Prova Opel Astra, tutto sotto il vestito

5 settembre 2019 - 19:42

TUTTO IN UNA VOLTA

Abbiamo avuto la possibilità di guidare la nuova Astra prima della presentazione ufficiale al Salone di Francoforte. Si è trattato di una toccata e fuga, che però ci ha permesso di guidarla in tre combinazioni motore/trasmissione e per il tempo necessario a farci un’dea abbastanza precisa. Teatro della prova, le alture dei Taunus, una catena che tocca i 900 metri appena fuori Francoforte, situazione che ci ha permesso di guidare in condizioni varie: dal entro abitato alle curve in salita e discesa, fra i fitti boschi e i campi coltivati a mais e meleti.

VISTA DA VICINO

Come abbiamo anticipato, esteticamente la nuova Astra differisce dalla versione precedente solo per pochi dettagli perché così piace alla maggior parte del pubblico. Ecco, io faccio invece parte di quella fettina di pubblico critico: trovo che abbia poca personalità e che sia una di quelle auto (sono tante) che, messe una di fianco all’altra, senza stemma sul cofano, sembrano troppo simili. Ciò detto, apro la portiera e mi siedo; è la mia prima volta: guardo, tocco, schiaccio… La sensazione è di buona qualità, anche se c’è qualche plastica dura di troppo sul tunnel e sulle portiere, i sedili sono comodi e lo spazio abbondante (anche sul divano posteriore) e ben distribuito. La strumentazione è chiara e completa, con i comandi al posto giusto.

CAMBIO AUTOMATICO?

Curioso di provare le nuove trasmissioni, la presa di contatto è stata con la 1.4T da 145 cv con cambio CVT. Chi conosce questa trasmissione sa che deve aspettarsi un po’ di “effetto scooter”, con il motore che prima di variare il diametro delle pulegge si porta in coppia, dando la sensazione di slittamento della frizione. È una questione di gusti, peraltro gli innesti sono dolci e fluidi e l’effetto elastico, quando si guida in modalità rilassata, si avverte poco.  Il lavoro fatto su sospensioni, asse posteriore e sterzo ha dato buoni frutti e regalato bilanciamento, precisione e buona tenuta, l’Astra filtra bene le asperità ma non è cedevole e ne beneficia il piacere di guida quando la strada comincia a piegarsi su se stessa. Coppia e cavalli ci sono e si sentono, anche se il meglio di sé lo tira fuori quando le si chiede di mettere strada sotto le ruote e di non farci pesare il viaggio.

Niente frizione anche sulla seconda Astra della nostra prova, in versione 1.5 Diesel da 122 cv, ma con cambio automatico a 9 velocità (prima volta per un’auto di questa fascia). Precisione e fluidità degli innesti sono ineccepibili ma accompagnati da un po’ di rumorosità e dalla sensazione di trovarsi il più delle volte una marcia sotto quella ideale, con una conseguente pigrizia nella ripresa, sensazione che, comandando gli innesti in manuale, si cancella immediatamente. Anche in questo caso, il pensiero che mi ha attraversato è che Opel abbia voluto privilegiare una guida rilassata e votata più al comfort che alle emozioni, anche se qualche momento di brio non si dovrebbe negare a nessuno.

IL MIGLIORE? HA TRE CILINDRI

Da ultimo sono saliti sulla 1.2T da 130 cv con cambio manuale. Dulcis in fundo, direi… Sì, perché mi è sembrata l’Astra più equilibrata. Non sono certo uno dal piede pesante ma, come apprezzo la personalità dal punto di vista estetico, mi fa piacere anche un po’ di carattere in quanto a comportamento e qui ne ho trovato più che sulle due versioni a trasmissione automatica. Fra l’altro, si trattava di un modello full optional, con tanto di sedili ventilati e la lista completa degli ADAS: per me la soluzione migliore.

Pro

  • Efficienza
  • Assetto
  • Comfort
  • Dotazioni di serie

Contro

  • Personalità
  • Prestazioni cambio automatico
  • Alcune plastiche dell'abitacolo

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