È un’evoluzione e non una rivoluzione, come si evince dal nome. Quel “Max” si traduce in alcune migliorie al Dunlop SportSmart 2, che ha ottenuto buoni risultati di vendita ma che meritava un upgrade per rimanere al passo con i tempi. Ecco, dunque, i Dunlop SportSmart 2 Max.

Operazione necessaria perché l’andamento del mercato parla chiaro: le naked ad alte prestazioni e le sport touring (ormai anche loro ad alte prestazioni, segmento in cui inserisco modelli come la BMW S1000XR) crescono e compensano in parte il calo ormai endemico delle supersportive. Pneumatici come i Dunlop SportSmart 2 Max sono fondamentali: Dunlop ha calcolato che il 96% dei modelli potrebbe essere equipaggiato con queste gomme, ed è interessante notare che 11 delle 25 moto più vendute in Europa possono montare le Dunlop SportSmart 2 Max. Numeri che fanno capire l’importanza di quello che chiamo “pneumatico sportivo stradale”. Per questo gli aggiornamenti devono essere mirati e non snaturare la versatilità di un prodotto che deve essere veloce su strada, buono sul bagnato, capace di percorrenze interessanti e in grado di accompagnare anche nel turno in pista, senza frustrare le eventuali velleità sportive.

Alcune di queste caratteristiche erano già ben radicate nel Dunlop SportSmart: il lavoro sul Max è volto alla ricerca di più sportività e maggior feeling di guidaL’attenzione dei tecnici si è concentrata soprattutto sul pneumatico anteriore, l’imputato principale della guida un po’ “dura” che caratterizzava il predecessore datato 2013.

NATO DALL’ENDURANCE

Il punto di partenza per lo sviluppo dei Dunlop SportSmart 2 Max sono state le gare di endurance, disciplina in cui Dunlop eccelle e che secondo i tecnici è quella più utile per trasferire le conoscenze su un prodotto che deve offrire un giusto mix tra performance e durata. Oltretutto ora che tutti i tecnici stanno sotto lo stesso tetto – in Francia, perché prima le gomme racing venivano fabbricate in Inghilterra – il travaso di conoscenze dal racing alla produzione è ancora più diretto.

Lasciando invariato il livello di grip, i tecnici sono intervenuti sulla struttura (l’anteriore utilizza una nuova carcassa con tecnologia JLB –Joint Less Belt in Rayon), sul profilo e sulla mescola, per migliorare soprattutto il feeling, la maneggevolezza e la precisione di guida.

La mescola dei Dunlop SportSmart 2 Max con maggiore dispersione di silice porterebbe secondo Dunlop a un tempo di warm-up più rapido e a una migliore gestione del grip sul bagnato. Cambia leggermente il disegno, ma è comunque necessario un occhio molto allenato per distinguere il nuovo pneumatico dal vecchio. Interessante la comparsa dello “spigolo” che separa il battistrada dal fianco, un punto di discontinuità (lo SportSmart 2 aveva un fianco praticamente “dritto”) che contribuisce ad “ammorbidire” le reazioni della carcassa, migliorando il feeling alla massima piega.

Il pneumatico posteriore ha subito meno variazioni. Il disegno ha maggiori aree slick sulle spalle, mentre le mescole (il posteriore è bimescola) sono derivate dal mondiale Endurance in modo da garantire un miglior livello di grip e una vita utile superiore del 10%. Il risultato secondo Dunlop si misura in 1 secondo e mezzo al giro, risparmiato a Mireval (test track Dunlop) con le nuove gomme. Parlando di pressioni, argomento sempre molto interessante Dunlop consiglia quelle del costruttore (il classico 2.5-2.9 bar) per l’utilizzo stradale, mentre suggerisce di scendere fino a 2.4-2.5 bar e non oltre per l’uso in pista.

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Novembre 1980 un piccolo Cordara allora tredicenne viene accompagnato dal padre a EICMA per vedere la bicicletta nuova (allora c’erano anche le bici). Folgorazione! Al piccolo Cordara non interessano affatto le bici, vede quelle cose strane con due ruote e un motore e non capisce più niente. Malato per la moto, malato per la velocità. Quell’EICMA crea un vortice che non si è ancora fermato e che lo ha portato a viaggiare in tutto il mondo a correre praticamente con qualsiasi cosa (dal Gilera DNA all’Harley-Davidson passando anche per sportive “normali") e in qualsiasi luogo. Il punto di non ritorno? Correre la mitica 8 ore di Suzuka nel 2008. Tester “since 1992” ha provato praticamente tutto ciò che si muove su ruote. Insieme a Edoardo Margiotta e Marco Selvetti ha creato RED e, visto che ha anche un tesserino da giornalista, si dà da fare come direttore responsabile. Ah, ora si è pure appassionato alle biciclette. Stai a vedere che suo padre aveva ragione?