo sul mercato, lo fa portando concetti nuovi che lo distinguono da quanto attualmente troviamo sul mercato. Tanto per iniziare riesce a coniugare la conosciuta qualità Yamaha con un prezzo molto concorrenziale: 2990 € franco concessionario per la versione 150 (quella che abbiamo provato) con parabrezza e bauletto di serie. La personalità non manca allo Xenter che fa il verso ai colleghi di cilindrata maggiore (con il doppio faro anteriore) e si vanta di avare il codino più slanciato e pulito della categoria (grazie all’assenza dei due ammortizzatori posteriori)Look da una parte, praticità dall’altra, non mancano infatti una pedana piatta (25% di spazio in più rispetto ai concorrenti diretti) e un bauletto da 39 litri in tinta con la carrozzeria, capace di contenere due caschi jet. Sul posteriore, il gruppo ottico monta luci a Led mentre la strumentazione sul cruscottino completamente digitale aggiunge alle informazioni standard la temperatura atmosferica, l’orologio e i pratici avvisi per la manutenzione del motore ma anche della cinghia.La praticità è stata tenuta molto in considerazione, cercando vani e anfratti dove possibile. Sotto la sella c’è un piccolo spazio utile per riporre la catena, mentre il cruscotto molto compatto ha liberato spazio per un piccolo vano chiuso con uno sportello sul manubrio, utile per gli utenti italiani che useranno lo Xenter in autostrada e non sanno mai dove mettere il telepass.Arrivando da buon ultimo, dicevamo, lo Xenter porta in dota qualcosa di nuovo e questo qualcosa lo ritroviamo nell’ingegnosa soluzione trovata da Yamaha per la sospensione posteriore.Sullo Xenter il motore è fissato con un perno passante in un solo punto del telaio, proprio come se fosse un forcellone di tipo tradizionale. Niente biellette quindi, e niente silentblock ma un fissaggio globalmente più rigido che, in più assicura un funzionamento progressivo dell’unico ammortizzatore (con una escursione di 92 mm) piazzato in posizione quasi centrale come sulle moto.Un progetto che ha richiesto di realizzare un motore studiato ad hoc per questa soluzione tecnica, già che c’erano in Yamaha lo hanno realizzato in modo estremamente razionale. Il monocilindrico da 155 cc quattro valvole è capace di 15,8 cv e di spingere lo Xenter a 110 km/h veri. Non manca qualche chicca tecnica come il riporto ceramico sul cilindro, il contralbero di bilanciamento o il pistone forgiato o il radiatore “soffiato” piazzato lateralmente al motore. Una soluzione estremamente razionale (già utilizzata dalla Yamaha per il Giggle), questa, che ha consentito anche di risparmiare sui costi, perché non ci sono lunghi tubi che vanno e vengono per tutto lo scooter.Altro debutto, per lo Xenter, la frenata combinata delegata, rispettivamente, a un disco maggiorato da ben 267 mm sull’anteriore e a un tamburo da 150 mm sul posteriore, che agiscono su cerchi da 16’’. Con questo tipo di frenata, chiamata in codice aziendale USB, il freno destro agisce solo sull’anteriore, quello sinistro ragisce invece su entrambi i freni.RIDEBrava Yamaha, sei riuscita ad entrare in un segmento affollatissimo e fatto di scooter tutti uguali con un prodotto inconfondibile. Già questo non è poco. Lo Xenter ha una linea facilmente riconoscibile, un codino slanciato e molto motociclistico, aiutato in questo dall’assenza degli ammortizzatori e dagli indicatori di direzione che non sono integrati ma sono piazzati sul portatarga.In sella si evidenziano, in positivo, le attenzioni che Yamaha ha avuto nella progettazione di questo scooter. La pedana piatta è realmente ampia e inoltre è praticamente “quadrata” così che anche oggetti ingombranti come una cassa da 6 di acqua minerale o anche il classico trolley da bagaglio a mano si possono infilare senza problemi. Lo spazio per le gambe è notevole, e anche i piedi sono meno “costretti” rispetto a realizzazioni concorrenti. La posizione in sella è quindi azzeccata, peccato che la sella stessa tenda a “rialzarsi” leggermente verso la zona posteriore e finisca per “spingere” inevitabilmente il pilota verso la punta. La cosa piacerà sicuramente alle ragazze che amano guidare in punta di sella ma impedisce di sfruttare l’ampio spazio a disposizione per il pilota.Chiude il quadro la strumentazione full digital e con tutte le informazioni necessarie che però in piena luce (soprattutto quando il sole è davanti) e con la visiera scura offre un po’ meno visibilità delle strumentazioni tradizionali.In ogni caso sono le sospensioni a conquistare sullo Xenter. Scorrevole e perfettamente controllata di idraulica, la forcella di tipo tradizionale è uno degli artefici della guida vellutata dello scooter Yamaha, capace di digerire anche i sampietrini senza problemi.Ma a sorprendere è l’efficacia dell’ammortizzatore posteriore che davvero rappresenta un netto passo avanti per quel che riguarda le capacità di assorbimento dei colpi ma anche per quel che riguarda il feeling di guida. Inevitabile qualche inerzia dovuta alla massa oscillante ma l’aver eliminato biellette e collegamenti vari e aver fissato il motore a un unico perno fa si che tutto l’insieme sia nettamente più rigido per quel che riguarda la flessione, ma morbido per quel che riguarda l’assorbimento dei colpi.Anche l’agilità non è male, anche se nello slalom stretto tipico della guida urbana nel traffico il bauletto (tra l’altro molto ben fatto) fa sentire qualche inerzia al posteriore, come se il dietro seguisse con una frazione di secondo di ritardo quello che fa il davanti. Inevitabile, visto che il lo Xenter è realmente leggero e ogni kg piazzato in alto si sente. Nulla di che comunque, anzi a dirla tutta meglio di molti scooter che il bauletto lo montano solo come aftermarket. L’essere stato progettato fin dal principio con il top case è, in effetti, in questo caso, un vantaggio.Del nuovo mono Yamaha piace la silenziosità, l’assoluta assenza di vibrazioni (al minimo sembra quasi spento) e piacciono anche le prestazioni in allungo e spunto. Anche la trasmissione è ottima, frizione e variatore sono perfettamente accordati e durante una giornata di prova piuttosto intensa in una città trafficata come Firenze non abbiamo notato alcun problema o incertezza. E anche per quel che riguarda i freni i giudizio è complessivamente positivo.Lo Xenter non ha il disco dietro è vero ma in compenso il disco anteriore è da ben 267 mm e il tamburo è decisamente efficace. Per essere la “prima” di Yamaha su un sistema di frenata combinata il risultato è ottimo, la ripartizione è ottimale e gli spazi di arresto degni (se non meglio) di molti scooter che hanno più dischi ma meno potenza frenante. Solo il comando anteriore (che rimanda con un cavo la trazione della leva da destra a sinistra dove si trova la pompa idraulica) tende a fare un po’ “muro” ma anche in questo caso mi sono proprio messo a cercare il pelo nell’uovo, perché l’impianto alla fine passa l’esame. Ha potenza, è modulabile e non blocca praticamente mai, si può pretendere di più?