Moto: quando i designer dell’auto fanno flop

Le auto dettano tendenze di stile nella società ma chi le disegna si è trovato spesso in difficoltà quando è stato chiamato a vestire una moto. Anche Pininfarina e Giugiaro hanno fatto fiasco

Una tra le moto più chiacchierate e più postate in rete negli ultimi giorni è stata senza dubbio la MV F4Z. La one-off di Zagato, creata per soddisfare un capriccio di un collezionista giapponese, ha saputo catturare l’attenzione con linee neoclassiche, semplici ma seducenti al tempo stesso. Se guardiamo indietro al passato, però, si possono ricordare diversi altri casi in cui carrozzieri e designer del mondo auto hanno fatto flop cimentandosi con le moto. Vediamone alcuni.

Morbidelli 8 cilindri BIG

Una grande firma che non ha brillato quando ha lavorato con le due ruote è per esempio Pininfarina. Dalla sua matita uscì nel 1992 la goffa Morbidelli V8, tanto raffinata nella meccanica quanto insipida nella linea, dominata da coppia di fari stralunati. I costi di produzione esorbitanti portarono il progetto ad avere vita breve ma con quella linea difficilmente la maxi pesarese sarebbe mai stata un best-seller.

e.Solex Pininfarina

Parlando ancora di Pininfarina, più indovinata è sicuramente le reinterpretazione di un grande classico, il Solex, ripensato per i giorni nostri in chiave elettrica con l’e.Solex di una decina di anni fa. Chi ha tracciato le sue linee ha saputo tutto sommato cogliere l’essenza del celebre antenato ma il successo commerciale non è arrivato lo stesso.

Ducati 860 Giugiaro

Anche in casa Giugiaro c’è qualche scheletro nell’armadio. Sto parlando, per cominciare, della Ducati 860, lanciata a cavallo del 1974 e del 1975 con l’ingrato compito di dover sostituire la 750 GT. Questa moto non riuscì nell’impresa di far breccia nel cuore degli appassionati per colpa di una dotazione tecnica non eccezionale (la prima serie non aveva nemmeno l’avviamento elettrico) e delle sue forme geometriche, forse troppo futuristiche e ardite.

86009L

Quanto a forme coraggiose, però, è quasi impossibile fare meglio (o peggio…) della Machimoto presentata al Salone di Torino del 1986 dall’Italdesign come anello di congiunzione tra macchina e moto. Sviluppata sulla base della Volkswagen Golf GTI, aveva sei posti, con i passeggeri sistemati su due file da tre, a cavalcioni di selle da moto. Inutile dire che l’esercizio di stile rimase fine a se stesso e la forma bislacca della Machimoto le valse giusto, una decina di anni più tardi, un’apparizione nel film comico-fantascientifico “A spasso nel tempo” di Carlo Vanzina, con la celebre coppia Boldi – De Sica.

Bocciatore su tutto il fronte, dunque? No: nemmeno questa volta si può fare di tutta l’erba un fascio. Basta pensare – incredibile ma vero – che una delle moto più riuscite e longeve della storia nasce dalla mano di chi ha schizzato gli austeri interni della Opel Corsa del 1991. Di cosa sto parlando? Della Ducati Monster e di Miguel Galluzzi. Il designer argentino è riuscito a trovare la vera ispirazione solo quando è passato dalle quattro alle due ruote, anche se ancora oggi non si vergogna di ammettere di essersi ispirato alle vecchie concept Bertone per alcuni tratti della Moto Guzzi MGX-21.

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