Honda Customs 2026: la Mugen vince la “Battle of the Twins” (e Mototrofa fa il bis)

La Mugen su base CB750 Hornet è la vincitrice assoluta di un'edizione record del contest Honda Customs 2026. Tra le XL750 Transalp off-road vince l'italiana Saharja

Si è chiuso Honda Customs, il concorso europeo che la Casa giapponese dedica alle migliori special, su base Honda ovviamente. L’edizione 2026, la settima, è stata la più partecipata di sempre: 42.119 voti online tra il 12 giugno e il 31 agosto, il 39% in più del 2025, da 102 Paesi. La sfida quest’anno, lanciata a Biarritz durante Wheels and Waves 2026, si è sviluppata secondo il tema On-Road contro Off-Road, mettendo a confronto dieci special realizzate sulle 750 bicilindriche Hornet e Transalp. Tra le novità, il giudizio dei designer dei modelli originali, Giovanni Dovis (Hornet) e Valerio Aiello (Transalp), del centro R&D Honda di Roma.

Gli appassionati preferiscono le On-Road

Le preferenze di chi ha votato sono andate alle On-Road, capaci di raccogliere 28.775 voti (circa il 68,3% del totale), le Off-Road hanno raccolto 13.344 voti (31,7% dei voti). Ha vinto Mugen, la CB750 Hornet del concessionario portoghese Mototrofa, vincitrice assoluta e nella categoria On-Road con 10.092 voti: quasi il 24% del totale e il 36% della categoria On-Road. Mototrofa si è dunque concesso il bis, dopo la CB650R Fénix del 2021.

Honda Customs 2026

Sul gradino più alto del podio tra le Off-Road, invece, si è piazzata Saharja, la XL750 Transalp italiana di DRS Custom, con oltre 4.800 voti.

Mugen: una Hornet più aggressiva

In appena sei settimane Mototrofa è passato dal concept alla moto finita, con tanto di componenti esclusivi da progettare e molte parti modificate durante l’assemblaggio.

Honda Customs 2026

Secondo Mototrofa, verniciatura e grafica sono state le parti più complesse da definire. Il team ha concluso che “meno poteva significare di più” e ha scelto una colorazione più misurata, rischiando di attirare meno attenzione a colpo d’occhio.

Honda Customs 2026

Con Mugen, Mototrofa è stata capace di aggiudicarsi per la seconda volta il concorso, in precedenza ci era riuscita solo l’italianissima Motocicli Audaci.

Saharja, la Transalp che si ispira ai raid nel deserto

Sul gradino più alto del podio Off-Road è salita Saharja di DRS Custom, con oltre 4.800 voti, il 36% della categoria: una Transalp con un look in stile Dakar “ispirata dal deserto, costruita per il viaggio”.

Honda Customs 2026

La moto sfoggia la livrea HRC Tricolour, tra i tratti distintivi la torre di navigazione artigianale (DRS) con road book digitale e tachimetro TFT. Il frontale ridisegnato integra luci LED ad alta potenza, completano il look in stile raid le protezioni in acciaio e i serbatoi laterali supplementari in alluminio.

Il resto del podio

Tra le On-Road, seconda è si è classificata Last Lap di Stilmoto (Spagna), con oltre 6.900 voti, il 16% del totale: una Hornet dall’aspetto GP anni Ottanta, con carena integrale ricavata da uno stampo NOS di 40 anni fa. Terza Sting Honey (Polonia) con quasi il 12% dei voti, del concessionario Honda Sokól, si tratta della prima partecipazione polacca al concorso. La moto è stata realizzata in collaborazione con il preparatore Steel Choppers. Tra i suoi tratti distintivi la verniciatura ispirata a un alveare e il codone ridisegnato per accentuare il “pungiglione” della Hornet.

Tra le Off-Road, seconda si è piazzata ’86 Dakar Tribute di CJ Ball (Regno Unito), con il 20% dei voti della categoria, omaggio alla vittoria di Cyril Neveu del 1986 sulla NXR750. Trasmette autentiche vibrazioni Dakar grazie a una dettagliata grafica ispirata al deserto con parafango anteriore rialzato. Le tabelle portanumero e il doppio scarico alto nero completano il look racing.

Terza Ocean Nomad (Francia), tra spirito avventuroso e cultura surf old-school, con faro tondo LED e portatavola per skateboard o surfboard. Il tutto è accompagnato da una finitura nei colori blu oceano invecchiato, avorio e arancione bruciato, applicata al serbatoio e alle restanti sovrastrutture della Transalp.

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